Viaggiare sì, ma responsabilmente

di Giacomo Pozzi

La Terra non appartiene all’uomo; è l’uomo che appartiene alla Terra (Proverbio Navajo)

Le vacanze di Natale sono appena terminate, e con esse le piste da sci iniziano a svuotarsi ed essere più tranquille. Un po’ come per le spiagge della nostra Riviera a fine estate, che dopo mesi di code autostradali, ombrelloni, creme solari che galleggiano sulla superficie del mare e pesce estero servito nella stragrande maggioranza dei ristoranti, possono finalmente “respirare”, invitando poi gli appassionati di metal detecting a scovare monete, gioielli e quant’altro di disperso nella sabbia.

Alla fine, ogni viaggio lascia un segno, non solo nel nostro cuore o nella galleria del nostro smartphone, ma anche nei luoghi che attraversiamo. Ai rifiuti abbandonati in mezzo alla natura, all’inutile spreco di risorse delle strutture e dei servizi messi sotto pressione c’è poco da aggiungere, soprattutto se si pensa a quanti aerei decollano e atterrano in un anno, a tutte le automobili che macinano km ogni minuto, alle grandi navi da crociera che inquinano fino all’equivalente di 3.000 auto per ogni giorno di navigazione!

Il turismo di massa non è una novità, ma oggi più che mai dovremmo chiederci: può davvero essere sostenibile? La domanda è urgente e la risposta ancora di più. Troppe volte la bellezza dei luoghi è compromessa dai comportamenti umani omocentrici e omoriferiti. Ed è una cosa che proprio non sopporto: sdraiarmi ad esempio tra i mozziconi di sigarette o i tappi di birra abbandonati al fiume? Se l’incapacità di portarseli appresso per poi gettarli non è inciviltà, allora, dico io, è stupidità totale.

Sfogo a parte, a pensarci bene, non è tanto il turismo in sé a essere il problema: è appunto il modo in cui lo facciamo, e l’abitudine che ne abbiamo fatto. Fortunatamente, esistono alternative concrete per chi vuole viaggiare in modo, quantomeno, più consapevole. Festival come IT.A.CÀ – Turismo responsabile (festivalitaca.net), borghi con la Bandiera Arancione e iniziative di Italia che Cambia (italiachecambia.org) dimostrano che è possibile unire divertimento e relax con scoperta e rispetto dell’ambiente. Escursioni a piedi o in bici, agriturismi eco-friendly, fattorie didattiche e attività locali che valorizzano cultura e tradizioni sono esempi concreti di turismo etico e sostenibile.

Secondo i portali di turismo regionale, in Emilia-Romagna gli agriturismi sono più di 1.200, molti con certificazioni eco-friendly, e propongono prodotti tipici Dop e biologici, attività didattiche in fattoria e contatto diretto con la natura. Solo nella provincia di Bologna, i percorsi ciclabili fin sulle colline limitrofe coprono più di 120 km segnalati, come la Ciclovia del Santerno, lunga circa 44 chilometri e che attraversa sei comuni, partendo dai frutteti di Mordano fino alle colline del Parco Regionale della Vena del Gesso Romagnola, passando per Imola e altri borghi. Realtà che mostrano quanto sia possibile scoprire il territorio rispettando natura e comunità locali. E sembra scontato, ma non lo è affatto: alle persone dovrebbe essere insegnato il modo in cui spostarsi, a sostare nei luoghi che ci accolgono e a rispettare quindi quelli che attraversiamo.

A questo punto, riassumerei alcuni “suggerimenti pratici per voi viaggiatori responsabili”:

• Meno destinazioni turistiche di massa, scegliendo itinerari per vivere veramente i luoghi, scoprire borghi e comunità meno affollati e dare valore alle relazioni con le persone locali, imparando storie, tradizioni e usanze, invece di limitarsi a spostamenti veloci o attrazioni turistiche superficiali.
• Favorire piattaforme di turismo lento, dedicate ai percorsi slow, come quella promossa da Italia che Cambia in partnership con il Movimento Lento, che propone ciclovie e cammini slow accessibili e sostenibili;
• Agriturismi eco-friendly e fattorie didattiche: strutture con energia rinnovabile e applicanti i principi della permacultura, come la Fattoria dell’Autosufficienza, a Bagno di Romagna;
• Ridurre l’uso di mezzi inquinanti, viaggiando ad esempio con i mezzi pubblici: treno, autobus, bici o tramite servizi di car sharing come BlaBlaCar, per diminuire le emissioni di CO₂ legate agli spostamenti, invece di volare o guidare per lunghi tratti;
• Sostenere l’economia locale, consumando prodotti locali e stagionali, dormendo in strutture gestite da famiglie o cooperative e acquistando artigianato locale per far circolare i benefici economici nelle comunità visitate;
• Evitare il turismo che lascia tracce negative, tutelando l’ambiente: non lasciare rifiuti, rispettare sentieri, flora e fauna, e ridurre l’impatto umano sui luoghi naturali.
Chi desidera un’esperienza green può consultare anche il portale della Regione o Agriturismi.it per prenotare e trovare tutte le informazioni.

Ogni meta può essere unica, ma solo se la trattiamo con l’attenzione che merita. Dobbiamo rendere il mondo che ci circonda migliore, non peggiore. Ogni piccola scelta responsabile conta e può fare la differenza, può salvare un sentiero, un albero o un borgo. Prediligere percorsi alternativi, strutture sostenibili e attività locali significa trasformare il viaggio in un’esperienza che rispetta l’ambiente e sostiene le comunità.
Come ricordava Thoreau: «Non è ciò che facciamo di tanto grande che conta, ma il modo in cui lo facciamo».
Viaggiare consapevoli non è privarsi del piacere, ma moltiplicarlo, perché ogni luogo rispettato rimane magico per tutti.

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