di Riccardo Olmi
La musica torna a scorrere nelle Arterie, e in questo numero incontra un duo dalle sonorità roots blues’n’pop, formato da Fabrizio Rivola (chitarra) e Petar Stanovic (batteria e voce).
A pochi minuti dalla diretta i due artisti sono arrivati quasi in punta di piedi e con una drum-machine degli anni ‘60 che ha dato corpo e struttura al suono dei brani che hanno eseguito ai microfoni di Radio FlyWeb.
Tutto è partito e ritorna all’arte visiva
Fabrizio e Petar sono due artisti visivi dai mille progetti, che vivono tra Imola e Faenza, e che mixano con talento diversi linguaggi espressivi.
Tutto nasce dalla collaborazione decennale nel campo delle arti visive, durante la quale hanno realizzato molti video d’arte e le relative colonne sonore. Partendo da una serie di riprese e montaggi che esplorano le origini del blues attraverso le work songs degli schiavi afroamericani durante il lavoro forzato nelle piantagioni, attraverso l’utilizzo di strumenti improvvisati come pentole e zappe si evocano quei canti corali che scandivano i movimenti e sembravano alleggerire la fatica.
Le influenze musicali di questa band spaziano dal delta blues al blues balcanico, da Mississippi Fred McDowell e R.L. Burnside virando sul black dei primi anni ’90, fino al rock.
«I nostri progetti esplorano a livello visivo e sonoro una storia di emigrazione che è anche quella di Petar che è croato e ha “contaminato” la sua vita e la sua identità spostandole da una terra all’altra. Molti dei nostri lavori indagano il tema dell’immigrazione e del nomadismo non solo fisico ma anche identitario e nascono proprio da Petar – spiega Rivola -. Dopo aver affrontato la musica attraverso la videoarte abbiamo pensato di fondare un vero e proprio progetto musicale: i Bubba’s Brigada!».
Essere artisti visivi e musicisti significa poter offrire un’esperienza multisensoriale. Fabrizio e Petar hanno fatto anche molte performance dal vivo dove le loro identità artistiche e poliedriche si sono espresse all’unisono. A Imola e a Medicina hanno realizzato diverse mostre d’arte dove hanno sonorizzato dal vivo i loro video. Esperienze di pura sperimentazione, performance live artistiche a tutto tondo.

Amica, collaboratrice ed estimatrice di Rivola e Stanovic é Annalisa Cattani, artista, curatrice, studiosa di retorica e arti visive, imolese e nota nel territorio per la curatela del progetto artistico di arte pubblica “Quando un posto diventa luogo”, che da più di dieci anni coinvolge gli istituti scolastici di Imola con l’intento di creare momenti artistici partecipativi sulla memoria e la Resistenza. “Quando un posto diventa luogo” è un progetto d’arte pubblica sviluppatosi nel tempo e nello spazio attorno al concetto di memoria e monumento.
Annalisa Cattani condivide con noi parole di gratitudine e apprezzamento verso i nostri ospiti: «Da sempre collaboro con Fabrizio e Petar e posso dire che sono due grandissimi artisti visivi, musicisti eclettici e persone straordinarie. Proprio Rivola è stato la mia “sliding door” (porta scorrevole), che ha aperto il percorso verso l’Accademia di Belle Arti di Bologna, cambiando tutto il mio cammino; naturalmente in meglio. Con questi due amici, oltre a Dragoni, Russo, Massimo Marchetti e Adriana Torregrossa, abbiamo fondato diverse associazioni culturali tra cui Darth, che opera per la divulgazione dell’arte contemporanea in Italia e all’estero, e che è alla base del Centro Novella Guerra. Possiamo descrivere questo luogo come una residenza, uno spazio immerso nella campagna imolese dove portiamo avanti un progetto artistico che preserva spazi di sperimentazione con l’obiettivo di non lasciar estinguere un concetto un po’ dimenticato: il sacro fuoco dell’arte. Al Novella Guerra possiamo farlo con tutti i linguaggi possibili come abbiamo fatto anche recentemente, il 15 novembre, con un concerto proprio dei Bubba’s Brigada».
