di Milena Monti
A Ca’ Vaina si raccontano così: «We, the (old) new generation, siamo quelli che non si stancano mai di imparare, che si mettono in gioco per la propria comunità, mescolando persone, creatività e competenze».
La parola old tra parentesi non è un errore. È piuttosto un gioco grafico che rispecchia una caratteristica virtuosa di Ca’ Vaina: quella di riuscire a coinvolgere, nelle sue attività e proposte, i “veri giovani” in età scolare, tra superiori e università, e i “non più giovani”, trentenni ma anche quarantenni, a volte con figli al seguito. Merito forse del suo essere «un luogo aperto, multifunzionale, innovativo e ibrido», sempre per usare le parole con cui la cooperativa Officina Immaginata, gestore del centro, lo descrive; ma anche della capacità di tessere reti con realtà differenti, associazioni, collettivi, professionisti e creativi di tutte le età allo scopo di promuovere comunità, inclusione, cultura, attivismo civico.
«Come Centro Ca’ Vaina strutturiamo le progettazioni sempre cercando di avere un occhio di riguardo per ragazze e ragazzi dai 15 ai 35 anni – commenta Anna Cavina di Officina Immaginata -. È importante che nella città ci sia uno spazio da abitare per questa fascia in cui potersi sperimentare anche nella produzione e nell’autorganizzazione in un’età in cui si ha tanto da dire e da dare. Ci piace anche che le generazioni si parlino e interagiscano tra loro ed è bello invitare ospiti che i 35 ormai li hanno superati ma riescono ad aiutarci a guardare il mondo da un’altra prospettiva, con gli occhi di professionisti su temi di cui solitamente vediamo solo la superficie».
Siamo andati a Ca’ Vaina a incontrare alcune di queste realtà e vi raccontiamo il centro da dentro.
Cinevaina, il cinema sociale che fa riflettere
Cinevaina è un collettivo indipendente nato due anni fa e promosso da quattro amici con la passione per il cinema: Maria Giovanna Della Volpe, Sara Negrini, Danilo Merlini e Mosè Mondini. Hanno fra i 23 e i 42 anni, la passione per il cinema, come detto, e un amore per Ca’ Vaina come luogo importante delle loro vite che hanno omaggiato nel nome del collettivo.

«Volevamo portare il cinema a Ca’ Vaina e abbiamo ideato una proposta che conta sei rassegne cinematografiche all’anno, una ogni due mesi – racconta Della Volpe -. Si tratta di rassegne tematiche con titoli da ogni parte del mondo proposti in lingua originale e sottotitoli in italiano. Accanto a titoli della grande distribuzione proponiamo spesso titoli non comuni, a volte difficili da reperire, per dare una panoramica completa del mercato cinematografico».
A detta loro, sono «film tematici e simpatici» quelli che compongono le rassegne di Cinevaina. Ma dietro c’è sempre un messaggio esplicito, un tema sul quale pensare e anche dibattere: l’uguaglianza di genere, il lavoro, l’amore, le dipendenze, la famiglia, il viaggio, le barriere e i confini. Le proiezioni, infatti, sono sempre precedute da incontri con persone autorevoli che anticipano il tema e, alla fine, si apre lo spazio di dibattito per gli interessati. Così facendo, i film possono restare tali, ma anche diventare occasione di riflessione.
«Alle proiezioni registriamo sempre un bel mix di età fra gli spettatori, dai trent’anni in su – aggiunge Negrini -. Noi ci teniamo a mandare dei messaggi con i titoli delle rassegne e dei film, chi viene, spesso non lo fa solo per svago ma accetta di ascoltare e partecipare». «Il più delle volte il pubblico più giovane viene preparato e mostra grande spirito critico – precisa Merlini – mentre i più grandi vengono al cinema e si lasciano coinvolgere piano piano». «Alla fine, però, tutti portano a casa qualcosa ed è appagante la soddisfazione del pubblico», conclude Mondini.

