Le strade sono piene di buche pericolose

Probabilmente non è il peggiore dei danni causati dalle forti piogge che il giorno di Natale si sono abbattute sull’Emilia-Romagna, anzi, sicuramente non lo è. Ma le buche che si sono aperte nelle ore successive nelle strade rappresentano comunque un’emergenza concreta, da affrontare in tempi rapidissimi. Un problema che non può più essere considerato episodico, ma che richiede anche soluzioni di lungo periodo, quelle che in gergo amministrativo vengono definite “strutturali”.

Scampata la paura di una nuova esondazione dei fiumi, in questi giorni di fine anno la rete viaria si presenta in molte zone dei nostri territori come un vero e proprio percorso a ostacoli. L’acqua piovana, infiltrandosi nelle crepe dell’asfalto, indebolisce il sottofondo e fa saltare le toppe utilizzate per coprire le buche precedenti. Il risultato è che, al passaggio di auto e soprattutto di mezzi pesanti, i blocchi di pavimentazione si sollevano e cedono, lasciando voragini profonde anche diversi centimetri.

Un pericolo tutt’altro che trascurabile. Per le automobili il rischio è quello di danni alle sospensioni, con costi comunque non di poco conto. Ma per chi viaggia in moto o in bicicletta la situazione diventa ancora più critica: centrare una buca può significare perdere il controllo del mezzo e finire a terra, con conseguenze potenzialmente anche molto gravi. Non a caso, in questi giorni si sono moltiplicate le segnalazioni e le proteste.

Le strade più colpite sono quelle a maggiore percorrenza, dove il traffico intenso accelera il degrado, ma anche le strade di campagna e quelle di collegamento e di accesso ai centri abitati, spesso caratterizzate da manti stradali più vecchi e da una manutenzione meno frequente. A salvarsi, almeno per ora, sono solo i tratti in cui l’asfalto è stato steso di recente e dove non si sono ancora formate le microfratture che permettono all’acqua di infiltrarsi.

Il tema, però, va oltre l’emergenza contingente. L’aumento della frequenza e dell’intensità delle precipitazioni, legato ai cambiamenti climatici, rende evidente come interventi tampone e riparazioni rapide non siano più sufficienti. Servono materiali più resistenti, una progettazione diversa delle pavimentazioni e una programmazione della manutenzione che tenga conto di scenari meteo sempre più estremi.

A Imola il sindaco Marco Panieri ha presentato nei mesi scorsi un piano pluriennale di rifacimento delle strade che, in caso di rielezione in primavera, promette di interessare circa la metà dei 700 chilometri di strade ordinarie presenti nel territorio comunale. Un programma ambizioso, che punta a ridurre progressivamente il degrado accumulato negli anni.

A Faenza, invece, la giunta guidata dal sindaco Massimo Isola ha avviato lo scorso ottobre i lavori di rifacimento del manto stradale cittadino danneggiato dalle alluvioni. Gli interventi, dal costo complessivo di quasi 4 milioni di euro, sono finanziati dalla struttura commissariale nell’ambito del Pnrr e dovrebbero concludersi entro la primavera.

Resta però aperta la questione delle risorse e delle responsabilità. I cittadini chiedono strade più sicure e interventi rapidi, mentre gli enti locali destinano a bilancio risorse comunque non sufficienti a mantenere un patrimonio viario vastissimo. Una sfida che, alla luce degli eventi degli ultimi anni, non può più essere rimandata e chiede una soluzione.

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