I dispositivi informatici dismessi possono diventare un dono

di Milena Monti

Il passato informatico delle aziende, in termini di dispositivi, diventa un presente nel doppio senso della parola: da un lato torna a nuova vita, dall’altro diventa un dono.
Questo gioco di parole poetico perché siamo a Natale, ma il senso è quello: trasformare dispositivi informatici dismessi in risorse attuali per chi ne ha bisogno.
È quello che fa il progetto “CommunityConnect”, a Imola rappresentato dalla sinergia e collaborazione tra Quanture, azienda di informatica con base a Formigine (nel modenese), la cooperativa sociale Giovani Rilegatori e il Comune di Imola.

Ricostruire il presente per dare nuova forma al futuro

È questo il claim del progetto nato due anni fa a Formigine, headquarter di Quanture, con la collaborazione dell’amministrazione locale e di una onlus operativamente impegnata nella gestione dei dispositivi donati.
«Dato il successo del progetto abbiamo deciso di esportarlo in altri territori creando relazioni ad hoc – racconta Marina Silvestri, responsabile marketing e comunicazione di Quanture -. Questo perché crediamo che le imprese tutte debbano essere attori chiave nella promozione di pratiche sostenibili che impattano positivamente sull’ambiente e sulla comunità circostante. Nel nostro progetto la connessione fra imprese diverse crea una sinergia win-win, che dona qualcosa a tutti».

I soci fondatori di Quanture. Da sinistra: Matteo Manelli, Simone Pilo e Simone Ponzoni.

Chi fa cosa

In primis, Quanture, che ha fra i propri clienti realtà imolesi, propone alle aziende con cui lavora di donare al progetto i propri dispositivi dismessi o in fase di dismissione. «Spesso le aziende per le loro necessità sostituiscono pc, notebook o desktop che sono ancora perfettamente funzionanti – spiega Silvestri -. Per loro si tratta di materiale da stoccare, ma il potenziale è che sia ancora utilizzabile da chi ne può avere bisogno pur senza possedere i mezzi per disporne». Da qui l’idea del dono circolare.

La cooperativa sociale Giovani Rilegatori, individuata come partner per il progetto, è stata formata dai tecnici di Quanture per riconoscere i dispositivi ancora utilizzabili messi a disposizione dalle aziende e rigenerarli per i nuovi utilizzatori, enti, associazioni e famiglie bisognose individuate attraverso il lavoro del Comune di Imola – che si fa anche promotore del progetto nel territorio – e lo sportello Asp dei servizi sociali.
L’intero iter del progetto è un dono da parte di tutti i soggetti coinvolti: le donazioni delle aziende, la formazione di Quanture, e il lavoro di Giovani Rilegatori che la cooperativa sociale coglie come una opportunità. «Il nostro obiettivo aziendale sono gli inserimenti lavorativi di persone svantaggiate – spiega il presidente della coop, Carlo Alberto Gollini -. Per loro facciamo tutto quello che possiamo senza porci limiti e secondo quello che richiede il mercato. Giovani Rilegatori nasce nel 1983 come copisteria e nel tempo si allarga a servizi di legatoria, assemblaggi, confezionamenti e gestione archivi fisici e digitali; se l’assistenza tecnica informatica può diventare una nuova “gamba” e permettere qualche inserimento lavorativo in più, ben venga investire il nostro tempo in questa strada. Da lavoro nasce lavoro».
La sfida di Giovani Rilegatori ha ragione di essere accettata se si guarda allo sviluppo della cooperativa, che ad oggi con 33 dipendenti, di cui il cinquanta per cento di categorie protette, produce un fatturato di oltre due milioni e mezzo di euro.

Il Comune di Imola, prioritariamente attraverso l’Asp, si occuperà di individuare enti, associazioni e famiglie bisognose cui donare i prodotti rigenerati e finanzierà l’ampliamento del laboratorio occupazionale già presente presso la Cooperativa Giovani Rilegatori a seguito di convenzione stipulata con Asp e Ausl di Imola.

Al momento il progetto “CommunityConnect”, appena partito, è nella fase di contatto con le aziende per fare l’inventario di quanto può essere recuperato e donato.

Il progetto in ottica Sviluppo sostenibile

Il progetto si pone il proposito di avere un impatto positivo su 8 dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sdg) stilati dall’Onu, dal sostegno a persone in condizione di necessità allo sviluppo virtuoso di un processo di economia circolare.

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