Il 30 dicembre l’Autorità di Bacino ha reso pubblico il progetto di variante al Piano di assetto idrogeologico alla luce delle alluvioni che nel maggio 2023 e a settembre-ottobre 2024 flagellarono l’Emilia-Romagna. Un lavoro corposo, fatto di analisi delle criticità, modelli matematici e simulazioni di scenari più o meno catastrofici, con l’obiettivo di individuare gli interventi necessari a «minimizzare – come si legge nella relazione – i danni complessivi che gli eventi di piena possono determinare, partendo dal presupposto che il rischio zero, inteso come la messa in sicurezza assoluta del territorio, non è conseguibile».
In generale, per gli affluenti del Reno e per i corsi d’acqua della Romagna, l’Autorità di Bacino indica tre tipi di interventi da realizzare per ridurre il rischio di inondazione: la creazione di casse di laminazione in cui far defluire l’eccesso di acqua dei fiumi, allagando terreni in parte già allagati nelle precedenti inondazioni; il rafforzamento degli argini esistenti; infine la creazione di nuove arginature continue «in prossimità della via Emilia ed in corrispondenza di alcuni dei principali centri abitati, tra cui, in particolare, Cesena, Forlì, Faenza, Castel Bolognese e Imola».
Due casse di laminazione, a monte e a valle
Per quanto riguarda il corso del fiume Santerno, nei 70 chilometri che da Castel del Rio lo portano a gettarsi nel Reno, la costruzione di nuovi argini dovrà riguardare l’abitato di Borgo Tossignano (in riva destra tra via Marzabotto e il ponte della provinciale Montanara), e Casalfiumanese (a difesa dell’area industriale e della porzione di abitato a sud della stessa strada provinciale). Mentre due casse di laminazione sono previste a monte di Imola, in lato sinistro tra le propaggini del quartiere Pedagna e Case Cipolla, su terreni in parte del Demanio e in parte della Cti; e a valle, su lato destro in corrispondenza di San Prospero, anche in questo caso occupando terreni che sono di proprietà della Cti.
I lavori in corso
A Imola nel giugno scorso sono partiti i lavori per mettere in sicurezza la città da precipitazioni eccezionali come quelle che nel 2023 riempirono di acqua e fango le case del quartiere Campanella e via Tiro a Segno, allagando anche l’autodromo Enzo e Dino Ferrari. Sono stati abbattuti decine e decine di alberi, è in costruzione un muro a protezione dell’autodromo e, a lato di via Graziadei, sono state installate delle valvole clapet per impedire il riflusso dell’acqua nei momenti di piena. È poi in corso uno scavo per portare via circa 190mila metri cubi di terra dalla golena, aumentando in questo modo la portata e la capacità di deflusso del fiume nel tratto tra il ponte della Tosa a nord e il ponte della ferrovia a sud. Costo complessivo dell’intervento: circa 5,5 milioni di euro, finanziati con fondi Pnrr e risorse destinate alla ricostruzione post alluvione.
Tutti interventi che però coincidono solo in parte con quanto previsto dall’Autorità di Bacino.

Nel Piano di assetto idrogeologico si dice infatti che «il contenimento dei livelli idrici, in ambito cittadino, sarà garantito dal potenziamento della capacità di deflusso», quindi dagli scavi di ampliamento dell’alveo del fiume, ma poi si chiede la realizzazione di «due nuovi sistemi arginali»: uno sulla sponda destra, «dal ponte di via Dante, lungo il confine dell’autodromo, fino a raccordarsi, in arretramento, al rilevato di accesso al ponte della via Emilia», quindi dove è in costruzione il muro a protezione dell’Enzo e Dino Ferrari; l’altro sulla sponda opposta «in sinistra, lungo via Pirandello prima e via Graziadei poi, dalla rotatoria in corrispondenza di via Tiro a Segno fino a via Banfi». Un intervento, quest’ultimo che non è previsto nel piano comunale preparato dalla società pubblica Area Blu, che per la zona di via Tiro a Segno ha limitato l’intervento alla realizzazione di un arginello a protezione delle case più esposte.
Il problema è lo storico ponte di viale Dante

Il punto di frizione tra i due diversi assetti prefigurati dal Comune di Imola e dall’Autorità di Bacino è il ponte di viale Dante.
Come ha spiegato il sindaco Marco Panieri, se venissero realizzati gli argini voluti dall’Autorità di Bacino lungo via Pirandello e via Graziadei, nel caso di una piena come quelle viste nel 2023 e 2024 finirebbe sott’acqua non solo il ponte ma parte delle abitazioni del viale e l’ingresso dell’autodromo. Per evitare questa evenienza il ponte andrebbe quindi alzato di alcuni metri, ma l’ipotesi, ventilata dall’Autorità di Bacino, per l’amministrazione comunale non è nemmeno da prendere in considerazione. Contrasterebbe, come spiegato dal Comune anche in sede di Conferenza dei servizi, con i vincoli posti sul bene dalla Soprintendenza, e in caso di cantieri porterebbe disagi e traffico bloccato per lunghi periodi in uno dei punti cruciali per il transito e per l’attrattività turistica cittadina legata all’autodromo. Senza dimenticare che il ponte di viale Dante è stato oggetto di un progetto di consolidamento e miglioramento concluso meno di due anni fa e costato oltre un milione di euro.

Piuttosto, il nuovo ponte alla Tosa
Insomma, di alzare lo storico ponte, principale via di accesso all’autodromo, non se ne parla neanche. Piuttosto, l’amministrazione comunale punta su un’altra soluzione, vale a dire la demolizione e ricostruzione del ponte alla Tosa, un progetto su cui ha coinvolto economicamente un’importante azienda imolese come la cooperativa Sacmi. Per il nuovo ponte che collega il quartiere Pedagna a via Codrignanese tra gennaio e febbraio dovrebbe uscire il bando di assegnazione dei lavori, la cui conclusione è ipotizzata a fine 2027. Costruirlo così come da progetto, cioè con due corsie carrabili più una pista ciclabile verso valle, per una larghezza complessiva della strada di 14 metri, costerà 6 milioni 200mila euro, di cui 800mila euro saranno a carico della Sacmi.