«La casa è il primo problema della nostra economia»

Secondo Daniele Ravaglia, vicepresidente di Confcooperative Terre d’Emilia, la centrale che associa le coop delle province di Bologna, Modena e Reggio Emilia, «la casa è diventata il primo problema della nostra economia». E, come spiega, proprio la dimensione del problema e il suo impatto sul territorio, richiedono che le soluzioni siano una serie, non una sola: dal recupero dell’immenso patrimonio di alloggi sfitti, che solo a Bologna raggiunge i 16-17mila, alla costruzione di nuove abitazioni a prezzi accessibili al ceto medio. Proprio su quest’ultima possibilità, che potrebbe vedere imprese e associazioni impegnate direttamente, servono però modifiche normative essenziali.

Secondo i dati del mercato immobiliare raccolti da Nomisma, per chi vive in affitto un terzo del reddito familiare se ne va per l’abitazione. Un dato che coinvolge tutti, anche lavori qualificati ad elevato valore aggiunto come medici e ingegneri. Nelle zone centrali, ma il problema si è velocemente allargato anche a quelle periferiche, trovare un alloggio resta estremamente complicato anche se si ha la disponibilità economica. Il risultato è che le imprese faticano ad attrarre e a tenere stretti i propri collaboratori, anche a fronte di compensi significativi.
Quello della casa non è più un problema che coinvolge “soltanto” chi cerca di costruirsi un futuro più solido e stabile, che è una aspettativa comprensibile, ma è diventato un tema che incide sull’occupazione e sullo sviluppo. Operai, ingegneri, autisti degli autobus, medici, infermieri, insegnanti e, oggi, per Bologna, città della ricerca e dell’innovazione, anche ricercatori. Tutte figure che non si trovano perché spostarsi (o restare) non conviene.
«Per questo – chiosa Ravaglia – dico che il problema della casa deve essere in cima alla lista: se prima non risolvi quello, non trovi una soluzione per nessuno degli altri temi. Pensiamo al welfare, al lavoro, alla sanità».

Associazioni e imprese quale ruolo possono giocare?

«Le imprese si sono accorte della difficoltà a trovare lavoratori e come questo sia legato al problema della casa. Alcune stanno cercando di costruire per i propri dipendenti. Penso sia una strada percorribile, ma che non risolverà il problema nella sostanza. Quante sono le imprese che a Bologna sono in grado e disposte a spendere qualche milione di euro per dare un alloggio ai propri dipendenti? Tre, quattro? Poi ci sono tutti i lavori, pensiamo ai camerieri, agli infermieri, agli autisti, ai medici, per cui non ci sono aziende che possono offrire quella soluzione. Poi non dimentichiamo che la casa si porta dietro tutta una serie di servizi essenziali per le famiglie. La casa non la puoi pensare in zone o paesi isolati se non c’è un sistema di trasporti, di asili, di servizi pubblici… Non ci si può limitare a costruire se costruisci nel deserto.
Come dicevo, il problema è articolato e serve un approccio su molte soluzioni: l’impresa, le costruzioni del pubblico, l’Acer che deve ristrutturare un sacco di appartamenti che non sono abitabili, ecc. Le associazioni possono avere un ruolo determinante, in particolare le centrali cooperative. Non lavorando per un utile di impresa, quanto piuttosto per risolvere i problemi dei propri associati, le associazioni cooperative potrebbero fare tanto». 

Ad esempio?

«Si possono costruire case a costi accessibili, il prezzo finale può ridursi anche del 20-25% rispetto all’edilizia libera, e questo avrebbe un effetto calmiere sull’intero mercato immobiliare. Credo che in certe situazioni soltanto la cooperazione può rispondere alla domanda che arriva dal ceto medio, però dobbiamo essere messi nelle condizioni di operare. Oggi a Bologna si parla troppo a mio dire di affitti brevi. Certo, può essere un elemento di aiuto, ma non è la soluzione al problema casa. Ci sono 5.700 affitti brevi. Se riusciamo a sottrarre agli affitti brevi diciamo mille appartamenti (ma è più facile che saranno solo duecento) dove pensiamo di arrivare, quando ci sono quasi 20mila richieste di case?!».

Ravaglia è alla guida di Bologna Habitat, un’esperienza nata a fine 2023 che oggi conta 580 famiglie associate interessate a costruirsi una casa in forma cooperativa. La formula è chiara e opposta a quella solita: la cooperativa di costruzione aggrega le richieste e quando si raggiungono le 18 famiglie si parte con la costruzione delle abitazioni. L’attuale normativa di Edilizia residenziale sociale prevede però solo l’affitto oppure la proprietà indivisa, che consente ai soci di cooperativa di diventare proprietari dell’immobile solo dopo anni dall’acquisizione.

«Non è una questione nazionale, in altri contesti territoriali la normativa è differente. Abbiamo fatto ipotesi e progettazioni che contengono il prezzo in base al reddito della famiglia, ma per noi è essenziale il cambio normativo: i nostri soci non intendono andare ad abitare in una proprietà che non è la loro se non dopo 20 anni. Ripeto: qui ci vuole una decisione politica, a tutti i livelli, comunale, regionale, nazionale. Se ciascuno facesse la propria parte cominceremmo a dare qualche risposta».

Ma il tema è realmente sul tavolo delle istituzioni?

«Questa situazione l’abbiamo fatta ben presente agli organi amministrativi – prosegue il vicepresidente di Confcooperative – e so che di recente il presidente della Regione ha detto che intende metterci mano. Perché se è chiaro che occorre anche un intervento nazionale, ci sono soluzioni territoriali che, se non risolvono il problema casa per intero, di certo ci possono aiutare a trovare alcune soluzioni e a ridurne l’impatto. Sento parlare a tutti i livelli di questo tema. Ad oggi però nessuno ha ancora mosso un dito per affrontarlo in modo concreto… soltanto convegni, incontri. Abbiamo un’interlocuzione con l’amministrazione di Bologna che sta andando avanti da due anni, confidiamo che con l’inizio del nuovo anno, e il cambio delle regole, questa opportunità venga inserita nel nuovo assetto. Credo che ormai ci sia una diffusa consapevolezza, da parte un po’ di tutti. Diciamo che sono moderatamente ottimista».

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