Per ripulire il mondo si può iniziare in qualunque giorno dell’anno. Il caso “Re-use with love”

di Milena Monti

Dal 20 al 28 settembre va in scena la più grande azione civica di pulizia al mondo. Non preoccupatevi, però, se state leggendo questo articolo a evento in corso o in ritardo: come tutte le giornate mondiali, internazionali, nazionali ed europee, si tratta di un’occasione per portare l’attenzione comune su un tema – un problema o una peculiarità – da tenere poi a mente nella quotidianità. Quindi se vi siete persi il World Clean Up Day 2025, nessun problema: potete iniziare in qualunque altro giorno dell’anno – anche subito – ad avere cura del mondo in un’ottica di rispetto e pulizia dell’ambiente!

Cos’è il World Clean Up Day

Letteralmente, il World Cleanup Day – o Giornata mondiale della pulizia – è la più grande azione civica di un giorno al mondo che coinvolge più di 191 Paesi per affrontare la crisi globale dei rifiuti. Promosso a livello globale da Let’s Do It World, organizzazione ambientale internazionale con sede in Estonia, il movimento nasce con l’obiettivo esplicitato nel nome di ripulire l’ambiente e coinvolge milioni di persone in azioni concrete di pulizia dalla Nuova Zelanda alle Hawaii – passando per il resto del mondo. Cooperazione e collaborazione sono le parole chiave che uniscono comunità, imprese e governi diversi con un unico obiettivo.
Ma non è tutto: ogni edizione pone l’attenzione su un particolare tema di inquinamento di volta in volta diverso, quest’anno all’insegna del motto waste less when you dressspreca meno quando ti vesti. Ridurre i rifiuti tessili, dietro ai quali c’è una lunga storia di materiali, energia e lavoro, è un’esigenza che non si può ignorare in un mondo che ogni secondo butta tonnellate di vestiti in discarica.

Cambiare il mondo, un vestito alla volta

Che avvenga tra il 20 e il 28 settembre oppure dopo, diventare consapevoli del nostro impatto nel mondo anche in termini di consumo di tessili è ormai un’emergenza. Uno studio commissionato dal Parlamento europeo ha stimato che la produzione tessile è responsabile di circa il 20% dell’inquinamento globale dell’acqua potabile a causa dei processi produttivi che impattano sull’ambiente in termini di un consumo di risorse naturali, inquinamento da sostanze chimiche e microplastiche, emissioni di gas serra. A questo si aggiunge il problema dello smaltimento dei tessili nelle discariche, perché in media in Europa solo l’1% viene riciclato in capi nuovi.

“Colpevole” della crescita di questi numeri nel tempo è la cosiddetta fast fashion, la moda veloce che produce e vende a basso costo e che ha velocemente ed esponenzialmente aumentato il numero di vestiti nei nostri armadi e, di conseguenza, nelle discariche. Nell’ambito del piano d’azione per l’economia circolare, la Commissione europea è al lavoro su una serie di strategie che includono la progettazione ecocompatibile dei tessuti e il passaporto digitale dei prodotti (qualcosa di simile già attivo è il marchio Ecolabel per i produttori che rispettano i criteri ecologici). L’obiettivo è stimolare l’innovazione nel settore della moda, coinvolgendo e responsabilizzando direttamente le aziende.

Dal dire al fare, due esempi bolognesi – incrociati

A riprova del fatto che si può – e si deve – portare l’attenzione sull’inquinamento da tessili subito e con costanza, a Bologna è attiva dal 2010 l’associazione Re-use with love, nata da un gruppo di amiche oggi diventate più di un centinaio.

«Volevamo dedicare tempo a iniziative socialmente utili, mettendo a disposizione le nostre competenze professionali e privilegiando progetti destinati ai bambini – raccontano -. Partendo dalle nostre abitudini, osservando i tanti acquisti di abiti e giochi poco sfruttati e passati di figlio in figlio, abbiamo pensato di dare un significato e una prospettiva a questa catena di passaggi iniziando a raccogliere capi di abbigliamento e oggetti usati per sistemarli, ripararli, valorizzarli e offrirli al pubblico». È nato così il mercatino vintage solidale, il cui ricavato è destinato a progetti e iniziative solidali. «Cerchiamo nelle nostre attività di dare un valore alle rimanenze, in una prospettiva virtuosa di economia circolare e sostenibilità».
Grazie al successo nella raccolta di vestiti usati salvati dalla discarica, oltre 50mila all’anno, l’associazione ha aperto una boutique solidale dove offrire un servizio continuativo per le persone e famiglie più fragili (nella sede operativa di via Savenella 13, assegnata grazie al bando Cittadinanza attiva del Comune di Bologna). Fra le altre attività vi sono anche il Re-use lab dove nascono le creazioni originali a marchio Re-use with love (rigorosamente da tessuti di recupero) e il servizio di noleggio di abiti esclusivi donati da bolognesi facoltosi (con il costo del noleggio si sostengono le attività dell’associazione in favore degli ultimi).
Quest’anno è stata inaugurata anche la Centrale re-use with love, ai Giardini Margherita: una ex cabina dell’elettricità abbandonata, rigenerata e restituita alla città grazie al lavoro dell’associazione che ha raccolto attraverso fondi pubblici, privati e un’azione di crowfunding e investito oltre 800mila euro, «un luogo nuovo, aperto, inclusivo, destinato a ospitare progetti di arte, cultura, solidarietà, sostenibilità e partecipazione».

Il lavoro dell’associazione Re-use with love è notevole ed è stato notato da un’azienda che proprio per il World Clean Up Day 2025 ha deciso di entrare in azione direttamente: si tratta della bolognese Up Day, azienda che opera nel mercato dei servizi alle imprese e alla persona (quali buoni pasto, buoni acquisto e piani di welfare aziendali). Up Day – che in Italia rappresenta Upcoop, presente in 22 Paesi in quattro continenti – è certificata società benefit, ovvero che valorizza l’aspetto umano e sociale del fare impresa perseguendo oltre al profitto finalità di beneficio comune. L’azione concreta semplice e ad alto impatto messa in campo da Up Day per la Giornata mondiale della pulizia consiste nella raccolta dei capi di abbigliamento che i dipendenti (oltre cento) non usano più contribuendo al tempo stesso alla riduzione dei rifiuti tessili e al lavoro dell’associazione Re-use with love. «Così ogni indumento raccolto potrà diventare un gesto di cura, sostenibilità e inclusione».

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