di Andrea Bacchilega
Willy vive in una modesta pensione newyorkese, ciondolando senza orari tra il letto Murphy e il cucinotto, nell’intermittente sottofondo luminoso e sonoro di un televisore sempre acceso. Unico colpo di metronomo della sua vita è la visita del mercoledì dell’affezionato nipote Ben: frigorifero e cassetta dei medicinali si riempiono, ma i beni più attesi sono i sigari, Variety, nella cui lettura Willy si tuffa per avere le ultime notizie dal mondo dello spettacolo, e gli aggiornamenti sugli ingaggi che il vecchio attore comico spera che il nipote gli abbia rimediato.
Undici anni prima, la affermata coppia comica “I ragazzi irresistibili” si sciolse inaspettatamente alla vigilia di una tournée che la avrebbe portata nei più importanti teatri degli Stati Uniti: Al Lewis (Umberto Orsini), senza dare avvisaglie, sentì che era arrivato per lui il momento di sfilarsi dalle luci della ribalta, e così lasciò il camerino per non farvi ritorno. Trauma incommensurabile per Willie Clark (Franco Branciaroli) che di contro risale sul palco per non scendervi più, forte della sua ironia, lo scudo sempre levato tra sé e tutto il resto.
Ebbene, il caro Ben un mercoledì arriva finalmente con una novità: la CBS sta preparando uno speciale sulla storia della commedia e vuole “I ragazzi irresistibili”. Al ha già detto che ci sta, per lui va bene, ora tocca a Willy scegliere se cogliere l’opportunità per smontare quell’enorme macigno che gli pesa dentro.
Come si può immaginare Willy accetta la reunion, facendo grandemente penare tutti per concedersi, e così la grande affinità tra Al e Willy può di nuovo correre libera, divertire e irridere una modernità che sta industrializzando la comicità, e soprattutto i due eterni “ragazzi” possono riabbracciarsi sul viale del tramonto, entrambi bisognosi della stima e dell’affetto che li ha uniti.
Orsini e Branciaroli, pochi anni fa con Per un sì o per un no di Nathalie Sarraute, insieme affrontano con successo l’ironia e la comicità, stili diversi dai repertori che li hanno consacrati, e da lì nasce l’idea di cimentarsi con un testo dichiaratamente divertente. Con la regia di Massimo Popolizio, mettono in scena questa commedia di Neil Simon, che i due attori riescono a sviluppare in tutti i suoi aspetti. Assistere allo spettacolo è facile, nel senso che la interpretazione di Branciaroli e Orsini con calma e sicurezza cattura l’attenzione dello spettatore: si è trasportati da una risata a un sorriso amaro, a una piccola vertigine sulle profondità della solitudine e del dolore, per tornare a ridere del sarcasmo che ci permette di tirare avanti. Ecco, attori così, tecnicamente esemplari per la capacità di riempire lo spazio e per una vocalità magistrale, hanno la capacità di raggiungere una comprensione del testo, dell’idea, dei personaggi (ovviamente anche quelli meno complessi di un Amleto), che permette loro di agire e di essere davvero protagonisti sul palcoscenico, sminuendo gli scetticismi e la distanza col pubblico. E forse nell’occasione di questa pièce, nelle batture finali, i due grandi attori scostano leggermente la maschera per permetterci di celebrarli.
Quindi tanti nomi emblematici ed evocativi risuonano dallo Stignani questa settimana: Neil Simon, Umberto Orsini, Franco Branciaroli, Massimo Popolizio; val la pena lasciarsi tentare da “I ragazzi irresistibili”.
