Le colline romagnole negli ultimi due anni sono state duramente colpite dalle alluvioni e dalle frane. È sufficiente risalire una qualunque tra le vallate dei fiumi Santerno, Senio, Lamone e Marzeno per rendersi conto di quanto gli eventi climatici estremi abbiano messo in crisi la viabilità, le colture e le aree boschive, rendendo sempre più problematica la vita nelle comunità interessate.
In particolare, solo nel 2023 nella fascia a monte della Vena del Gesso nei comuni di Brisighella, Modigliana, Casola Valsenio, Fontanelice e Castel del Rio sono rimasti coinvolti nelle frane oltre 1.500 ettari di terreno.

In un anno completati 70 cantieri
Solo nel 2024, il Consorzio di bonifica della Romagna Occidentale ha completato circa 70 cantieri, rispetto ad un programma che prevede interventi in oltre 200 rii (corsi d’acqua che affluiscono nei fiumi/torrenti principali) dell’area collinare e montana, con un investimento complessivo di 22 milioni di euro.
Gli interventi includono la rimozione di materiale franato, detriti e vegetazione, la riapertura delle canalizzazioni e interventi di manutenzione straordinaria alle opere idrauliche. Opere finanziate grazie alle ordinanze commissariali e fondamentali per il ripristino della funzionalità idraulica del reticolo idrografico minore, oltre che per contenimento del dissesto idrogeologico.

Tre milioni e mezzo sono stati spesi per il torrente Marzeno, 5 milioni 200mila euro per il fiume Lamone, 4 milioni 700mila euro per il torrente Senio, 4 milioni 400mila euro per il Santerno, 2 milioni per interventi di manutenzione straordinaria alla canaletta di Errano, 2 milioni 200mila euro per il torrente Samoggia.
I prossimi interventi
Nelle prossime settimane prenderanno il via ben 16 interventi sui corsi d’acqua minori delle vallate principali ricadenti nell’ambito dell’Ordinanza 35 del Pnrr, per un totale di 9milioni 800mila euro. Oltre a tre interventi specifici che riguardano il centro urbano di Palazzuolo sul Senio, la parte alta del torrente Samoggia nei comuni di Brisighella e Modigliana e un intervento di manutenzione straordinaria della canaletta di Errano, che va dalla briglia della chiusa, fino alle bocche dei canali a monte dell’abitato di Faenza.

I laghetti per l’agricoltura di collina
Nonostante le difficoltà, l’agricoltura in area collinare e montana si conferma elemento vitale. Mentre sono in corso molteplici interventi per limitare e contenere i danni creati dalle abbondanti piogge, è necessario dotare le aziende agricole di strutture in grado di poter soddisfare irrigazioni di soccorso.
Per sostenere queste esigenze, il Consorzio ha realizzato 21 impianti irrigui, i cosiddetti “laghetti” interaziendali, con una capacità d’invaso di circa 3 milioni di metri cubi, che raggiungono 830 aziende attraverso una rete di circa 400 km di condotte. L’investimento, distribuito tra il 2000 e il 2023, supera i 51 milioni di euro.
Sono in fase di progettazione numerosi nuovi interventi irrigui, destinati alla candidatura al bando pubblico della Regione Emilia-Romagna, che coinvolgeranno circa 350 aziende agricole. In totale gli investimenti previsti ammonteranno a 12 milioni di euro. I progetti principali riguardano: nuovi impianti a Imola (località Bergullo) e a Casalfiumanese, ampliamenti dell’impianto irriguo esistente a Faenza e Castel Bolognese (il Tebano-Serra) e a Brisighella (Ebola), interventi di manutenzione straordinaria sugli impianti Paglia e Albonello nei comuni di Brisighella e Faenza.
La dichiarazione del presidente del Consorzio di bonifica della Romagna Occidentale, Antonio Vincenzi:
«Servono interventi strutturali che sappiano trattenere ed anche stoccare l’acqua a monte, con un utilizzo agricolo funzionale. In collina, non dobbiamo costruire autostrade fluviali, ma regimare al meglio le acque di corrivazione nei campi e nei boschi, anche attraverso la realizzazione di invasi montani e opere diffuse di raccolta e gestione delle acque, come briglie e traverse».
«Il Consorzio auspica un piano straordinario per la manutenzione delle opere esistenti, l’adattamento delle attività agricole in prossimità dei corsi d’acqua, una pianificazione a scala di bacino idrografico – ancora oggi frammentata – e la creazione di invasi anche nelle aree allagabili e casse di espansione future. Una strategia da condividere con le aziende agricole e forestali, per garantire sicurezza, resilienza e futuro alle aree collinari e montane sempre più esposte ai cambiamenti climatici e al dissesto. Il Consorzio di bonifica della Romagna Occidentale è disponibile a fornire il proprio contributo: siamo fra i pochi enti in grado di fare progetti, realizzarli attraverso tecnici che curano la direzione lavori, a garanzia della qualità degli interventi, del rispetto delle tempistiche e della piena coerenza con le esigenze del territorio».

Il comprensorio collinare e montano ricadente nel territorio del Consorzio di bonifica della Romagna Occidentale si estende su oltre 120mila ettari tra Emilia-Romagna (70mila ettari) e Toscana (50mila ettari), coinvolgendo 4 province – Bologna, Forlì-Cesena, Ravenna e Firenze –, 20 comuni, dislocati in 4 vallate (da ovest verso est: del Santerno, del Senio, del Lamone e del Marzeno), a testimonianza di un presidio territoriale ampio, articolato e spesso complesso da gestire.