“Tootsie”, il musical con Paolo Conticini. Visto dal palco

di Andrea Bacchilega

Dopo quasi quarant’anni dal successo cinematografico di Sidney Pollak, con un indimenticabile Dustin Hoffman, arriva per Tootsie l’adattamento in musical, prima a Broadway nel 2019, poi nel 2024 è Massimo Romeo Piparo, con la sua società di produzione, che lo porta al debutto in Europa, facendo tappa in settimana al Teatro Stignani di Imola.
Piparo, che per citare una battuta dello spettacolo potremmo definire un “nome” della televisione e del teatro italiani, ha firmato i più grandi musical prodotti negli ultimi anni: Jesus Christ Superstar, Billy Elliot e tanti tanti altri, alcuni dei quali, Mamma Mia!, The Full Monty e Tootsie per l’appunto, vedono come protagonista Paolo Conticini.

La storia è quella di un indomito e appassionato attore, Michael Dorsey, che dopo vent’anni di tentativi per affermarsi nella Grande Mela è ancora supportato dall’entusiasmo e dalla speranza del primo giorno, nonostante la sua carriera sembri prossima al capolinea.
Mentre sprona la sua amica e collega ed ex-ragazza Sandy a partecipare ad un provino nel ruolo di balia di Giulietta, matura la (disperata) idea che può permettergli di dribblare i veti con cui il mondo dello spettacolo lo sta costringendo ai margini: indosserà gonna e parrucca e nelle vesti di Dorothy Michaels sosterrà il provino per quel ruolo, usando come passepartout il nome del suo inconsapevole agente Stan, dal quale è appena stato messo alla porta.
Tutta la grinta, l’originalità, l’intransigenza di Michael le ritroviamo nel suo alter ego Dorothy, con esiti diametralmente opposti: Dorothy ottiene la parte, conquista la stima e la fiducia di colleghi, troupe e produzione del musical, riesce ad affermare la propria visione artistica incidendo sul copione tanto che il titolo dello spettacolo dovrà essere cambiato.

Il tutto è, anche, una riflessione, una squarcio sulla complicata vita di chi si sente attore e cerca di vivere di questo mestiere: di chi non perde i connotati dopo le tante porte sbattute in faccia; di chi ingoia l’amaro boccone di vedersi preferire colleghi meno dotati ma più “piacenti”; di chi sacrifica amori, amicizie e rapporti a cui il proprio sogno non lascia spazio; di chi deve convivere col compromesso di un ruolo ridicolo, o di un lavoro noioso, purché non manchi ossigeno alla fiamma della propria passione.

Tutta la vicenda gode dell’adattamento al musical: le inevitabili e frequenti grottesche circostanze, gli stati d’animo dei fragili personaggi, tutto resta sulla cresta dell’onda, nel giusto ritmo e intensità dell’alternanza di recitato, cantato e danzato, parti in cui tutti gli attori si dimostrano all’altezza.
L’apparato scenico ben congeniato riesce a passare velocemente dalla New York più abbagliante a quella più intima.
Per questo spettacolo, una particolarità dell’allestimento al Teatro Sistina è stata la presenza di una orchestra, e per chi ha potuto partecipare, o parteciperà alle repliche qui ad Imola, resterà la forte curiosità di rivedere come l’interpretazione degli attori possa arricchirsi alle prese con la musica dal vivo.
Nella seconda parte lo spettacolo diviene quasi incalzante e riesce nel coinvolgimento dello spettatore per il destino dei personaggi e l’epilogo delle loro storie.

Ovviamente tanto va a gonfie vele la carriera di Dorothy, ed il suo rapporto di amicizia profonda con la collega Julie, quanto si complica la vita di Michael, in cui convivono l’euforia per il riconoscimento del proprio talento, la disperazione nel rendersi conto, con molta calma ed ottimismo, che la situazione in cui si è infilato dovrà prima o poi concludersi, e il dispiacere per le ferite che questa conclusione provocherà nelle persone che si sono affidate a Michael e a Dorothy.
Insomma, con un colpo di teatro Dorothy se ne va, lasciando un grande vuoto.
Manca a Julie, che grazie a lei ha potuto affrancarsi dalle proprie paure, riconosce e dar fiducia alle proprie ambizioni e inclinazioni, abbandonare il rimorso e l’incertezza per le dolorose scelte fatte in passato.
Manca a Rita, la produttrice, che perde la sua “gallina dalle uova d’oro” e molto di più, una professionista capace di cambiare la rotta di una industria teatrale che sta tradendo se stessa svendendosi alla pochezza del gusto popolare nella sua peggiore accezione.
Manca a Max, la guest star dello spettacolo, che può vedersi con occhi diversi da quelli dei suoi fan, riuscendo a provare lo struggimento d’amore e stupirsi delle sue capacità di recitazione.
Potrebbe mancare allo stesso Michael, che ha raggiunto con lei molti dei traguardi prefissatisi in gioventù, ma che non è così sciocco da lasciarsela scappare.

Paolo Conticini in versione Dorothy [Foto di Gianluca Sarago]

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