di Riccardo Olmi
Questa settimana Arterie ha incontrato il collettivo The Panthers Party che affonda le sue radici nell’esperienza americana degli anni ‘60 delle Pantere Nere, un movimento afroamericano rivoluzionario fondato nel 1966 a Oakland, California. Questo movimento nasce per combattere la brutalità della polizia e l’oppressione razziale negli Stati Uniti, per poi essere positivamente supportato anche dalle White Panthers, composte da musicisti come gli MC5 e intellettuali come John Sinclair che univano la volontà di fare arte con quella di promuovere un cambiamento sociale.
Il manifesto
Sulla base di questa esperienza, il 23 marzo scorso, proprio a Bologna, il neonato The Panthers Party redige il suo manifesto definendosi un collettivo punk situazionista e libertario che non intende ignorare le decine di conflitti bellici che ancora oggi persistono e si pone come obiettivo quello di utilizzare lo spazio pubblico per creare luoghi di aggregazione non consumistico. Perché il cambiamento passi dalla condivisione di un luogo fisico per «estendere il raggio d’azione di un insieme reale (non digitale) di persone».
Musica for Gaza Soup Kitchen
L’intuizione del collettivo è stata realizzare e stampare la compilation Panthers for Gaza, curata da Gabriele Savioli, speaker di Radio Città Fujiko, e Davide Melchioni, bassista dei Brenso, che riunisce artisti della scena indipendente bolognese. Uno degli obiettivi del progetto è sostenere concretamente la popolazione civile della Striscia di Gaza: tutti i proventi, al netto delle spese, saranno devoluti a Gaza Soup Kitchen, organizzazione non governativa attiva nella distribuzione di pasti e beni essenziali. Il fondatore di questa Ong nata nel 2024 a Beit Lahia, Gaza, era un cuoco palestinese, Mahmoud Almadhoun, ucciso durante il conflitto. Ora è il fratello Hani Almadhoun a continuare questa missione che conta più di cento volontari impegnati quotidianamente nella distribuzione di 3mila pasti caldi nella Striscia.
«Il collettivo è nato davanti ad una birra al Sunshine Pub di Bologna – racconta Gabriele Savioli -, tutti i membri fondatori del collettivo suonano in una band, quindi sono stati automaticamente inclusi nella compilation. Davide Melchioni ha contattato le band più giovani, mentre io mi sono occupato di quelle più storiche come Gli Avvoltoi, i Cut e i Nabat. Vorrei ringraziare particolarmente chi ha deciso di regalarci una traccia inedita che dona ancor più valore alla nostra iniziativa, come i Steven Lipstick con Shoe Of Gaza».

La compilation
La compilation racconta una parte della scena Diy (Do It Yourself), bolognese che rimane estranea alle logiche del mercato mainstream, autoproducendo la propria musica. Lo spirito della compilation è uno degli obiettivi che mirano a promuovere coesione e vicinanza tra i membri del collettivo. Nella raccolta convivono brani di diversi generi musicali, in italiano e in inglese, che dialogano idealmente tra loro in un’ottica intergenerazionale.
Ventisei pezzi a tema che fanno riflettere sulle incongruenze e le ingiustizie del presente con un approccio non retorico che invita all’azione nonviolenta supportata da riff di chitarre distorte, testi potenti ma urlati solamente a chi sceglie di ascoltarli.
Television War dei Brenso è un brano semi-inedito, uscito con un video di forte impatto perché enfatizza il ruolo dei mass media, compresa l’intelligenza artificiale che può far diventare reale qualunque cosa, racconta Gabriele.
Il collettivo
«Il collettivo nasce anche per un’esigenza di spazi – aggiunge Francesco Iacono, membro fondatore e chitarrista dei Burning Teslas -, che in ambito artistico sono sempre limitati. Poi ci siamo resi conto che potevamo affrontare anche altri problemi grazie alla musica. Noi siamo molto radicati nella zona nord di Bologna, in particolare nella Bolognina, che storicamente è uno dei quartieri meno abbienti e più multiculturali della città, proprio per questo è una fucina artistica molto interessante. Non a caso molti locali dove si fa musica dal vivo sono proprio in questa area della città».
La musica ha la funzione di stimolare la riflessione degli ascoltatori «attraverso i testi che trattano sempre di tematiche che riguardano la vita cittadina ma hanno anche uno sguardo verso l’esterno, globale, fino a Gaza».
Un altro brano molto interessante di The Panthers for Gaza è quello del gruppo di cui fa parte Francesco che già dal nome richiama a tematiche globali e molto attuali.
«Il nome Burning Teslas è nato come un gioco quando diventarono virali i primi video di auto Tesla malfunzionanti che per qualche strano motivo prendevano fuoco da sole. Le auto elettriche dovevano essere l’emblema della modernità assoluta e una speranza per limitare il consumo delle risorse, mantenendo le comodità».
Il divertimento e la musica possono alimentare la riflessione in una modalità sicuramente creativa e stimolante che potrebbe portare a soluzioni inedite per ogni fruitore. Questo collettivo vive la musica come la intende anche Arterie: un linguaggio universale per cambiare le cose che non ci piacciono nella società uscendo dall’alienazione imposta dalla politica e dalla finanza mondiale che ci danno l’impressione di non avere nessun potere di cambiamento reale. Invece la presenza in The Panthers Party di gruppi di giovanissimi come i Beeswax (leggi il nostro articolo su di loro), che recuperano una tradizione musicale come il grunge attualizzandola per proporla anche alla generazione Z, getta i semi per quel sentimento di fiducia in un cambiamento possibile. Proprio a partire dalla passione di un individuo, di un piccolo gruppo, poi di un quartiere che diventa una città intera e si apre al mondo.
