di Milena Monti
Forse non tutti sanno che Imola è la città natale di alcuni robot dei settori dell’entertainment e dell’edutainment (quest’ultimo traducibile come divertimento istruttivo) che, come spesso accade secondo il detto latino nemo propheta in patria (nessuno è profeta in patria), sono invece acclamati e famosi oltreoceano. A est, per la precisione in Cina. Si chiamano Teotronico, Robotkea, Robidone e Robotanika.
Un Geppetto 4.0
Il papà dei quattro robot made in Imola si chiama Matteo Suzzi (per la cronaca, Suzzi ha anche un figlio in carne ed ossa). La sua passione per i robot nasce da bambino, come ci racconta. «Sono nato lo stesso anno di R2D2, il 1977».

R2D2 è il mitico robot bianco e blu della saga di Star Wars, Suzzi lo definisce la sua robot-guida. «Di fatto sono un semplice appassionato di robotica, un “robottaro”, in gergo. Al mio diploma di tecnico elettronico ho aggiunto, nel tempo, tanta formazione come autodidatta per essere sempre aggiornato sulle ultime tecnologie, come la modulazione e la stampa 3D. La formazione è una cosa continua, stare al passo coi tempi è una questione fondamentale in questo ambito altamente tecnologico».
Come quando da giovane trasformava le sue fantasie in realtà dando forma a oggetti meccatronici di ogni tipo, una specie di Geppetto altamente tecnologico, Suzzi ama riutilizzare tutto ciò che gli capita a portata di mano, da pezzi di elettrodomestici a telecomandi, ciotole, perfino taniche che “colleziona” conservando ogni tipo di contenitore per liquidi e flacone che passa per casa (detersivi, bibite, spray, ecc).
Nel 2007 con la nascita di TeoTronico, il robot pianista, approda a tutti gli effetti nel vasto mondo dell’autoproduzione di robot. Nello stesso anni nasce la sua azienda oggi altamente specializzata proprio nella progettazione e costruzione di robot per l’apprendimento e l’intrattenimento, Teotronica – con sede a Imola, appunto.
TeoTronico, il robopianista che accompagna alla scoperta della musica
TeoTronico è un robot pianista. Passato nel tempo da 29 a 53 dita azionate da elettromagneti dinamici, TeoTronico può leggere spartiti musicali in formato digitale e suonarli al pianoforte. Dalla versione 2017 è anche dotato di piedini per il controllo del pedale sustain del pianoforte.

TeoTronico può anche parlare e cantare, mimando diverse espressioni facciali grazie al movimento di testa, bocca, occhi, palpebre e sopracciglia; i movimenti delle sue labbra sono sincronizzati col parlato in qualsiasi lingua e, doppiato in tempo reale, può interagire con un interlocutore che gli si avvicina – e che riconosce grazie a sensori di prossimità.
Nel suo curriculum artistico, TeoTronico ha tenuto concerti con orchestre sinfoniche di tutto il mondo, è stato in tour con il pianista Roberto Prosseda mettendo in scena uno spettacolo-sfida tra pianista umano e pianista robot, è stato ospite in programmi televisivi da occidente a oriente; in Cina, dove è particolarmente amato, ha suonato per il capodanno cinese in diretta tv. «E dire che era partito come un progetto di educazione all’ascolto musicale, per interessare i bambini all’ascolto della musica classica in una maniera diversa da quella tradizionale», commenta Suzzi, che grazie al successo di TeoTronico ha potuto trasformare la passione in un lavoro a tutti gli effetti.
Robotkea, divulgatore e ventriloquo.. “svedese”
Suzzi ci tiene a precisare che in tutti i suoi progetti c’è attenzione all’edutainment e all’ambiente. Dopo TeoTronico è nato Robotkea, che prende il nome dalla caratteristica ciotola Ikea usata per realizzare la testa in stile R2D2. Questo robot ha più “lavori”: da un lato va nelle scuole per parlare di ambiente e astronomia, dall’altro come ventriloquo nei teatri e anche nelle emittenti tv nazionali.

Robidone, il robot attento all’ambiente
Ma il vero robot votato all’ambiente è Robidone, fatto di un vero bidone della spazzatura e impegnato da anni nella promozione del riciclo. «Robidone è uno strumento ideale per comunicare in modo efficace e innovativo l’educazione ambientale – spiega Suzzi -. È a tutti gli effetti un robot travestito da bidone, può muoversi nello spazio e interagire, così facendo stimola la curiosità ed è dimostrato che l’apprendimento di concetti veicolati dai robot è più rapido, specialmente nei bambini».

Robotanika e l’intelligenza artificiale generativa
L’ultimo nato, per il momento, è Robotanika, fatto, come dice il nome, da vari tipi di taniche. Nato come cabarettista e presentatore (ha condotto una stagione del programma Colorado), recentemente si è trasformato «da marionetta a personaggio vivo con una propria intelligenza».
Come quando in Pinocchio, per tornare al paragone fra Suzzi e Geppetto, la Fata Turchina dà vita al burattino di legno. La vita propria di Robotanika è una intelligenza artificiale generativa basata su ChatGPT e inserita nel robot che gli permette non di riprodurre – come i predecessori – ma creare, interagire in maniera indipendente, affrontare concetti anche complessi, esprimere opinioni.
Robotanika è protagonista di un format in via di sviluppo di interviste robotiche, attualmente con comici ma l’obiettivo è ampliare la tipologia di intervistati.

Questa esplorazione, per Suzzi, è funzionale allo scopo più alto del suo lavoro: lo sviluppo di robot che siano di sostegno alle persone anziane, con disabilità cognitive o con disordini dello sviluppo neurologico (autismo). «Immagino robot che possano tenere compagnia agli anziani nelle case di riposo aiutandoli a fare esercizi utili per tenere allenata la mente, oppure robot che possano aiutare i bambini con disturbi del neurosviluppo nel loro percorso di crescita e apprendimento».
È questo il sogno di Suzzi, che non è poi solo un sogno. Con una versione modificata di Robotkea, il maker imolese ha già realizzato un robot per l’ambito medicale: I-Elio, donato all’ospedale pediatrico di Padova dove viene utilizzato per l’accoglienza e il primo accompagnamento dei piccoli pazienti. «Il robot, collegato live con un pediatra dell’accoglienza che opera da remoto, intervista il bambino in fase di ricovero sulle condizioni di salute e non solo, raccogliendo informazioni utili per i medici e addolcendo il suo ingresso in ospedale».

Ma come si costruisce un robot?
«In primis ci vuole tanta pazienza». Inizia così la ricetta di Suzzi. Oltre alla pazienza servono competenze di disegno e stampa 3D, taglio laser, modulazione, saldatura, verniciatura, programmazione, meccatronica (per il controllo e il movimento del robot), software, schede, ecc… «A dire il vero io vedo i robot nei pezzi che scelgo di usare, diciamo che vedo parti robotiche in tutto ciò che mi circonda, quindi la parte del disegno nasce nella mia immaginazione, senza tanta tecnologia. Per me l’aspetto empatico è molto importante, per questo li disegno e costruisco a mano. Realizzato il corpo, passo ad occuparmi della programmazione, meccanica da un lato e informatica dall’altro: due lavori diversi fra loro ma che richiedono precisione, test e tempo. Personalmente sfrutto una mia abilità che non rientra fra le skills tradizionali di un curriculum: il fatto di non essere bravo in niente ma cavarmela in tutto. Ma il vero motore che muove il mio lavoro è la passione».
