Il giallo filosofico dei fratelli Bozzi, Sicilia “Stupor mundi”

I fratelli Francesco e Silio Bozzi, il primo scrittore, sceneggiatore teatrale e televisivo della Rai, storico autore dei testi comici di Rosario Fiorello; il secondo criminologo, consulente di Andrea
Camilleri e Carlo Lucarelli e investigatore a cui si deve la recente soluzione del cold case dell’omicidio di Nada Cella, sono a Imola per presentare il loro ultimo libro e per incontrare gli studenti del Liceo classico “Benvenuto Rambaldi” di Imola.
Il doppio appuntamento è in programma sabato 24 gennaio, prima alla sede scolastica di via Manfredi, dove gli autori dialogheranno al mattino con quattro classi dell’istituto superiore e con le docenti Lisa Calza, Lucia Manfredi Santarelli e Barbara Marabini. Al pomeriggio, alle 15.30, i fratelli Bozzi saranno alla libreria Mondadori, via Emilia 71 in centro storico, per un incontro aperto alla cittadinanza e la presentazione di Stupor Mundi, il loro ultimo giallo filosofico edito da Solferino, con la prefazione di Pietrangelo Buttafuoco.

Di seguito, un recensione di Barbara Marabini.

Dentro ci trovi il mare, la storia, l’amicizia, quella vera, anche la più improbabile, l’ospitalità, la sacra ospitalità del mondo antico. Il romanzo Stupor mundi è tutto questo ma soprattutto è ciò che il lettore è chiamato a scoprire, perché la suggestione che il racconto esercita è pressoché infinita.

È la narrazione a quattro mani dei fratelli Bozzi… sì, proprio loro: Francesco che scrive i testi per tante trasmissioni di Rai Radio 2 e il fratello Silio che, criminologo, associamo inevitabilmente a Carlo Lucarelli e a Blu Notte.

In questa avventura tra il picaresco e l’onirico bisogna entrare e farsi travolgere: uno stile scorrevole invita a fare i conti con modelli giganteschi, perché, se guardi bene, vedi in controluce pagine di Pirandello o di Verga. Potresti accorgerti anche di Sciascia con la sua Sicilia come metafora del mondo. Il libro si apre quando arriva a Messina da Villa San Giovanni una ragazza tedesca, Costanza, che presto intreccia un legame di solidarietà reciproca con un archeologo e un sub. Presto però l’ambientazione, quella della Sicilia assolata e rurale o dell’orizzonte marino, si sposta in città, negli interni di palazzi aristocratici di un notaio e di uno psicologo: certi particolari delle stanze, alcuni passaggi testuali non possono non richiamare alla memoria Tomasi di Lampedusa e il suo raffinato Gattopardo. Poi, piano piano, procedendo nella lettura, l’atmosfera si fa sempre più enigmatica, fantastica, fino al colpo di scena finale.

Il terzetto dei protagonisti in scena si confronta con personaggi comprimari incisivi e spia di uno spirito siciliano di cui incarnano le differenti sfaccettature. Complice l’impostazione, marcatamente dialogica, in cui non mancano “tenzoni” in punta di fioretto, e l’elenco dei personaggi in apertura di ogni capitolo, ci troviamo magicamente di fronte agli atti di un dramma teatrale che verso la fine assume i toni surreali oltre i confini del tempo e dello spazio.

In questo viaggio, che tocca diversi luoghi e che in parte può ricordare un giallo avventuroso, Costanza, l’archeologo Salinas e il palombaro Nicola sveleranno a poco a poco la loro autentica identità, in un gioco delle parti che acquista il sapore di un compendio di storia dell’isola, lirico e appassionato. È possibile scrivere ancora della Sicilia? si chiede nella prefazione Pietrangelo Buttafuoco. Questo romanzo ne è la prova: rappresenta un atto di amore vero per la Sicilia.

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