
C’è una linea sottile, quasi impercettibile, che separa la giustizia dalla vendetta, il coraggio dall’incoscienza, la rabbia dal risentimento. È su questa linea che si muove Il confine invisibile, il nuovo romanzo di Nicola De Vita pubblicato da Riccardo Edizioni.
Classe 1994, di Castel San Pietro Terme, De Vita è già autore di tre romanzi e un saggio storico sulla fondazione di Roma. «Nonostante gli studi accademici di diritto, dedico la maggior parte delle mie attenzioni all’arte, alla letteratura, alla storia». Tutte passioni che confluiscono ne Il confine invisibile dando vita a una fantasy «non tradizionale, dove ho giocato con la storia più che con personaggi e creature fantastiche, immaginando un passato alternativo». Un racconto di potere e trasformazione, dove la guerra diventa una lente attraverso cui osservare l’animo umano.
Il libro sarà presentato giovedì 16 ottobre alle 17.30 alla libreria Mondadori di Imola, dove l’autore dialogherà con Sara Franceschini.

Tra luce e tenebre
Il confine invisibile inizia a prendere forma nel 2021. «Avevo già pubblicato il mio primo libro e stavo per concludere il secondo – racconta De Vita -. Entrambi erano romanzi storici e sentivo il bisogno di liberarmi dalle fonti». L’ispirazione è arrivata quasi per caso, una sera, «ascoltando una melodia dal sapore orientale. Mi ha portato a pensare ai grandi viaggi verso l’Oriente, da Alessandro Magno fino a Dioniso. Da lì è nata la figura di un sovrano che parte alla conquista dell’ignoto, e con lui i personaggi e i mondi che ho costruito giorno dopo giorno, per cinque anni».
Egan è il re della Città di Luce, salito al trono dopo la misteriosa morte del padre. Convinto che i nemici di sempre, gli Invincibili, ne siano responsabili, il giovane sovrano decide di rinnegare la tradizione pacifista della sua gente e scegliere la via della guerra. Da quel momento, la luce che lo guida comincia a offuscarsi e la sete di giustizia si confonde con quella di potere.
«Il titolo del romanzo è nato proprio da questa ambiguità – spiega De Vita -. In un primo momento volevo richiamare il principio della luce, come modello di riferimento che illumina le tenebre. Poi, con il mio editore, abbiamo capito che il viaggio dei protagonisti li porta a tradire quel principio, ad avvicinarsi a un confine materiale e insieme spirituale, sempre più difficile da vedere. È un confine che separa ciò che credono di essere da ciò che stanno diventando, e questa trasformazione segna ogni loro scelta, anche quando si tratta di guerra. Sembra sempre che nessuno desideri il conflitto, eppure, per ragioni diverse, tutti lo vogliono. E ogni vincitore, un po’ come il mio Egan, trova una buona ragione per convincersi di essere stato dalla parte giusta della storia».
È qui che la riflessione sulla guerra si fa più ampia e diventa uno specchio del presente, «un invito a interrogarsi su chi siamo, cosa desideriamo e come agiamo di fronte alle contraddizioni che viviamo».
Leggere il passato per comprendere il presente
Nelle pagine de Il confine invisibile l’eco del passato si intreccia con il rumore del presente.
«Credo che nella storia ci siano tante risposte al nostro tempo, se si è in grado di ascoltare», osserva De Vita. Non è un caso che nel suo percorso i grandi classici siano un punto di riferimento. «Un autore che mi ha ispirato tantissimo è Shakespeare, soprattutto per la sua capacità di raccontare l’uomo di fronte al potere. Nel mio romanzo non ci sono elementi magici: è un dramma epico e in qualche modo torna la drammaturgia shakespeariana, quella di Enrico V, per esempio, del re ribelle che nessuno crede capace e che invece vince, ma a caro prezzo. Sono temi che a sua volta Shakespeare prende dagli antichi greci».
È un’eredità che attraversa i secoli e, come la storia, anche la letteratura può insegnarci qualcosa. «Non necessariamente nell’immediato. Leggere un libro non serve solo per superare un esame all’università, per acquisire competenze utili al lavoro o per farsi belli agli occhi degli altri. Spesso un libro non lascia traccia subito, ma semina riflessioni, stimoli, curiosità che con calma si sedimentano. E magari un giorno, guardando il telegiornale, non sarò un utente passivo ma una persona che riflette su quel che vede e quel che ascolta». Ancora prima di darci risposte, «la letteratura ci insegna a porci delle domande. Ci ricorda che questo è essere umani: pensare, interrogarsi, confrontarsi con ciò che ci circonda».