Una partita di pellet dichiarato come “abete” ma in realtà prodotto con legno di pino, per un totale di 240 tonnellate già immessi sul mercato: è quanto hanno scoperto i finanzieri del Gruppo di Ravenna durante un controllo mirato alla verifica delle filiere commerciali e alla prevenzione delle frodi.
L’ispezione ha riguardato un’azienda che importa merce attraverso il porto di Ravenna e la rivende sul territorio nazionale. Tra i prodotti controllati, una grande quantità di pellet sfuso proveniente dal Brasile e destinato al confezionamento in sacchi da 15 chili. Incrociando i documenti di importazione con le successive fatture ai clienti, è emerso che il pellet, dichiarato e venduto come abete, proveniva in realtà da piantagioni di pino, l’unica essenza arborea prodotta nel Paese d’origine.
La falsificazione non riguarda un dettaglio trascurabile: il pellet di abete è considerato di qualità superiore rispetto ad altre essenze come pino, faggio, castagno o larice, perché garantisce una combustione più pulita, con minori residui e una resa energetica maggiore. Un elemento che incide direttamente sul prezzo finale e che può quindi indurre in errore i consumatori, convinti di acquistare un prodotto di fascia più alta.
Di fronte alle incongruenze riscontrate, i finanzieri hanno informato la Procura di Ravenna, ipotizzando nei confronti dell’azienda il reato di vendita di prodotti industriali con segni mendaci. La società potrebbe inoltre essere chiamata a rispondere anche ai sensi della normativa sulla responsabilità amministrativa degli enti.