In Emilia-Romagna sempre più bambini e adolescenti chiedono aiuto per problemi di salute mentale. Nel giro di poco più di dieci anni, gli accessi ai servizi di Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza sono aumentati del 73,3%, passando dai 38mila assistiti del 2011 ai oltre 66mila del 2024. Numeri che raccontano una crescita silenziosa ma costante del disagio giovanile.
Di questo si è discusso giovedì 5 febbraio a Bologna, durante il convegno “Esperienze di salute mentale in Emilia-Romagna”, promosso da Confcooperative Federsolidarietà Emilia Romagna al Palazzo della Cooperazione. Un momento di confronto che ha messo attorno allo stesso tavolo cooperative sociali, operatori, professionisti e istituzioni per provare a leggere i dati e capire come rispondere a bisogni sempre più complessi.

Numeri allarmanti
Secondo i dati della Regione Emilia-Romagna, nel 2024 quasi un minore su dieci tra 0 e 17 anni ha avuto bisogno di un supporto neuropsichiatrico. Il tasso di prevalenza ha infatti raggiunto 9,3 casi ogni 100 bambini e ragazzi, confermando un trend in continua crescita. Un aumento molto più marcato rispetto a quello registrato nei servizi di salute mentale per adulti, cresciuti di poco più del 3% negli ultimi anni.
A soffrire di più sono dunque soprattutto gli adolescenti. Ansia, disturbi del comportamento alimentare, difficoltà di attenzione e iperattività (Adhd), fino ai disturbi dello spettro autistico: sono queste le principali problematiche che emergono con maggiore frequenza. Un quadro che pone una sfida importante al sistema dei servizi, chiamato non solo a rispondere in modo tempestivo, ma anche a garantire continuità di cura nel delicato passaggio dall’adolescenza all’età adulta.
Accanto all’aumento della domanda, emerge anche un tema di sostenibilità. Oggi tra il 45% e il 70% delle risorse destinate alla salute mentale viene assorbito dagli inserimenti in strutture residenziali. Un dato che spinge a rafforzare gli interventi sul territorio, puntando su percorsi personalizzati e su una presa in carico più vicina alle persone e alle famiglie.
Integrazione tra sanitario sociale e più interventi di prossimità
In questo contesto, la cooperazione sociale rivendica un ruolo centrale. «Come cooperazione sociale portiamo avanti un modello a rete che non si limita alla cura, ma accompagna le persone lungo tutto il loro progetto di vita», ha spiegato Antonio Buzzi, presidente di Confcooperative Federsolidarietà Emilia Romagna. «Per rendere davvero efficaci questi percorsi è però fondamentale disporre di maggiore flessibilità, evitando rigidità normative e amministrative che rischiano di ostacolare l’innovazione e la personalizzazione degli interventi».

Un concetto ribadito anche da Simonetta Gaddoni, del Gruppo salute mentale di Confcooperative Federsolidarietà Emilia Romagna, che ha sottolineato come l’incontro sia servito sia ad approfondire temi prioritari sia a rafforzare il dialogo con la Regione, per sviluppare risposte sempre più adeguate ai bisogni dei territori.
Dal confronto con la Regione Emilia-Romagna è emersa la volontà di rafforzare l’integrazione tra sanità e servizi sociali, ridurre il ricorso improprio alla residenzialità e potenziare gli interventi di prossimità. «Quello della salute mentale è un tema che ci riguarda tutti, come istituzioni, come professionisti e spesso come genitori, dato che sono soprattutto le generazioni più giovani a essere maggiormente coinvolte», ha ricordato l’assessore regionale alle Politiche per la salute, Massimo Fabi. «La Regione Emilia-Romagna sta portando avanti un lavoro trasversale, che abbraccia più assessorati e competenze, con provvedimenti e investimenti mirati. Come i reparti nelle strutture sanitarie dedicate ai ragazzi, siamo tra i primi a realizzarli in Italia, e il nuovo piano delle dipendenze a cui stiamo lavorando in questi mesi».
Il convegno ha confermato quanto il tema della salute mentale, soprattutto tra i più giovani, richieda uno sguardo ampio e una responsabilità condivisa. «La crescita dei bisogni ci chiama a una responsabilità collettiva», ha concluso Francesco Milza, presidente di Confcooperative Emilia Romagna. «La cooperazione sociale, in integrazione con il sistema pubblico, è parte essenziale di un welfare che mette al centro le persone, costruendo percorsi di cura e inclusione capaci di rafforzare la coesione delle comunità e dare risposte durature alle fragilità. Per questo è necessario continuare a investire su integrazione sociosanitaria, prossimità e capacità di adattare gli interventi ai bisogni reali dei territori».