Il Tribunale amministrativo regionale dell’Emilia-Romagna ha annullato il Piano particolareggiato del traffico urbano “Bologna Città 30” e le ordinanze con cui il Comune aveva esteso il limite di velocità a 30 km/h su gran parte della città. La decisione accoglie il ricorso presentato da alcuni tassisti bolognesi, sostenuti da Fratelli d’Italia, mettendo in discussione uno dei provvedimenti simbolo della giunta guidata dal sindaco Matteo Lepore.
Bologna prima “Città 30” in Italia era partita il 16 gennaio del 2024 e secondo i dati dell’amministrazione comunale nel primo anno di vigenza aveva visto azzerarsi il numero dei pedoni vittime della strada, un calo del 16% degli investiti e del 13% degli scontri tra i veicoli.
Il provvedimento però aveva attirato le ire del centrodestra e il ministro Matteo Salvini nel nuovo Codice della strada approvato nel dicembre 2024 aveva voluto introdurre restrizioni proprio nei confronti di quei Comuni che avessero voluto adottare piani analoghi a quello bolognese.
Secondo i giudici amministrativi del Tar, le ordinanze comunali risultano carenti sotto il profilo della legittimità, in quanto fondate su motivazioni ritenute troppo generiche e non adeguatamente riferite alle specifiche condizioni delle singole strade. In particolare, il Tribunale amministrativo regionale evidenzia come l’estensione delle “zone 30” abbia interessato circa il 70% del territorio urbano, configurando di fatto un limite generalizzato e non una misura puntuale legata a specifiche esigenze locali, in contrasto con il Codice della strada.
Criticata anche l’impostazione complessiva del piano, che avrebbe ribaltato la regola generale dei 50 km/h, rendendo il limite di 30 km/h la norma e non l’eccezione. Secondo il Tribunale, non è stato dimostrato che la misura fosse idonea, proporzionata e rispettosa di tutti gli interessi coinvolti, compresi quelli legati alla fluidità del traffico e all’ambiente.
La sentenza sottolinea inoltre che nemmeno i dati positivi sulla riduzione degli incidenti e delle vittime stradali sono sufficienti a sanare le irregolarità procedurali, dal momento che l’individuazione delle strade soggette al limite ridotto non è avvenuta nel rispetto della normativa vigente.
Sul piano politico, il centrodestra felsineo ha accolto con favore la decisione del Tar, parlando di una bocciatura di un provvedimento ritenuto ideologico e propagandistico. Di segno opposto la reazione del sindaco Lepore, che ha ribadito la volontà dell’amministrazione di proseguire con il progetto “Città 30”, annunciando un nuovo percorso amministrativo per riformulare il piano nel rispetto delle indicazioni del Tribunale.
Il Tar, infatti, non esclude la possibilità per il Comune di intervenire nuovamente sui limiti di velocità, ma chiarisce che ciò dovrà avvenire attraverso un nuovo procedimento, fondato su valutazioni puntuali sulle singole strade e conformi al quadro normativo. Per Bologna, dunque, la partita su “Città 30” non è chiusa, ma riparte di fatto da zero.