L’attuale rassegna, dal titolo “Fuori dal sentiero”, propone pellicole per esplorare ed esplorarsi, «storie che raccontano il contatto profondo con la natura, la resilienza, la meraviglia, la solitudine, il coraggio e la trasformazione», promettono gli organizzatori. Fra i titoli proposti ve ne sono due in collaborazione con la sezione giovanile del Cai di Imola: The Dawn Wall (15 luglio) e La Regina di Casetta (22 luglio). L’ingresso alle proiezioni è gratuito con inizio alle 21.30.
Quattro film fra i più amati tra quelli proposti in questi anni – ovvero quattro consigli per la visione – sono: L’odio di Mathieu Kassovitz per Maria Giovanna, Little Miss Sunshine di Jonathan Dayton e Valerie Faris per Sara, Rafiki di Wanuri Kahiu per Danilo e Visages Villages di Agnès Varda per Mosè.
Pepite, un gruppo di lettura pubblico per esplorare l’editoria insieme
Imola è una “città che legge”, come attesta il riconoscimento conferito dal Cepell del Ministero della cultura per il secondo triennio consecutivo. Lo dimostrano, tra le altre cose, i numerosi gruppi di lettura autogestiti e pubblici sparsi sul territorio (l’elenco, sempre in aggiornamento, è pubblicato sul sito dedicato della Bim). Tra i gruppi pubblici, ad accesso libero in qualunque momento dell’anno, c’è Pepite, organizzato dalla libreria Selma di Casalfiumanese che si incontra proprio in quel di Ca’ Vaina. La proposta di Pepite (il nome dai libri che possano essere letture e stimoli preziosi come pepite) è quella di impegnarsi insieme a leggere un libro al mese.

«Io e Alessia Rossi, scrittrice, abbiamo iniziato nel 2022 spinte dalla consapevolezza che viviamo vite di corsa nelle quali è difficile ritagliarci tempo per noi stessi – spiega Michela Giordani della libreria Selma -. Per noi era fondamentale che il gruppo si incontrasse in un luogo pubblico così da poter realmente e apertamente promuovere la lettura. Ci incontriamo a Ca’ Vaina una volta al mese e chiunque può partecipare quando vuole, non c’è un inizio e una fine. A differenza di altri gruppi di lettura, i libri sono scelti da noi e durante l’incontro (il prossimo il 16 luglio) raccontiamo i perché della scelta, la storia, i temi trattati, ma anche l’autore o autrice e la casa editrice, così da creare una panoramica completa. Poi abbiamo un mese per leggere prima di incontrarci nuovamente e discuterne, per poi presentare un nuovo libro e ricominciare».
La guida delle due promette di esplorare, nel tempo, generi e tematiche, piccoli e grandi editori, libri premiati ed esordienti. «Un paio di volte all’anno durante gli incontri proponiamo giochi letterari legati alla lettura, come tombole e cruciverba, così da creare liste di consigli di lettura divertendoci». L’età dei lettori spazia fra i 30 e i 60 anni, per un numero di partecipanti che varia tra i 15 e i 25 a seconda delle stagioni. La libreria gestisce anche un gruppo di lettura per giovani lettori a Casalfiumanese (Il portico dei libri), oltre a promuovere altre occasioni di promozione della lettura presso la sede e nelle scuole, come laboratori creativi per bambini e non, presentazioni, letture per neonati e ad alta voce.

