di Riccardo Olmi
La musica continua a scorrere nelle Arterie con una band dal nome davvero originale: i CousCous a Colazione. Il cous cous è un piatto originario dell’Africa del nord, della Sicilia e della Sardegna, fatto di granelli di semola di grano duro che vengono cotti al vapore e assorbono tutti i profumi e i sapori degli alimenti con cui lo si arricchisce. È una pietanza apprezzata in tutto il mondo, riconosciuta patrimonio dell’Unesco nel 2020 come simbolo di pace e di integrazione tra culture, fedi, tradizioni e popoli diversi.
Il nome della band ospite di Arterie vuole quindi rappresentare la perfetta sinergia tra tutti i membri del gruppo, che uniscono in questo progetto artistico tutte le loro influenze musicali e culturali.

La band
I CousCous a Colazione sono un progetto di Ravenna che respinge l’omologazione ad un genere musicale predefinito, riuscendo a combinare efficacemente sonorità dance e pop con influenze provenienti dal jazz, dal R&B e dalla world music aggiungendo suoni che ricordano l’Africa.
Il 2020 è l’anno in cui la cantante italo-mozambicana Wilma Fatima Matsombe incontra il produttore Mattia Mennella con cui dà forma al progetto che si completa e arricchisce con Gioele Cangini (chitarra), Giacomo Cortesi (basso e synth) e Antonio Casalino (batteria e pad).
È Luce sia!
La band si fa spazio in quella che è la scena indipendente nazionale grazie anche alla fruttuosa partecipazione a diversi contest come Arezzo Wave, Zona d’Ombra, Palchi Belli e tanti altri fino al 2023 quando vince il bando Encoder promosso dal Centro Musica del Comune di Modena, che sostiene le produzioni originali degli artisti dell’Emilia-Romagna.
Proprio grazie a questo successo, nello stesso anno, i CousCous pubblicano il loro primo Ep: Luce.
L’Ep si compone di quattro brani che esplorano tutti gli aspetti della luce in un percorso di ricerca introspettiva ed ispirata. Il singolo che ha anticipato l’uscita dell’Ep è Conquista, che parla proprio della conquista della vita stessa e delle difficoltà che la accompagnano. Nel testo, come in tutta la produzione della band ravennate, lingua portoghese e italiana si alternano in una danza semantica e sonora che è proprio una delle caratteristiche dei CousCous a Colazione.
I brani di Luce sono tutti originali e prodotti da Mattia Mennella, mentre il mix&master sono stati curati da Ivano Giovedì del Waferoof Studio di Castel Bolognese.
Proprio Luce ha portato la band su tantissimi palchi. Dagli storici bolognesi Covo, Sghetto Club e Binario 69, a La Tenda di Modena, al Bronson Club di Ravenna e poi ancora all’ Afrobrix e al Barezzi Festival, al Rumagna Unite, Bachelite Club, Es Gremi, Off Topic, Vivi Fortezza, Rumors e altri ancora.
Dopo queste importanti esperienze live, l’ultimo lavoro dei CousCous a Colazione è Alma, un concept album uscito l’8 gennaio 2026: «È stato un tempo necessario per ritrovarci; nelle nostre vite sono accadute tante cose che inevitabilmente ci hanno cambiati e portati ad interrogarci sulla nostra essenza e sul significato di sentirsi vivi», racconta Wilma.
Il Polypop
La band, per parlare della propria musica, ha coniato un nuovo termine che definisce, oltre alle sonorità originali e ricercate, l’approccio del gruppo alla composizione.
«”Polypop” è il termine che ci siamo inventati, non è un genere musicale ma una mutevole espressione di noi stessi. Prendiamo tutte le sfaccettature della musica pop e le rendiamo nostre, fondendole con le sonorità che meglio veicolano ciò che vogliamo esprimere nelle canzoni – aggiunge Gioele -. Allo stesso modo abbiamo scelto anche il nome del gruppo: ognuno di noi rappresenta un ingrediente fondamentale per “servire” al pubblico un cous cous musicale di cui non potrà più fare a meno».

Alma è composto da 9 tracce e si divide in due parti collegate dal brano che dà il titolo all’album.
«Alma significa anima in portoghese. Le mie origini mozambicane mi portano ad essere bilingue quindi ovviamente io penso e scrivo sia in italiano che nella mia lingua madre. Ed è proprio l’anima che ricompone le due parti dell’album in un lavoro armonico».
Le due parti dell’album sono un vero e proprio percorso che esplora prima l’interiorità e poi, attraverso l’anima, esce nelle relazioni con il mondo esterno. Le sonorità sono quindi più cupe e introspettive, svelando la ricerca e il disincanto che accomuna la crescita di tutti gli esseri umani. Anche per questo album a curare la produzione è Mattia Mennella e il mix&master è sempre a cura di Ivano Giovedì del Waferoof Studio.
La capanna sudatoria
«Il testo di Alma è nato dopo un’esperienza spirituale che ho vissuto personalmente: la capanna sudatoria. Le parole sono poi uscite di getto, tutte insieme» racconta Wilma.
La capanna sudatoria è un rituale di purificazione sciamanica proveniente dalla cultura dei nativi nordamericani che simboleggia il ritorno al grembo di Madre Terra. Durante il rituale si costruisce una struttura con rami e sassi. La capanna viene poi coperta con pesanti tessuti e all’interno si portano pietre arroventate sulle quali si versa acqua per creare vapore. Dentro alla capanna, attraverso canti rituali e preghiere avviene una purificazione di corpo, mente e spirito.
“È buio pesto in questa stanza mi cerco e mi specchio in una pozza d’acqua (…) Alma a qui estou, Alma ti vedo e poi, Alma sorridi e eu, Alma a qui e stou”.
Questo è l’inizio del testo e il mantra finale del brano, che costituisce “l’anima” del nuovo album dei CousCous a Colazione.
Come spesso accade, anche questo concept album rappresenta un viaggio, che la band sta trasponendo in musica riuscendo ad arrivare all’ascoltatore in maniera potente ma leggera, parlando di temi universali con cui ognuno di noi può identificarsi.
