Un appartamento nel cuore del centro storico di Imola era stato trasformato in una vera e propria casa di prostituzione, al centro di un giro gestito con precisione imprenditoriale. Le prestazioni sessuali venivano organizzate telefonicamente, attraverso un numero pubblicato su una nota piattaforma online di incontri: i clienti, una volta preso appuntamento, si presentavano all’appartamento, facevano uno squillo e da dentro aprivano la porta; poi, consumata la “prestazione”, pagavano in contanti tra i 40 e i 70 euro.
All’interno, l’ambiente era stato allestito con luce rossa d’atmosfera e separé per garantire la privacy durante più incontri in contemporanea, mentre due donne cinesi, classe 1978 e 1987, ricevevano fino a otto-nove clienti al giorno ciascuna, dietro la promessa di trattenere metà dei guadagni, che alla polizia hanno detto di non avere ancora ricevuto.
Come hanno raccontato agli investigatori, erano state reclutate online dalla presunta sfruttatrice – una connazionale, classe 1968, formalmente residente a Milano – con la promessa di un impiego in un centro massaggi. Il lavoro offerto si è poi rivelato solo una copertura per un’attività di prostituzione ben organizzata.
A scoprire tutto è stata una complessa indagine del commissariato di Polizia di Stato di Imola, avviata a seguito del continuo viavai di uomini notato attorno all’appartamento. Dopo giorni di appostamenti, è scattato il blitz: una decina di clienti è stata fermata all’uscita dello stabile e ha confermato il funzionamento del giro.
Durante l’operazione, gli agenti hanno fermato la donna sospettata di gestire l’attività: era in possesso del cellulare usato per gli appuntamenti, fatto squillare proprio mentre era sotto l’occhio degli investigatoti e sequestrato insieme a taccuini con la contabilità, centinaia di preservativi e migliaia di euro in contanti.

La donna è stata denunciata per sfruttamento della prostituzione, mentre le indagini proseguono per accertare l’eventuale coinvolgimento della proprietà dell’appartamento e di altri appartenenti all’organizzazione. Un cliente ha riferito di frequentare il luogo da circa due anni, lasciando ipotizzare che nel tempo altre donne siano state sfruttate con lo stesso schema.