A 17 anni dall’ultima edizione, il 23 e 24 ottobre si è svolta la Conferenza Economica del Nuovo Circondario Imolese. Ma, come dice Alessandro Curti, presidente della Delegazione imolese di Confindustria Emilia, in questa intervista che anticipa l’incontro tra l’amministrazione pubblica e il Tavolo delle imprese, la Conferenza non deve essere un punto d’arrivo bensì di partenza. Non un bilancio di quanto fatto, ma un momento per rimettere in moto la visione del territorio.
«I cambiamenti oggi sono troppo rapidi e difficili da prevedere perché ci si possa permettere di distrarsi così a lungo – spiega –. Possono essere opportunità di sviluppo, ma serve costanza, attenzione, capacità di interpretare e anche di anticipare. Come dicono quelli bravi: bisogna “intercettare le parabole dello sviluppo”».
Scrive per Nomisma Francesco Capobianco, Head of Public Policy della società di ricerca e consulenza bolognese a cui è affidata l’illustrazione del report preparatorio, come, all’interno «un quadro complessivamente positivo», nel territorio imolese ci sono elementi di preoccupazione, come la capacità di attrarre lavoratori, la difficoltà a trovare un alloggio e la pressione sui servizi socio-sanitari legata all’invecchiamento della popolazione. Solo «per citare alcuni degli elementi critici rilevati», che «rappresentano sfide prioritarie alle quali il territorio dovrà dare rapide risposte».

Un territorio da rimettere in moto
Diciassette anni sono un tempo eccessivo per aggiornare una visione strategica di territorio.
«In questi anni – sostiene Curti – forse è mancata la determinazione. Certo, sappiamo bene che sono stati anni difficili, con la crisi del 2008, un Patto di stabilità terribile che ha bloccato gli investimenti, il Covid. Poi però con il Pnrr l’occasione di rifarsi c’è stata. Le risorse per gli investimenti c’erano e dovevano essere accompagnate da riforme importanti, “strutturali”, che invece non ci sono state. Basti pensare ai tempi della giustizia! Così, invece di investire nel futuro, si è finiti per finanziare in gran parte la spesa corrente».
Alcuni Comuni, come quello di Imola, riconosce, hanno gestito bene i fondi, sono riusciti a spenderli, ma avverte: «Spendere tanto negli immobili rischia di lasciare cattedrali nel deserto, strutture anche bellissime ma vuote perché mancano le risorse per riempirle di contenuti».
Casa, lavoro e servizi: tutto è collegato
Tra il 2019 e il 2025, la fascia di popolazione tra i 33 e i 48 anni nel Circondario è diminuita di oltre 4mila persone. È un dato che si riflette sulla disponibilità di forza lavoro, sui consumi e sulla natalità. Ci sono 2.200 bambini e ragazzi in meno sotto i 14 anni. Di conseguenza crescono i bisogni assistenziali, soprattutto degli anziani. «L’inverno demografico e quindi l’invecchiamento della popolazione sono un grande problema. Ne stiamo già toccando con mano gli effetti sulla sanità e sul welfare».
Secondo l’analisi di Confindustria, senza casa e senza servizi sanitari e sociali efficienti, il territorio perde attrattività, sia per le imprese sia per i lavoratori. «La qualità della vita qui è buona, ma ci sono problemi che stanno diventando urgenti, a partire dalla casa. Senza alloggi disponibili le imprese non possono portare personale qualificato. E i diplomati che escono dalle scuole sono troppo pochi».
Curti sottolinea anche le difficoltà legate alle norme legali e fiscali sugli affitti: «A Imola ci sono tanti appartamenti sfitti (5mila secondo Nomisma; ndr.), ma con leggi che non tutelano i proprietari è comprensibile che molti esitino. Come sistema produttivo stiamo ragionando per cercare di alleviare il problema degli alloggi che non si trovano, ma senza un quadro normativo certo e senza prevedere delle agevolazioni è molto complicato. Cosa possono fare le istituzioni locali? Certamente lavorare sugli oneri di urbanizzazione».

Il Pug e le regole per lo sviluppo
Il nuovo Piano urbanistico generale (Pug), adottato dai dieci Comuni e infine dal Circondario il 15 ottobre scorso, non convince il mondo produttivo. Limitare la capacità edificatoria al 3% del suolo urbanizzato, come fra l’altro previsto da una legge regionale, è considerato un freno alla crescita.
«Se vogliamo davvero attrarre nuove imprese – afferma Curti – con queste regole la vedo molto difficile. E lasciare che la maggior parte della potenzialità espansiva dipenda dagli Accordi produttivi con la Città metropolitana di Bologna, che ha un approccio rigido, genera ulteriore incertezza. Le deroghe alla soglia del 3%, previste ma lasciate alla disponibilità dei decisori del momento, non si capisce bene quale logica seguano e che garanzia di equità possano dare».
Scuola, imprese e università: serve un legame vero
«Senza un sistema formativo coerente con il tessuto produttivo locale non c’è sviluppo», ribadisce il rappresentante di Confindustria.
Le imprese chiedono una collaborazione più stretta tra scuola, famiglie e mondo del lavoro: «Abbiamo laboratori all’avanguardia, finanziati anche dalle aziende, che però vengono utilizzati troppo poco. Dobbiamo valorizzare le scuole tecniche e professionali e renderle attrattive anche per le ragazze, perché in queste aree del sapere le aziende del territorio possono assumere i giovani subito dopo il diploma. Superare il luogo comune per cui ci sono scuole e occupazioni più adatte ai maschi e altre più prettamente femminili. Oggi il lavoro e le lavorazioni sono cambiate tanto e questo pregiudizio non ha più senso di esistere».
Sull’università il giudizio è netto. Il ruolo dell’ateneo a Imola è un nervo scoperto. Gli iscritti non arrivano a mille, e i corsi non rispecchiano pienamente la vocazione del territorio, che è molto manifatturiero, metalmeccanico ed elettronico. Il trasferimento a Bologna del corso di laurea breve in Meccatronica, avviato a fatica nel 2021 e fortemente voluto dal sistema industriale locale, non è stato ancora digerito. «Serve portare qui una delle tre “ingegnerie” tradizionali: meccanica, elettronica ed informatica. Bologna non deve temere: oggi treni e collegamenti funzionano, non come ai miei tempi, e gli studenti possiamo benissimo formarli qui. Poi decidano loro dove vogliono andare a lavorare. I docenti non vogliono spostarsi?! Bisogna convincerli, forse anche con incentivi economici».
Infrastrutture e mobilità: ripensare le priorità
Curti tocca anche il tema dei trasporti: «La quarta corsia la fanno o no? Boh. E delle vicissitudini del Passante di Bologna vogliamo parlarne?! Ora a Imola si progetta il ponte della Tosa. Si dovrebbe spiegare esattamente a cosa serve. Forse è stato pensato in funzione dell’autodromo e della Formula 1, bene. Ma poi servirebbero anche le strade di avvicinamento all’autodromo, che non ci sono, e la Formula 1 beh…. Certo che un ponte a due corsie migliorerà il flusso del traffico e piuttosto che niente è meglio… Ma se pensiamo a un ponte quello che servirebbe veramente è a est, per collegare la via Emilia con l’autostrada, all’altezza del Toys o lì nell’intorno. Diciamo che se gli scenari cambiano, forse ci vorrebbe il coraggio di ripensare anche le opere».