Arte e musica si fondono
Arte e musica si fondono nell’opera dei Bubba’s Brigada, che hanno fatto uscire il loro primo Ep, Dry Branches nel gennaio 2023, anche se molti dei loro singoli erano già apparsi sulle piattaforme streaming dal 2019.
Cinque brani che sono stati registrati al CrinaleLab di Brisighella, uno spazio per la creatività nato in una struttura tecnica e residenziale dedicata a produzioni, registrazioni, allestimenti, prove, incontri in costante rapporto col territorio, e mixati al Waveroofstudio di Castel Bolognese, dal fonico Ivano Giovedì.
Cinque brani che vanno da Shoot me, ad Auimamè, per proseguire con Black Balkan Boogie Man e Vladiwoodstock, chiudendo con Piombo che è l’unico pezzo in italiano.
La lingua con cui questo incredibile duo mette in musica idee ed emozioni è spesso quell’inglese universale che ha aiutato Petar a integrarsi in Italia. Ma le radici sono sempre presenti nel blues sound e nello storytelling dei Bubba’s. A volte accade che le lingue si alternino in un solo brano: inglese, croato, italiano e ancora inglese; quasi a ricomporre un’identità e quei pezzetti di radici di Petar, da ritrovare forse tra Italia e Croazia.
Tanta è la potenza nella voce di Petar che ricorda il suono dolce e selvaggio di un orso bruno (come quello del video di Black Boogie Balkan Man), un animale totemico, potente simbolo di forza, guarigione e introspezione, che prova sollievo nell’accarezzarsi l’anima “playing” con la drum-machine o la batteria acustica, sempre sostenuto e accompagnato dalla fedele chitarra di Fabrizio. Ed è proprio Rivola che ha introdotto orsi, lupi e maschere nei video e nelle rappresentazioni di quello che i Bubba’s fanno anche in musica.
Dry Branches é blues che vira nel rock, materico come il supporto con cui questa stramba Brigada ci omaggia della sua opera. L’Ep è arrivato in studio su una chiavetta Usb attaccata con la colla a caldo ad un rametto secco e biforcuto con annodato un pezzetto di stoffa rossa. In contrapposizione all’ascolto digitale, Dry Branches celebra il ritorno al supporto fisico. Il progetto prende forma in un rametto in edizione limitata: un oggetto tangibile di ispirazione sciamanica che contiene i cinque brani e tre video esclusivi.

Per quanto riguarda le esibizioni live, Petar racconta: «I contest locali sono tra i pochi palcoscenici ancora aperti a tutti, anche se fatico a comprendere la competizione tra gli artisti che sono unici e originali. Quest’anno abbiamo partecipato al Veneto Rock Contest e al FaenzaRock dove siamo stati anche premiati nella categoria “prog” con un premio che la giuria ha creato solo per noi in quell’occasione».
Further Questions
Nel dicembre del 2024 con l’uscita del loro album Further Questions il concept del supporto materico viene ripreso in contrasto con la tendenza dell’ascolto digitale. L’album si compone di sette brani che virano verso un rock più deciso. Entrano in scena altri strumenti (tastiere), e l’uso della lingua italiana nei testi è più diffuso. Le altre domande indagano più a fondo le diverse sfaccettature dell’identità umana, delle relazioni con l’altro e con se stessi e riprendono il concetto della territorialità.
La copertina dell’album è stata realizzata dall’artista visivo Stefano W. Pasquini e donata alla band a supporto del progetto artistico-musicale.
Supporti materici, bastoni sciamanici che alimentano il fuoco sacro dell’arte in uno studio radiofonico, sul palco di un contest per musicisti che non distinguono un “do” da un “si” bemolle, in una residenza per artisti in mezzo alla natura sulle colline imolesi o in un qualunque angolo di questo Mississippi infinito che è il fiume dell’umanità nomade.
Ascolta il podcast registrato negli studi di Radio FlyWeb
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