Il Comitato São Bernardo ha cessato la sua attività

Il Comitato São Bernardo ha cessato la propria attività. Con una comunicazione piena di amarezza, e con un incontro in municipio in cui, davanti al sindaco Marco Panieri e al vescovo della Diocesi di Imola Giovanni Mosciatti, sono stati ripercorsi i 36 anni di vita e di attività dell’associazione, si chiude così una delle pagine più significative e tangibili dell’azione di solidarietà e cooperazione internazionale espressa dal territorio imolese.

Nadia Bassi, storica presidente del Comitato São Bernardo, e Marcello Grandi, che fu sindaco di Imola dal 1987 al 1992 e che diede grande impulso alla nascita dell’associazione. Un momento dell’incontro in municipio con la giunta comunale e con il vescovo.

«Ci sono momenti nella storia di un’associazione come la nostra – scrivono dal Comitato – in cui è giusto fermarsi, prendersi il tempo di riflettere insieme, fare un bilancio di dove siamo arrivati e guardare avanti, con coraggio e apertura al cambiamento. Il nostro 2024/25 è stato uno di quei momenti. Il mondo intorno a noi è profondamente cambiato. L’irruzione del Covid-19 ha messo a nudo la fragilità del nostro mondo e ci ha fatto precipitare in una crisi che non ha risparmiato nessuna relazione. Sono aumentate la violenza e la negazione dei diritti nei confronti delle donne e delle persone migranti, sono aumentare le disuguaglianze e la povertà, si è aggravata la povertà educativa, si sono ristretti gli spazi di democrazia e di esercizio dei diritti (non ultimo del diritto alla salute), nel quadro di una crisi ambientale e climatica senza precedenti».

36 anni di attività solidale

Dalla sua nascita, nel 1989, grazie ai fondi e alla disponibilità di enti pubblici e dei privati cittadini, il Comitato São Bernardo ha promosso progetti in Brasile e in Senegal «con l’obiettivo di promuovere il dialogo fra le persone e fra i popoli, per un mondo di pace e di accoglienza, con più diritti e democrazia, più equità sociale e sostenibilità ambientale, nel segno della parità fra uomini e donne e della fine di ogni discriminazione».
A São Bernardo l’associazione ha contribuito alla costruzione della scuola di formazione professionale, sostenendo migliaia di corsi professionalizzanti, diversi asili nel tempo, un centro diurno per anziani e attività sociali a favore di bambini, adolescenti e famiglie in difficoltà. Dal 2001 il Comitato ha iniziato a operare in Senegal, nella regione di Casamance, in partenariato con il Cospe, costruendo scuole, recuperando certificati di nascita, promuovendo i diritti civili, combattendo la malnutrizione infantile e sostenendo l’autonomia economica di donne e piccoli agricoltori, fino all’esportazione Fairtrade dei prodotti. Più recentemente ha realizzato il progetto Essere Donna, volto alla tutela dei diritti delle donne e al miglioramento dei servizi sanitari, attraverso formazione del personale locale, fornitura di ambulanze e attrezzature mediche, offrendo supporto concreto e speranza alle comunità più vulnerabili.

Insomma lavoro, impegno e risultati, tanto che la decisione di chiudere questa esperienza di solidarietà, una decisione sofferta, come spiegano i volontari, «è suffragata dalla coscienza di aver raggiunto tanti traguardi positivi, di aver dato speranza, consapevolezza e aiuto a molte persone. Gli obiettivi che il Comitato si era dato nel lontano 1989 sono stati ampiamente raggiunti ed anche superati con onore e grandi soddisfazioni». Eppure la storia finisce qui. 

Le cause: il mutato scenario globale e il mancato coinvolgimento dei giovani

«Siamo un’organizzazione matura e maturità significa anche consapevolezza, consapevolezza che il mutato scenario globale richieda una presa di coscienza e l’assunzione di scelte coraggiose. Nel 2024-25 abbiamo assistito a cambiamenti epocali, che hanno avuto un impatto sul nostro lavoro e ci hanno messo in discussione nella rilettura di quello che può essere il nostro contributo. Non solo la guerra in Europa e il nazionalismo come ideologia dominante, ma il venir meno dello spirito di solidarietà che aveva innescato la pandemia, così come dell’attenzione alla crisi climatica e ambientale. Mutamenti di scenario si sono avuti anche nei Paesi in cui operiamo, dai cambi di governo, a tentativi di colpi di stato, a nuove sacche di povertà generate dall’aumento dei prezzi e dalla scarsità di materie prime, alla repressione dei movimenti sociali.
Molte sarebbero dunque le sfide che ancora dovremmo affrontare, ma nonostante i numerosi amici, le forze dell’attuale gruppo direttivo sono sempre più deboli per affrontare sfide sempre più impegnative. Non è viltà né mancanza di coraggio, perché in molti di noi la passione e la voglia di dare una mano è ancora forte».
Ma ciò che non c’è stato è quello che sta mettendo in difficoltà e interrogando altre storiche associazioni di volontariato presenti sul territorio, vale a dire il cosiddetto ricambio generazionale. «Non abbiamo avuto la capacità di coinvolgere giovani generazioni in questo impegno», dicono dal Comitato.

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