E se una persona in difficoltà economiche non può occuparsi del proprio animale?

di Milena Monti

Questo articolo nasce dalla lettera di un lettore che ha segnalato una situazione sulla quale ci siamo informati per lui e per tutti; da questa segnalazione, e da questo articolo, potrebbe nascere un nuovo servizio nella convenzione per la gestione del canile (e del gattile) comunale. Ma andiamo con ordine.

La lettera

«Ciao direttore, prendo carta e penna, si fa per dire, per raccontare una vicenda che mi lascia non poche perplessità. Un’amica, volontaria Caritas, mi telefona per una “consulenza” e dopo dieci minuti me la trovo seduta davanti a spiegarmi che, come Caritas, assistono un ex detenuto che risiede in un alloggio pubblico in compagnia di un cane. L’uomo dovrà essere ricoverato a breve per un intervento di una certa importanza, e la sua domanda, a un vecchio cinofilo quale sono, è “dove sistemare il cane”. Mi ci vogliono circa trenta secondi per rispondere: canile municipale. L’amica dice di non averci pensato, ringrazia e parte per attivarsi in merito. Dopo un’oretta ricevo un Whatsapp in cui mi comunica che il canile ha declinato, fornendo loro il recapito di un albergo per cani. Ora, di fronte a una famigliola in partenza per le vacanze neanche io mi sarei sognato di indirizzarla al canile ma, trattandosi di un caso di pubblica assistenza, in alloggio pubblico e che i denari per l’alloggio del cane sarebbero, ovviamente, a carico della Caritas alias, in un certo senso, del pubblico, non dico cosa penso di questo rifiuto ma è facile immaginarlo. Non sono più tanto aggiornato sulle evoluzioni dei rapporti fra enti pubblici o similari e so benissimo che il caro vecchio buonsenso non sempre, se non raramente, ne faccia parte, ma in un caso del genere mi sembrerebbe il minimo del minimo del minimo e mi verrebbe da continuare. Cordiali saluti e complimenti per Quo.d».

In poche parole

La Caritas si è vista negare la pensione per il cane di un proprio assistito costretto ad assentarsi dalle cure dell’amico animale per un intervento chirurgico con degenza di qualche giorno.

La nostra indagine

Per prima cosa abbiamo contattato il canile, parlando con la presidente della cooperativa Coala che gestisce canile e gattile. «Il servizio di pensione non è in alcun modo previsto dal regolamento firmato con il Comune di Imola per la gestione del canile municipale – ci ha spiegato Serena Mirri -. Noi possiamo accogliere i cani solo per tre motivazioni – ha poi aggiunto -: recupero di vaganti, rinuncia alla proprietà, oppure sequestro in caso, ad esempio, di animali maltrattati o pericolosi. Nessun altro caso è previsto. Per questo, nel caso che vi è stato segnalato, abbiamo dovuto dire di no, suggerendo una struttura privata come soluzione. Noi dobbiamo attenerci al regolamento previsto dalla convenzione firmata a seguito dell’appalto che abbiamo vinto; siamo scrupolosi perché gestiamo un luogo e dei soldi pubblici e, giustamente, l’Ausl è severa sulle questioni riguardanti gli animali. L’unica possibilità per poter procedere ad accogliere una richiesta di pensione, qualche che sia la motivazione, sarebbe una deroga scritta del proprietario della struttura, cioè il Comune di Imola, con la quale si assume la responsabilità dell’ingresso di un animale di proprietà fuori dalle motivazioni sopra elencate».

La risposta del Comune di Imola

Compreso che la storia si era di fatto svolta nel pieno rispetto del regolamento di gestione del canile, il «buonsenso» citato dal nostro lettore restava comunque una questione irrisolta. Per cercare una soluzione abbiamo quindi sentito l’amministrazione comunale, per chiedere se non fosse possibile “migliorare” il regolamento di gestione del canile prevedendo la pensione per i soli casi di pubblica necessità nei quali sono coinvolti i servizi sociali o altri enti assistenzialistici – come, appunto, la Caritas. Lo abbiamo chiesto all’assessora all’Ambiente, nonché vicesindaca, Elisa Spada.

«Possiamo sicuramente portare questo bisogno in fase di elaborazione della nuova convenzione – ci ha risposto una volta messa al corrente della storia -. Sarà importante verificare il parere della cooperativa che ad oggi gestisce la struttura e che ne ha dunque esperienza, per capire se è un servizio che si può aggiungere ai già tanti di cui si occupano con il loro lavoro importante e accurato; la convenzione di gestione della struttura deve essere fattibile per tutti i soggetti coinvolti. E poi sarà necessario costruire la giusta filiera per richieste di questo tipo, ovvero da chi potranno essere presentate, come verificare l’effettiva impossibilità di accoglienza dell’animale presso una rete famigliare o amicale e questioni di questo tipo, non ultimo il costo per l’amministrazione. Ma niente è impossibile, sicuramente terremo a mente questa storia per il futuro».

La convenzione attualmente in corso tra Comune e Coala scade nel 2027.
E nel frattempo, dovessero presentarsi altri casi come quello raccontato?

«Fino a quel momento l’unica soluzione è la deroga, ma valutando attentamente caso per caso – risponde l’assessora -. Abbiamo già fatto qualcosa di simile durante l’alluvione del 2023, quando come Comune ci siamo resi disponibili nei confronti di altre amministrazioni per ospitare temporaneamente gli amici a quattro zampe di persone sfollate presso strutture o abitazioni di amici e parenti, in entrambi i casi senza possibilità per gli animali. Mettere però nero su bianco nella prossima convenzione un percorso ben strutturato che identifichi chi e come potrà presentare la richiesta resta la via preferenziale su cui lavorare».

In conclusione…

…grazie al lettore, che anziché parlare male di questa vicenda al bar ha scelto di segnalarcela, permettendoci una (piccola) indagine che termina con una doppia speranza. La prima è che di fronte a casi come quello segnalato l’amministrazione comunale proceda effettivamente nell’unico modo di buonsenso, ovvero con la possibilità di concedere una deroga al regolamento. La seconda speranza è invece che in futuro, nella prossima convenzione, venga previsto un nuovo servizio pubblico per le persone in condizione di disagio che per un periodo non possono occuparsi dei loro animali.

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