di Milena Monti
Lo sa bene chi ci è passato: quando viene a mancare una persona cara, i pensieri sono tanti, umanamente ma anche praticamente.
Il più delle volte non ci si chiede come far riposare in pace il defunto: da un lato perché in Italia le opzioni sono, per legge, poche (spoiler: sepoltura e cremazione sono le uniche); inoltre, culturalmente il Paese è per tradizione attaccato alla sepoltura, anche se la cremazione è in crescita (nel 2023 per 661mila decessi le cremazioni sono state 296.285, di cui 44.210 sono state le cremazioni di resti mortali, ovvero di salme non scheletrizzate nei tempi ordinari di sepoltura).
Ma qualcosa sta cambiando, in Italia come nel resto del mondo, sull’onda di un’attenzione pratica all’ambiente e anche a un maggiore rispetto di una multiculturalità sempre più diffusa.
Un esempio, in provincia di Bologna, è il progetto ozzanese “Diventare alberi” che promuove la realizzazione di un bosco della memoria ecosostenibile e interreligioso, uno spazio nuovo e innovativo di incontro culturale, biodiversità, turismo lento, nonché di nuove opportunità occupazionali legate alla cura del verde e all’accoglienza.
Cosa prevede la legge in Italia
In Italia gli oltre 15mila cimiteri attivi contengono complessivamente oltre 100 milioni di tombe. In alcuni Comuni questo si traduce in un problema di spazi e costi di manutenzione, con relativo aumento delle tariffe cimiteriali che in diverse grandi città hanno portato a vere e proprie “fughe” dai cimiteri (una concessione può costare fino a 20mila euro).
Come anticipato, infatti, nel Belpaese per il fine vita sono possibili solamente la sepoltura (inumazione a terra, tumulazione in loculo) e la cremazione. Non vi sono alternative green, come invece sono in crescita altrove nel mondo (come vedremo di seguito).
Nel Belpaese sono concesse da qualche tempo solo la dispersione delle ceneri, secondo regole precise, o la sepoltura verde delle ceneri (ovvero attraverso un’urna biodegradabile da sotterrare o gettare a mare, sempre secondo le regole).
È però importante sapere che la dispersione delle ceneri segue regole ben precise a partire dall’affidamento delle stesse; la conservazione e la dispersione non autorizzate o non conformi alla normativa sono punite in quanto, per legge, le ceneri hanno lo stesso status del cadavere.
Per sapere esattamente come comportarsi è importante conoscere cosa prevede il regolamento cimiteriale del Comune interessato; tale regolamento disciplina l’organizzazione dei cimiteri comunali per quanto di competenza di una amministrazione comunale nel rispetto di quanto previsto dalle leggi nazionali e regionali che regolano la materia.
Ad esempio non tutti possono disperdere le ceneri di un defunto: la legge precisa che sono legittimati il coniuge, un altro familiare avente diritto, l’esecutore testamentario, il rappresentante legale dell’associazione a cui il defunto risultava iscritto (come una Società per la cremazione o il Registro italiano cremazioni) o, in mancanza di tutto questo, il personale comunale autorizzato.
Un altro esempio: il luogo di conservazione dell’urna cineraria è la residenza dell’affidatario e la variazione di residenza deve essere comunicata al Comune che, attraverso la polizia mortuaria, potrebbe anche fare dei controlli per verificare l’effettiva collocazione delle ceneri; l’affidatario non può cedere l’urna, nemmeno temporaneamente, mentre può rinunciare alla custodia, e in caso di decesso l’urna che conservava viene affidata nuovamente al Comune.
Il progetto “Diventare alberi a Ozzano”
Quando si opta per la cremazione, la gestione delle ceneri prevede diverse possibilità: conservazione in tomba, conservazione a casa, dispersione. Non tutti i cimiteri hanno un giardino della memoria dove spargere ceneri, non tutte le persone hanno una tomba di famiglia o vogliono conservare le ceneri a casa o disperderle.
In questo contesto si posizionano le proposte di sepoltura con gli alberi che stanno nascendo in diversi Paesi europei e non solo. In provincia di Bologna sta succedendo a Ozzano Emilia, dove l’associazione bolognese Becoming Trees promuove la creazione del primo spazio pubblico italiano dove unire le ceneri umane agli alberi, nel vecchio cimitero di Borgo San Pietro (la petizione pubblica dell’associazione si è chiusa sabato 5 luglio con la raccolta di un migliaio di firme). Un’iniziativa che rappresenterebbe, secondo i promotori, un’innovazione ambientale e funeraria di portata nazionale.

