Il pomodoro si può coltivare utilizzando il 30% di acqua in meno

Utilizzare fino al 30% di acqua in meno, ridurre in modo significativo l’ingresso dei nitrati in falda e ottenere rese analoghe o addirittura superiori rispetto ai metodi di irrigazione tradizionali.
Sono più che incoraggianti i risultati emersi dal secondo anno di sperimentazione del progetto di efficientamento dell’irrigazione a goccia nel pomodoro da industria realizzato in maniera congiunta da Finaf, la principale associazione di organizzazioni di produttori (Aop) ortofrutticola europea, e il Canale Emiliano Romagnolo (Cer).

Secondo quanto riferito dalla Finaf, la ricerca, condotta tra il 2024 e il 2025 all’Acqua Campus di Budrio, conferma che l’irrigazione a goccia intermittente, associata a sistemi di supporto decisionale come Irriframe e Fert-Irrinet, rappresenta una delle soluzioni più efficaci per coniugare produttività, risparmio idrico e tutela delle risorse naturali.
In un contesto climatico in cui la razionalizzazione dell’acqua, in particolare in una coltivazione esigente come quella del pomodoro da industria, è sempre più cruciale, si tratta innegabilmente di una strategia che ha tutte le caratteristiche per risultare vincente.

Le sperimentazioni fatte

Come spiegano Riccardo Ercoli (Finaf) e Domenico Solimando (Cer), le prove in campo hanno messo a confronto impianti di irrigazione a goccia tradizionali e sistemi innovativi a goccia intermittente, questi ultimi testati con due differenti livelli di quantità d’acqua utilizzata: piena restituzione, cioè usando gli stessi quantitativi dei sistemi tradizionali, e limitato sussidio, che prevede una riduzione sensibile dell’acqua utilizzata. 

Ebbene, i dati raccolti in due annate molto diverse tra loro (una primavera piovosa seguita da un’estate nella norma nel 2024, e un 2025 più siccitoso e caldo) hanno mostrato che anche con il 30% di acqua in meno, le piante hanno mantenuto la stessa produttività delle zone irrigate in modo tradizionale.
Inoltre, la distribuzione dell’acqua nel suolo è risultata più omogenea, con una riduzione delle perdite per infiltrazione profonda e questo ha permesso anche una riduzione consistente della cosiddetta lisciviazione dei nitrati, cioè della dispersione di queste sostanze negli strati più profondi del suolo. I nuovi sistemi hanno permesso di evitare una perdita di circa 60 kg di nitrati per ettaro, contribuendo alla tutela della falda e migliorando l’efficienza dell’azoto.
Altro effetto rilevante è la riduzione del 50% dei casi di marciume apicale nella produzione, un dato che permette di preservare volumi importanti di prodotto.

Le conclusioni che si possono trarre

«Questi risultati mostrano che l’irrigazione a goccia intermittente non solo consente un uso più razionale dell’acqua ma rende anche più disponibile l’azoto per la coltura, elemento che può migliorare le performance produttive».

Anche con l’utilizzo del 30% di acqua in meno, le parcelle irrigate con tecnologia intermittente hanno garantito rese produttive equivalenti o superiori rispetto a quelle irrigate con sistemi tradizionali. La produzione quindi non ne ha risentito in termini di volume.
Non solo. Sempre secondo i tecnici coinvolti, l’analisi del raccolto ha mostrato una qualità perfettamente in linea con gli standard che l’industria di trasformazione chiede ai produttori: calibro, grado Brix e uniformità non hanno mostrato differenze di rilievo, indicando che una gestione idrica più intelligente e sostenibile non compromette le caratteristiche richieste dalla filiera.

L’attività di sperimentazione proseguirà anche nel 2026, con l’obiettivo di consolidare i risultati e favorire l’adozione su larga scala delle tecniche testate.

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