Con l’acquaponica allevi i pesci e contemporaneamente coltivi le piante, senza suolo

di Milena Monti

Fra le sfide più attuali dell’agricoltura c’è la sostenibilità: ottimizzare la gestione delle colture in ottica di efficienza produttiva ma con un utilizzo mirato e ridotto di risorse (terra, acqua), fertilizzanti e pesticidi. In questo scenario rientra perfettamente una tecnica fatta al tempo stesso di allevamento e coltivazione: si chiama acquaponica e unisce l’allevamento dei pesci (acquacoltura) e la coltivazione di piante senza suolo (idroponica).
Si tratta di una tecnologia relativamente nuova in Italia ma comunque in rapida crescita (va comunque detto che attualmente il più grande produttore europeo è italiano); la sperimentazione è per lo più attiva a livello di start up, una di queste con base al podere Zabina di Castel San Pietro Terme (quello dei funghi shiitake) di fatto un podere dove si coltivano idee alternative.

Horizon Data Organic, la start up

Ci sono tre amici dietro l’idea della start up di acquaponica castellana Horizon Data Organic (Hdo). Tre amici uniti dalla voglia di sperimentare, ma con tre percorsi diversi alle spalle.
Il ceo è Gianluca Avoni, che ha conosciuto la tecnica mentre studiava scienze ittiche a Cesena ed è stato in Belgio a studiarla per la propria tesi di laurea, nel 2019. Poi c’è Alessandro Samorì, ingegnere, interessato al sistema e al suo equilibrio. E Manuel Ghini, che si occupa dello sviluppo amministrativo e della comunicazione della start up. Oggi 33enni, hanno dato il via al primo impianto casalingo durante il covid «tanto per fare qualcosa di diverso e interessante». Da lì, grazie a un passaparola di conoscenze in comune, sono sbarcati allo Zabina e dunque ad aprire l’impresa, la scorsa primavera, piantando come prima coltura il basilico già venduto attraverso i canali del podere.

Da sinistra: Alessandra Fusaro di Solco Talenti con Manuel Ghini, Alessandro Samorì e Gianluca Avoni di Hdo.

Primo partner del progetto, che ha messo a disposizione la serra che ospita pesci e piante sospese con un contratto di comodato d’uso gratuito, è dunque la cooperativa sociale di tipo B Solco Talenti che gestisce il podere Zabina. «Li abbiamo accolti nell’ottica di intendere Zabina come una fucina di nuove idee applicabili al concetto di agricoltura sociale che qui realizziamo – spiega Alessandra Fusaro di Solco Talenti -. Abbiamo chiesto solo di tarare il progetto sulle esigenze lavorative dei nostri ragazzi, quindi di non sviluppare in altezza l’impianto per mantenerlo accessibile per tutti».
In questo modo, con un impianto lineare, gli utenti dei laboratori protetti possono occuparsi della gestione e manutenzione quotidiana dell’impianto indipendentemente da abilità e disabilità, oltretutto formandosi su tecniche all’avanguardia come idroponica e, appunto, acquaponica, dove la coltivazione è molto diversa da quella tradizionale in terra. In pratica Hdo si occupa della parte tecnica del progetto congiunto, Solco di quella quella sociale.

Pesci che nutrono piante, come funziona l’acquaponica

La principale caratteristica dell’acquaponica è che è un sistema a ciclo chiuso che ricicla l’acqua che utilizzano, al tempo stesso, i pesci e le piante. Gli scarti organici prodotti dai pesci vengono filtrati dall’acqua così da permettere ai batteri benefici dell’impianto di trasformare l’ammoniaca in nitriti e poi nitrati, fertilizzanti naturali che le piante assorbono direttamente attraverso le radici immerse nell’acqua filtrando e purificando, di fatto, la stessa acqua che poi torna nella vasca dei pesci.
L’equilibrio del sistema (o dell’ecosistema, bisognerebbe dire, dal momento che il metodo si ispira al funzionamento naturale) richiede di fatto molta meno acqua rispetto all’agricoltura tradizionale e non necessita di fertilizzanti o pesticidi chimici. L’impianto, di fatto autosufficiente, non produce scarti inquinanti e permette, in un ciclo unico, una doppia produzione sia ittica sia vegetale (dalle verdure a foglia verde alle erbe aromatiche alle verdure da frutto e fragole).

«Il nostro impianto è piccolo ma autosufficiente – illustra Avoni -. Inizia dalla vasca dei pesci, dove si raccolgono le deiezioni per sedimentazione e filtri meccanici e biologici permettono di convertire l’ammoniaca in nitriti e poi nitrati. L’acqua ripulita viene quindi raccolta in una vasca dalla quale poi torna disponibile per i due cicli: da un lato per i pesci, dall’altro per le piante che crescono direttamente nei tubi dove scorre un film d’acqua altamente ricco in nutrienti». Per il carattere sperimentale dell’impianto, attualmente i pesci utilizzati da Hdo sono pesci rossi, specie ornamentale, ma in acquaponica è possibile – anzi auspicabile, in ottica di ottimizzazione e sostenibilità – allevare pesci commestibili.

I molteplici vantaggi dell’acquaponica

«Il primo vantaggio del sistema è che annulla l’impatto ambientale dovuto agli scarti dell’acquacoltura, le deiezioni dei pesci, che vengono trasformati in concime – spiega Avoni -. Così per la coltivazione delle piante in idroponica non dobbiamo aggiungere sostanze chimiche per fertilizzare. Sicuramente la possibilità di sfruttare la verticalità dell’impianto idroponico è un vantaggio in termini di minor utilizzo di spazio, ma vi abbiamo rinunciato in accordo con la cooperativa in ottica di sperimentazione e di agricoltura sociale, per tutti. Quanto al consumo di acqua, in idroponica vi è un risparmio del 95 per cento rispetto al terreno, dove la dispersione verso le falde è altissima; con l’impianto di acquacoltura inoltre ricicliamo costantemente l’acqua nel sistema, arricchendola di nutrienti a ogni ciclo. Una delle prospettive future dell’acquaponica è poi quella di poter coltivare fuori dai campi, quindi anche direttamente nelle città, riqualificando ad esempio le grandi aree produttive dismesse per produrre verdura, ortaggi e pesci a chilometro zero».

Il basilico acquaponico

La prima coltura portata avanti da questa estate all’impianto acquaponico di Hdo allo Zabina è il basilico. Un basilico particolarmente profumato, a detta di chi lo ha acquistato attraverso il gruppo di acquisto del podere, merito dell’alta concentrazione di nutrienti secondo i produttori (per entrare nel gruppo di acquisto basta prendere contatti con a.fusari@solcotalenti.it).
Con l’arrivo dell’autunno è stato piantato il cavolo nero, contemporaneamente in terra e in acquaponica: un esperimento che ha dimostrato che il cavolo sospeso nell’acqua e alimentato dai pesci è cresciuto più velocemente e più rigoglioso. Ora l’obiettivo della start up è sperimentare altre colture, compresi frutti e ortaggi dopo il primo tentativo riuscito con i pomodori, e diventare un’azienda a tutti gli effetti con una propria nicchia di mercato che sia interessato non solo al prodotto agricolo in sé ma a come effettivamente nasce in maniera sostenibile.

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