A qualcuno serve una rilettura di Thomas Bernhard per ricordare che il mondo non finisce dove finiamo noi, per qualcun altro, invece, è sufficiente il gesto della creazione.
Divincolandosi nella morfologia di un mondo sempre più governato da idee fioche e sensazioni di breve vita, gli artisti si ritrovano a fare fronte comune al fine di preservare la visione dell’arte come chiave di volta tra l’identità collettiva e quella individuale. Comunicano gli uni con gli altri, si mettono in contatto, e si sintonizzano, talvolta anche all’unisono, sulle frequenze in cui meglio si riconoscono.
La personale vibrazione di Andrea Fiorentini, nato nel 2004, è percepibile da chiunque abbia familiarità con una visione dell’arte come materia poliedrica. Imolese di nascita, Fiorentini vede nel concetto di arte una ricerca: l’immagine è quella di un atto volontario nell’abbandonare le redini di sé stessi, per poi lasciarsi immergere in una dimensione artistica che possa apparire tanto estranea quanto intima; fare arte significa accettare – senza timori – di essere completamente travolti dalla potenza dei sentimenti, per poi riemergere stringendo tra le mani il frammento di ciò che si è attraversato.
Tra progetti artistici personali e studi di Design del Prodotto Industriale, Fiorentini ha maturato una visione dell’uomo come perennemente interdetto dinanzi all’assoluta complessità dell’essere. Non vi è cliché nel dire che scegliere se provare a comprendere o meno la realtà sia una questione di vita o di morte. Ed è qui che entra in gioco, insieme alla memoria, la natura dell’arte e le sue forme. Il saper notare le sottili differenze nel susseguirsi della quotidianità, secondo l’artista imolese, è il dono di intravedere e riconoscere l’essenza e l’essenzialità delle cose.
L’arte è anche grido, talvolta disperato; una richiesta di aiuto. Dove si trovano i confini del mondo, una volta appurato che vi è un intero universo al di fuori di noi stessi?
Essere artisti significa rincorrere e canalizzare la propria voce interiore alla scoperta delle proprie moltitudini e della consapevolezza che esse potranno emergere solo ed esclusivamente al contatto con altri. Relazioni, un concetto chiave che troppo spesso passa in sordina, in particolar modo quando ci si dimentica che creatività e condivisione vanno di pari passo. Ad ascoltarlo, questo grido, non vi è soltanto il fruitore; vi è anche un artista, sempre, perché tra artisti non soltanto ci si distingue, ma ci si riconosce. E un artista è una persona sensibile, capace di immedesimarsi e di riprodurre – e riproporre – a sua volta quel lamento che può avere infinite forme e destinazioni. Chi fa arte, secondo Fiorentini, impara e trasforma. Ed è solo imparando e trasformando che si può ambire a una vita in libertà.

Una delle più recenti opere dell’artista ventunenne è chiamata “LINGUAGGIO”, ed è ispirata da una visione del suddetto concetto come strumento di massima potenza, in grado di abbattere barriere ma anche di costruirne.
Nell’opera è presente una scena, ripetuta ventiquattro volte: due figure che tentano di comunicare. Ogni ripetizione porta con sé una differenza cromatica, formale, dice Fiorentini, che contraddistingue il singolo frammento e simboleggia come un’idea, non appena uscita dalla mente di chi l’ha concepita, subisca inevitabilmente una metamorfosi. Il linguaggio non è soltanto ponte tra individui, ma anche filtro plasmante e distorsore. Attraverso la servilità e la stilizzazione, in LINGUAGGIO questa meccanica astratta viene portata alla luce. L’essere umano non ha più a che fare soltanto con le circostanze: diventa reale, diventa concreta, anche la sua proiezione dialogica. Questa scissione è gravida di ansie, aspettative, incomprensioni, fraintendimenti e, in ultima istanza, sofferenza.
Si tratta di un’opera che non ha la pretesa di risolvere, ma di mettere in luce la condizione umana di chi si esprime e di chi ne accoglie l’espressione, invitando lo spettatore a riconoscersi nelle incongruenze del quotidiano.
Si può accedere al mondo di Fiorentini attraverso un ingegnoso sito/dispositivo, raggiungibile a questo link: https://unscripted1.netlify.app/



