Spariscono 17 istituti scolastici, ma non Castel San Pietro Terme

A Castel San Pietro Terme è stato scongiurato l’accorpamento scolastico della Direzione didattica con l’Istituto comprensivo. Il provvedimento del commissario ad acta, il dirigente scolastico dell’Emilia-Romagna Bruno De Palma, incaricato dal Governo centrale di ridurre il numero degli istituti presenti in Regione, risparmia il Comune castellano.

L’accetta cade su 17 autonomie scolastiche e riguarda tutte le province, da Piacenza a Rimini. Il prossimo anno scolastico saranno quindi 515, contro le 532 di oggi.

Nella provincia di Bologna il nuovo dimensionamento riguarda il comune di Zola Predosa e gli istituti di Rastignano e di Borgonuovo, rispettivamente accorpati ai comuni di Pianoro e di Sasso Marconi. Nella provincia di Ravenna verranno accorpati gli istituti comprensivi 2 e 3 di Cervia.

Nella scelta di tagliare, il commissario ha deciso di privilegiare le aree montane e del forese, dare priorità al modello dell’istituto comprensivo verticale, mantenere almeno un Cpia (Centro per l’istruzione degli adulti) in ogni provincia, privilegiare gli accorpamenti nello stesso comune.

Lo scampato pericolo per Castel San Pietro Terme, dovuto, come si può solo ipotizzare dato che non sono state fornite spiegazioni al riguardo, alla distanza tra le frazioni di Osteria Grande e San Martino in Pedriolo, non è per le organizzazioni sindacali un motivo di serenità.

Con accorpamenti, fusioni e rimodulazioni vengono meno 17 autonomie scolastiche, «una vera e propria mattanza», come la definiscono i sindacati: come si diceva, nel 2026/27 in tutta l’Emilia-Romagna le autonomie scolastiche saranno così 515, anziché 532. I tagli riguardano tutte le province, così distribuiti: Piacenza -1; Parma -2; Reggio Emilia -2; Modena -2; Bologna -3; Ferrara -2; Ravenna -1; Forlì-Cesena -3; Rimini -1.

Tagli che, sottolineano dalle organizzazioni sindacali regionali della scuola, avranno come «conseguenza immediata quella di istituzioni scolastiche eccessivamente grandi, anche con sedi a scavalco su più comuni, segreterie e servizi amministrativi ulteriormente sotto pressione, riduzione dell’occupazione e della capacità organizzativa delle comunità educanti, che vedranno il coinvolgimento del personale della scuola, di studenti, famiglie e comuni, con criticità territoriali».

Per queste ragioni, proseguono, «chiediamo la sospensione degli effetti del decreto, che riteniamo grave e dannoso per l’offerta formativa e per l’organizzazione già di suo complessa del servizio scolastico nei territori».

Il perno su cui si gioca lo scontro tra territori e Governo è il principio alla base del dimensionamento: il limite di autonomie scolastiche deve essere misurato come media di alunni a livello regionale, e in questo caso l’Emilia-Romagna è a 994 alunni, ben al di sotto della soglia fissata dal Governo a 938, oppure deve essere calata su ogni singolo istituto, dome definito dal decreto interministeriale n.124 del 30 giugno 2025?

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