di Federico Spagnoli
Secoli e secoli fa, lungo le sponde del Rio Mamoré, si aggirava un Coniglio dalla coda lunghissima, la quale, elegante e sinuosa, era finita tra le mire di una Gatta che, dal canto suo, una coda così bella non ce l’aveva. L’astuto felino aveva sempre pensato che il Coniglio fosse un animale pigro, sbadato e che si accontentasse troppo facilmente delle cose, e dunque meditò un piano per sottrargliela.
Una sera il Coniglio se ne andò a dormire di buon’ora, com’era solito fare in autunno, e la gatta rubò dall’attrezzatura dei pescatori un coltello e svelta balzò a tagliare la coda al Coniglio. Fu rapidissima: prima che l’animale si svegliasse, la gatta aveva già la sua nuova coda cucita addosso. Attese il destarsi del Coniglio, contenta com’era, per mostrargliela.
– Mi dona così tanto… non credi?
– Ti dona molto, non c’è dubbio. In fin dei conti era troppo lunga per me, dunque ti faccio una proposta: ti lascerò tenere la coda se in cambio mi darai il tuo coltello affilato.
La gatta ci pensò su qualche istante, dopodiché si decise e consegnò la lama al Coniglio.
“Ho perso una coda, ma ho guadagnato un coltello. Chissà se avrò presto qualcos’altro di buono”.
Il Coniglio si diresse dunque nella foresta, e giunse dinanzi ad un vecchio pescatore intento a costruire un grosso cesto dove mettere il pescato. Strappava i giunchi con i denti, grugnendo dallo sforzo e sudando copiosamente. Quando alzò lo sguardo, il Coniglio con la lama in bocca lo stava osservando intensamente.
– Salute, signor Coniglio. Sarebbe così premuroso da prestarmi il suo coltello affilato? Devo terminare il mio lavoro entro sera.
Il Coniglio prestò volentieri il suo coltello al pescatore, il quale, tuttavia, adoperandolo con troppa irruenza, finì per spezzarlo a metà.
– Mi dispiace molto, signor Coniglio. Non avevo intenzione di rovinarle il coltello.
– Può capitare, signor pescatore. Facciamo così: potrai tenerti il coltello e farlo aggiustare al villaggio se in cambio mi darai una delle tue ceste già pronte.
Il vecchio pescatore accettò di buon grado e il Coniglio se ne andò con la cesta in giunco.
“Ho perso una coda, ma ho guadagnato un coltello. Ho perso il coltello, ma ho guadagnato una cesta. Chissà se avrò presto qualcos’altro di buono”.
Il Coniglio attraversò tutta la foresta e giunse nei pressi di un’ampia radura, dove una vecchia contadina era impegnata a raccogliere la lattuga. L’animale vide che la signora faticava molto, e che metteva la lattuga raccolta nelle pieghe del suo grembiule.
– Signor Coniglio, la prego. Potrebbe prestarmi la sua cesta, così potrò raccogliere tutta questa lattuga e portarla al villaggio?
Il Coniglio prestò volentieri la sua cesta alla signora, la quale, tuttavia, nel chinarsi finì per strappare i fasci di giunco e forare il contenitore.
– Mi dispiace molto, signor Coniglio. Non avevo intenzione di rovinarle la cesta.
– Può capitare, signora contadina. Facciamo così: potrà tenersi la cesta e farla aggiustare al villaggio se in cambio mi darà un po’ della sua lattuga.
La vecchia contadina accettò di buon grado e il coniglio proseguì con la sua lattuga tra le zampe.
“Ho perso una coda, ma ho guadagnato un coltello. Ho perso il coltello, ma ho guadagnato una cesta. Ho perso la cesta, ma ho guadagnato questa lattuga. Chissà se avrò presto qualcos’altro di buono”.
Si era fatto tardi, e il Coniglio iniziò ad avere fame. Diede quindi un morso alla sua lattuga e non credette alla propria bocca: era la cosa più buona che avesse mai assaggiato!
“Non ha importanza se ho perso la mia coda. Ho trovato qualcosa che mi piace molto, molto di più”.
Da quel giorno nessun coniglio ebbe più la propria coda. Che importanza poteva mai avere, quando d’altra parte vi era la lattuga?