Qualche titolo letto fra i più amati – ovvero qualche proposta di lettura: La casa dei Gunner di Rebecca Kauffman per la creazione narrativa e i temi del quotidiano, Inventario di quel che resta dopo che la foresta brucia di Michele Ruol (finalista Premio Strega) per la narrazione innovativa e incalzante sul dolore della perdita, i libri di Kent Haruf con le storie sulla vita di provincia americana tra vizi e virtù.
Officina Coboldi, esplorare temi, mondi e personaggi con i giochi di ruolo
Tra lockdown e post-covid i giochi di ruolo sono tornati di moda, in Italia e nel mondo e anche nel piccolo di Imola. È in quel periodo che nasce Officina Coboldi (il nome deriva dai personaggi delle ambientazioni fantasy), associazione imolese che conta una dozzina di iscritti ma oltre 130 persone fra coloro che giocano, hanno giocato o giocheranno prossimamente a una o più sessioni organizzate a Ca’ Vaina e non solo. L’associazione infatti, oltre a operare nel territorio, crea reti ed eventi con altre associazioni in tutta l’Emilia Romagna.

Per chi non lo sapesse, i giochi di ruolo sono giochi in cui i giocatori assumono il ruolo di personaggi diversi in mondi immaginari, più o meno vicini alla realtà; qui, attraverso lo scambio dialettico e secondo le regole del gioco, guidato o meno da un master (narratore), esplorano ambientazioni e dinamiche diverse. «Per chi associa la parola gioco di ruolo al più famoso Dungeons&Dragons, dico subito che quello è solo un esempio di gioco – precisa la presidente Gaia Sammarini, 24enne neolaureata in ingegneria biomedica -. L’universo dei gdr (giochi di ruolo) è vastissimo, dai più complessi a quelli più facili da giocare. Fra i gdr ci sono giochi con toni diversi e per tutti i gusti: oltre ai classici fantasy o post-apocalittici, alcuni gdr permettono di esplorare temi difficili come la salute mentale o l’adolescenza. Due esempi sono Chi di spada ferisce, che ha le carte ma non i dati e un manuale più semplice, oppure Dialect dove si esplorano le dinamiche con cui nascono e muoiono le lingue. Per questo, oltre che per il loro promuovere il gioco e non la vittoria, i gdr sono anche degli alleati per lo sviluppo dell’emotività e della socialità, in quanto sono collaborativi e permettono di sviluppare la conoscenza dell’altro. L’obiettivo di ogni gdr non è mai vincere: è giocare, impersonificare ruoli, esplorare situazioni».
Nonostante per le loro serate l’associazione accetti solo giocatori maggiorenni (talvolta organizzano comunque eventi per i giovanissimi), non c’è un’età minima o massima per giocare: i loro giocatori infatti spaziano dai 18 agli oltre 60 anni. Per partecipare a una serata di sessioni one-shot, ovvero in cui il gioco inizia e finisce nella stessa serata (non tutti i giochi di ruolo si sviluppano su lunghe campagne), è necessario prenotarsi attraverso il sito di Officina Coboldi, anche se le serate di luglio sono già tutte esaurite.

«Dopo la pausa di agosto torniamo a settembre – invita Sammarini, la seconda da sinistra nella foto -. Chiunque può avvicinarsi ai giochi di ruolo, soprattutto chi non ha mai giocato. E anche le donne – ci tiene a precisare -: se quando sono uscite le prime edizioni, negli anni Settanta, i giochi di ruolo erano considerati e promossi come prettamente maschili, cosa che non è affatto vera, oggi le cose sono molto cambiate e si trovano sempre più ragazze e donne ai tavoli; in Officina Coboldi le donne sono la metà esatta dei soci, merito del cambiamento culturale in atto ma anche del nostro impegno a promuovere il gdr in maniera equa e libera, per tutti».
Prima di salutarmi, Gaia mi sfida: «Dimmi cosa ti piace e ti suggerirò un gioco di ruolo adatto a te». Io – che non ho mai giocato a un gioco di ruolo – prediligo le storie che hanno a che fare con il reale, il realmente possibile. «Le piccole cose obliate – mi dice -: un gioco di ruolo fatto di cartoline, che si gioca in due per esplorare le relazioni fra persone». Proverò.
Il centro giovanile Ca’ Vaina si trova in viale Aurelio Saffi 50/b a Imola ed è aperto dal lunedì al sabato.