di Milena Monti

«Polvere siamo e polvere ritorneremo» è il monito cristiano sulla mortalità umana. Ma di polvere sulle tombe monumentali del cimitero della Certosa di Bologna… anche no, grazie.
Il merito è di un gruppo di volontari, speciali in molti sensi. Innanzitutto perché impiegano gratuitamente il loro tempo per il bene comune, e questa caratteristica è propria di molti volontari; in seconda battuta perché hanno a cuore un luogo della città che, anche grazie al loro lavoro, è negli anni diventato di grande interesse locale e non solo – tanto da meritarsi la qualifica di Patrimonio dell’umanità Unesco -; in ultimo perché, e questo non è così comune, dove molti piangono la morte loro celebrano la vita. Uno strato di polvere alla volta.

Breve storia della Certosa di Bologna
Nato nel 1801 sulle strutture di un precedente convento certosino del 1300, il cimitero della Certosa è fin da subito luogo frequentato dai parenti dei defunti ma anche da semplici visitatori, grazie alla sua articolata bellezza fatta del susseguirsi di logge, chiostri ed edifici di progressiva ampiezza e monumentalità.
A frequentare la Certosa non sono solo i bolognesi, ma anche visitatori arrivati anche da molto lontano: fra questi Lord Byron, Charles Dickens e altri scrittori dell’Ottocento hanno lasciato traccia scritta delle loro visite. Con la seconda guerra mondiale, fra le tante cose, si perde anche l’interesse per la Certosa come luogo di passeggiate. Le generazioni dell’immediato dopoguerra non riconoscono la Certosa come un luogo interessante della città, ricco di sculture, e i discendenti dei defunti qui sepolti smettono di curare le tombe di famiglia come era tradizione; la Certosa resta così un luogo triste, poco attraente, sempre più polveroso… (la storia della Certosa continua con l’ovvio lieto fine, alla fine dell’articolo).

Le spolveratici della Certosa
Sarebbe corretto chiamare il gruppo “gli spolveratori dell’associazione Amici della Certosa”, con il maschile inclusivo previsto dalla grammatica italiana. Ma siccome il gruppo conta un’ampia maggioranza femminile, allora per scelta mi riferirò al femminile sia ai volontari sia alle volontarie. Un femminile inclusivo reale, realmente applicato alla composizione del gruppo – che a onor di cronaca qualche maschio lo conta, anche se pochi per via dell’antico ma ancora attuale retaggio culturale tra attività ritenute femminili e attività ritenute maschili.
Dunque, dicevamo: le spolveratrici. Sono una sessantina le spolverartici della Certosa, volontarie che fanno parte dell’associazione Amici della Certosa che oltre al gruppo di spolveratura comprende i fotografi del gruppo arti visive (che si occupa della promozione della Certosa per immagini, organizzando diverse mostre in giro per la città e anche fuori), e gli addetti all’infopoint del cimitero (che accolgono i visitatori fornendo informazioni e suggerendo percorsi di visita in autonomia secondo temi come il teatro, la scienza, il Bologna FC e la Terra dei motori, mentre delle visite guidate si occupa il Museo del Risorgimento).

In totale gli amici della Certosa sono circa 140 persone. «L’associazione è nata nel 2009 con l’intenzione di promuovere la Certosa non solo come luogo di sepoltura ma anche di cultura – spiega la presidente Lucia Vanghi -. Il nemico principale della bellezza delle tombe è la polvere: per questo fin da subito abbiamo attivato una convenzione con il Comune per spolverare una lunga lista di tombe monumentali, ad oggi circa 160, in accordo con le famiglie ove ancora viventi».
Dell’associazione fanno parte anche numerosi restauratori che si occupano del corso di formazione teorico e pratico per le spolveratrici, che sono all’opera dalla primavera all’autunno. «Servono alcuni accorgimenti, come iniziare dall’alto ed eliminare la polvere caduta un poco alla volta – continua Vanghi, anche lei restauratrice -. Inoltre dopo il leggero risciacquo finale è fondamentale asciugare bene per tenere più lontana possibile dai monumenti l’umidità che già in Certosa non manca. Oltre a spolverare, le volontarie hanno anche il compito di monitorare lo stato di salute dei monumenti a loro affidati e, in generale, del cimitero».
Amiche di spolvero
Paola Vecchi, Marina Draghetti e Maura Melini sono tre delle spolverartici della Certosa. Fanno parte di una delle prime squadre storiche che comprende anche Chiara Lazzaroni, la figlia di Maura che però all’intervista non c’è per motivi di studio. Le tre si vedono una o due volte a settimana alla Certosa, da marzo a ottobre, per spolverare le loro 19 tombe, delle quali – durante l’intervista – parlano come di altre amiche. «Maria Pedrazzi», «Angeletti», «Magnani», «Frassetto padre e figlio», «la Cloetta».