A ispirare il progetto è la storia di Monica Giannini, insegnante di danza e figura molto amata a Ozzano, recentemente scomparsa, che aveva espresso il desiderio di “diventare un albero” proprio nel verde di Borgo San Pietro. La sua volontà ha acceso un dibattito nella comunità, portando alla nascita di un progetto che oggi coinvolge cittadini, associazioni e professionisti di vari settori.
Il tutto a costo zero per il Comune in quanto il progetto è stato sviluppato con il supporto di Legacoop e dell’Università di Bologna, già impegnata, quest’ultima, nel progetto di realizzazione di un cimitero interreligioso laico e accogliente per tutte le fedi e visioni dell’oltre proprio in quel di Borgo San Pietro (progetto nato a Casola Canina nel comune di Pianoro e poi adottato da Ozzano).
“Diventare alberi a Ozzano” prevede l’assegnazione dell’area tramite un bando di evidenza pubblica, lasciando poi spazio alla gestione da parte di enti e realtà interessate che si occuperanno di piantare alberi cui poter unire le ceneri da cremazione vicino alle radici, «una forma di sepoltura green e partecipata, già praticata in altri Paesi – dice l’associazione -. La vicenda di Monica ha fatto emergere un bisogno diffuso di forme di commemorazione più naturali e sostenibili. In quest’ottica, gli alberi sono una forma di sepoltura innovativa, rispettosa dell’ambiente e capace di trasformare il lutto in un atto di rigenerazione. Per questo chiediamo la creazione di un bosco diffuso dove custodire e tramandare i ricordi personali e la memoria collettiva, usando alberi che aiutano la mitigazione dei cambiamenti climatici».

La facoltà di Architettura di Unibo ha realizzato un rendering, già presentato all’amministrazione comunale, che prevede la piantumazione di alberi selezionati per longevità e adattabilità. A questa mappa si unirebbe una mappatura interattiva accessibile via app per geolocalizzare e monitorare ogni pianta, così da rendere possibile non solo la commemorazione ma anche la manutenzione collettiva degli alberi; inoltre nel progetto è prevista la realizzazione di diari personali digitali accessibili tramite qr-code per la trasmissione di storie e ricordi. Il tutto, ovviamente, nel rispetto della normativa vigente in materia di dispersione delle ceneri.

Il punto dell’amministrazione comunale
«Il progetto “Diventare Alberi” si inserisce all’interno del contesto del cimitero interreligioso e laico nato durante il percorso partecipativo promosso dal Comune con Le Chiavi di San Pietro nel 2019 – ci spiega il sindaco Luca Lelli -. Tuttavia è importante sottolineare che si tratta di un’iniziativa autonoma, con finalità e modalità operative specifiche. Mentre il cimitero interreligioso mira a creare uno spazio inclusivo che accoglie diverse tradizioni spirituali e non, attraverso elementi come sepolture orientate alla Mecca, cappelle per le urne e sale del commiato, il progetto Diventare Alberi propone una visione della commemorazione naturale ed ecologica; non è il cimitero interreligioso – precisa – ma una delle espressioni che potrebbero trovare spazio al suo interno, mantenendo però una propria identità e autonomia concettuale. Come Comune abbiamo fin da subito riconosciuto la valenza del progetto nella sua interezza, per la forte evocazione simbolica di pace, armonia e solidarietà che rappresenta. Quando, e se, ci sarà presentato un progetto in merito dovremo valutare se questo sia fattibile o meno, in base anche alle richieste che saranno avanzate».
Il post mortem altrove nel mondo
L’idea ozzanese, innovativa nello scenario italiano, si colloca fra le diverse possibilità di fine vita che altrove nel mondo si discostano da quelle tradizionali.
Se la sepoltura verde, quella del corpo intero in una bara biodegradabile, è ormai possibile in pochi cimiteri al mondo per via della quantità di spazio e tempo necessari al processo di decomposizione, altre sono le opzioni praticabili, come la terramazione approvata in alcuni degli Stati Uniti per trasformare i resti umani in terriccio, oppure la biocremazione che risulta più sostenibile della cremazione a livello ambientale per emissioni e quantità di energia necessaria al procedimento; altre opzioni per il fine vita prevedono la trasformazione dei resti mortali in un diamante o in perle decorative, come in voga in Corea del Sud.
Per risolvere il problema degli spazi, altrove nel mondo si stanno adottando attuando o avanzando proposte che si discostano molto dal cimitero tradizionale: in Brasile si costruiscono grattacieli-cimiteri, in Inghilterra sta prendendo piede una proposta per seppellire i morti lungo i corridoi che affiancano le autostrade.
Splendida iniziativa!