di Milena Monti
Chi sostiene che i giovani di oggi non partecipino alle vicende dell’attualità nazionale e internazionale non conosce i giovani. Ma non conoscere i giovani di oggi non è reato; il peccato è non volerlo fare, alzare un muro che separa chi di qua da chi di là, ragionare per frasi fatte, sentirsi a posto così.
Noi siamo andati a cercare i giovani di oggi per capire cosa li muove, come e perché. Siamo partiti da Ca’ Vaina, il centro sociale imolese, non tanto come luogo ma come contenitore di opportunità, diversità, ricchezza, partecipazione. Lì abbiamo trovato un giovane gruppo organizzato da giovani: il collettivo Edera. Ve lo raccontiamo con il loro racconto.
Collettivo Edera, un racconto al femminile sovraesteso*
*Premessa: di comune accordo con il collettivo, che nel proprio manifesto è intersezionale transfemminista di giustizia climatica e ambientale, il loro racconto è scritto al femminile sovraesteso anziché al maschile sovraesteso, ovvero utilizzando il femminile plurale al posto del maschile plurale per indicare il gruppo misto che fa parte del collettivo.
“Le edere”, chiamiamole così, sono un collettivo e non una associazione, nel rispetto di ciò in cui credono: una struttura orizzontale, diversa da altre forme di stare insieme – come l’associazione appunto – che hanno invece strutture piramidali con cariche e ruoli definiti e separati. Una dichiarazione di intenti scelta dalla nascita – nel 2023, a Imola – che ha anche i suoi contro, ammettono: ad esempio l’impossibilità di chiedere spazi o contributi o partecipare a bandi, mancando una forma giuridica. Ma così preferiscono, le edere, per non snaturarsi, loro che nel nome e nel funzionamento si ispirano alla pianta rampicante che cresce dal basso, si ramifica e si espande in luoghi inconsueti, abbandonati e non, resistendo a tutto.
Tornando alla forma del collettivo, fra pro e contro, la necessità che hanno dunque le edere di appoggiarsi ad altri per portare avanti il proprio lavoro (ad esempio Ca’ Vaina ma anche il centro giovanile Flood di Mordano e il Csa Brigata36 di Imola) è per loro la prima forma di attivismo. «Il nostro spazio è orizzontale, flessibile, raggiungibile da chiunque voglia viverlo per riattivarsi – raccontano -. L’attivismo, del resto, è l’attivazione di domande strategiche in ottica collettiva e secondo una formazione condivisa».
Le edere più attive sono una decina e hanno tutte una ventina di anni, ma il loro numero varia a seconda dei luoghi e dei temi. Il loro manifesto è infatti formato da sei punti differenti «ma interconnessi: cerchiamo di vedere le intersezioni delle lotte attuali della realtà complessa e interconnessa nella quale viviamo e sulla quale ci interroghiamo. Da un lato essere intersezionali è la nostra soluzione a non dover scegliere quale singolo tema; questo, inoltre, arricchisce ogni singola lotta anche perché quando ci interroghiamo e ci muoviamo cerchiamo di coinvolgere chi è direttamente coinvolto, anche quando non siamo noi in prima persona».
I sei punti del manifesto
I sei punti del manifesto delle edere sono i temi su cui vogliono fare rumore nel silenzio generale.
Transfemminismo. «In uno spettro più ampio del femminismo, siamo per la pari dignità di vivere di tutte le soggettività sessuali oggi marginalizzate, nel rispetto delle diversità».
Giustizia climatica. «La trattiamo attraverso focus vari e più attuali possibili per evitare di cadere nell’errore del mainstream che ormai dà questo tema per scontato; è invece una lotta in divenire, che ci chiede quale ruolo vogliamo avere in questa crisi climatica e ambientale».
Antispecismo. «La visione antropocentrica in cui siamo storicamente immerse ha posto l’essere umano in una posizione di superiorità rispetto ad ogni altra specie vivente. Ma nessuna specie ha più diritto alla vita di un’altra. Rispetto e solidarietà verso tutte le forme di vita sono le pratiche dell’antispecismo. È una faccia dell’antirazzismo ma include anche il veganismo nella sua realizzazione pratica. Questo è forse il punto più ostico e di più difficile raggiungimento, anche perché il meno presente nel dibattito pubblico. Si tratta di un punto non delegabile perché riguarda il nostro rapporto con gli altri esseri viventi».
Antifascismo. «Il fatto che ci sia ancora necessità di un dibattito sull’antifascismo è un campanello di allarme. Se ne sono dimenticati i valori troppo velocemente, per questo li ricordiamo: in primis, la libertà contro ogni oppressione».
Anticolonialismo. «O forse dovremmo dire decolonialità, per decostruire il pensiero coloniale che è come innato in tutte noi, figlie della storia e della cultura occidentale in cui siamo cresciute. Questa è la lente con cui cerchiamo di leggere il mondo, un tema che quando parli di altri temi accende come una luce per una più onesta comprensione».
Anticapitalismo. «Perché il capitalismo permea tutto, ogni tema: donne, animali, ecosistema, ovunque si trovano speculazioni di ogni tipo; mettiamo in discussione questo modello in favore di strade alternative».
Uno spazio aperto e due gruppi di autocoscienza

Lo spazio aperto delle edere è ogni giovedì sera a Ca’ Vaina dalle 21 alle 23; per altri appuntamenti, come le assemblee tematiche e gli eventi, è possibile seguire la loro pagina Instagram (ederacollettivo). Oltre alle riunioni settimanali, Edera fa attività nelle scuole durante le co-gestioni (le assemblee auto-organizzate degli istituti superiori) e ha all’attivo due gruppi di autocoscienza che sono partecipati anche da persone che non fanno parte del collettivo: Calze a rete, che raggruppa donne per la condivisione e la riflessione su cosa è e come è il patriarcato della società moderna a partire da temi di cronaca, canzoni, film e altri stimoli; Da uomo a uomo è invece il gruppo maschile, nato dopo il femminicidio Cecchettin, per il dibattito al maschile su femminicidio, patriarcato e temi connessi. «L’autocoscienza maschile è ancora acerba, questo attivismo di genere è più che mai importante oggi». Le edere, come la pianta, sono pronte a svilupparsi anche qui.