«Spolverare i monumenti della Certosa è un’attività affascinante perché togliendo la polvere si scoprono dettagli artistici meravigliosi che è possibile vedere da vicino come non lo sarebbe solo visitando il luogo – concordano le tre, che all’anagrafe hanno tra i 70 e i 71 anni ma posseggono una grinta invidiabile -. E poi è un’attività rilassante e divertente che ci permette di ritrovarci, stare insieme, chiacchierare». Lo fanno da quasi dieci anni, anche in questi giorni di gran caldo.
«Noi amiamo le nostre tombe – continuano -. Maria Pedrazzi, cantante lirica morta di spagnola all’inizio del secolo scorso, era una ragazza bellissima e così è il suo monumento. La tomba Cloetta, unica parola scritta sopra e della quale si sa poco, ha invece un angelo meraviglioso e particolare, che porta una collana al collo che è inusuale per gli angeli». A volte, come nel caso di Cloetta, le spolverartici si interessano alle loro tombe anche in termini di ricerca storica, contribuendo alla conoscenza della Certosa.

Per questo, alla fine della stagione della spolveratura, l’associazione propone l’evento “Questo l’ho fatto io” durante il quale i gruppi di spolveratura presentano al pubblico il loro lavoro, raccontando anche curiosità artistiche e biografiche delle loro tombe. «Vedere e mostrare il prima e il dopo è appagante. La Certosa è un luogo di grande bellezza e merita la giusta manutenzione». Anche quando gli utensili utili a garantire questa manutenzione sono deragnatore, scopa, spolverini, pennelli, spazzolini, straccetti, carta e acqua demineralizzata.
Non solo Certosa: il portico

«Un giorno di tre anni fa uscendo dal bar Billi abbiamo notato che il portico che collega l’Arco del Meloncello alla Certosa, dove stavamo andando, era pieno di ragnatele: forse per deformazione ormai notiamo subito polvere e sporco e soprattutto vogliamo eliminarlo. Così abbiamo proposto al Comune di Bologna un patto di collaborazione per la pulizia dei 700 metri di portico in questione, che a differenza del vicino portico per San Luca non sono ben manutentati. Il Comune ha approvato il progetto e così noi tre siamo anche le spolverartici del portico dal Meloncello alla Certosa. Anche qui segnaliamo le situazioni di degrado strutturale, così il Comune può poi intervenire per tempo».
Paola, Marina e Maura non eliminano solo ragni e polvere dal loro portico: lo tengono pulito anche dai rifiuti, raccogliendo il plauso e il grazie dei passanti, nella speranza di essere un esempio di civiltà tale da far cessare prima o poi la pessima abitudine di abbandonare rifiuti a terra. «Tra la primavera e l’autunno riusciamo a pulire il portico un paio di volte: 700 metri sono lunghi, quando abbiamo finito è già ora di ricominciare. Ma ci piace vedere le cose fatte e tenute bene, lo facciamo col cuore. E col deragnatore, che ormai è il prolungamento del nostro braccio». Proprio come tre supereroine del pulito.

Breve storia della Certosa di Bologna – seconda e ultima parte
Eravamo rimasti alla tristezza e alla polvere. Nei primi anni Duemila il comune di Bologna dimostra un nuovo interesse per la Certosa, in primis con un importante progetto di restauro delle tombe monumentali; ci sono volute lunghe ricerche di archivio per risalire alle famiglie, mentre le tombe ormai senza discendenti sono tornate in capo al Comune e riaffidate in una specie di autofinanziamento virtuoso. È così che la Certosa è tornato ad essere un luogo di cultura, seguito infatti dal museo civico del Risorgimento che ogni anno cura una ricca programmazione di visite guidate e animate, ma anche eventi come spettacoli e concerti, dalla primavera all’autunno (il programma completo è QUI).
Oggi la Certosa è Patrimonio mondiale dell’umanità Unesco, capofila dell’Association of Significant Cemeteries in Europe fondata proprio a Bologna, nonché parte dell’European Cemeteries Route. Alla Certosa riposano in pace figure importanti per la storia locale e nazionale: tra queste, il pittore Giorgio Morandi, il Nobel per la letteratura Giosuè Carducci, il cantante Lucio Dalla, i fondatori delle aziende Maserati, Ducati, Weber e della casa editrice Zanichelli.