Cngei, ovvero l’esperienza scout ma laica

di Jacopo Venturi

Cosa spinge un genitore a scegliere lo scoutismo per i propri figli? La risposta più comune è probabilmente legata alle attività manuali all’aria aperta, all’avventura e al metodo educativo collaudato.
La proposta più presente sul territorio nazionale è sicuramente l’Associazione guide e scout cattolici italiani (Agesci), ispirata ai valori riportati negli scritti di Robert Baden-Powell, fondatore del movimento scoutistico nel 1907.
Tuttavia, la prima organizzazione scoutistica che importa in Italia i suoi ideali nel 1913 è il Corpo nazionale giovani esploratori italiani, siglato Cngei, da cui tre anni dopo si svilupperà l’attuale Agesci (allora Asci). L’obiettivo del creatore del Cngei, Carlo Colombo, è lo stesso di Baden-Powell, cioè diffondere un modello educativo inclusivo per i giovani di ogni fede.
È proprio con questa idea che nel 2024 nasceva, come tanti altri prima in tutta Italia, il Cngei Faenza.
Racconta il capogruppo Nicola Passerotti, tra i fondatori insieme a Giulia Bracchi, Laura Emiliani, Vincenzo Pantieri, Nicola Peroni e Mario Rocco Di Gennaro: «Volevamo offrire anche alla comunità faentina l’opportunità di uno scoutismo laico, che aprisse le porte e valorizzasse questa esperienza al di là della proposta cattolica, a cui non tutte le famiglie si vogliono avvicinare».

Il metodo educativo

Il metodo educativo Cngei è lo stesso per tutte le associazioni in capo alla Federazione italiana scoutismo, a sua volta sotto l’Organizzazione mondiale del movimento scout (in inglese, Wosm), di cui fa parte anche l’Agesci. L’unica differenza educativa risulta quindi legata alla spiritualità, che in Cngei viene stimolata gradualmente a seconda dell’età con momenti di riflessione, sedimentazione e restituzione al resto della comunità di temi ed esperienze riguardo a sé stessi, ai propri bisogni, a cosa si ha imparato, alle relazioni con gli altri e alle proprie emozioni, per educare futuri cittadini liberi e consapevoli del mondo al di là del materialismo. Rassicura il capogruppo: «Non siamo anti-cattolici, anzi, i valori di fondo sono gli stessi per tutti gli scout, solo espressi in maniera diversa». 

I gruppi faentini

La composizione dei gruppi è variegata, rispetta un equilibrio di età e genere tra i ragazzi e rispecchia l’eterogeneità delle comunità più visibili in Italia: tra i 28 lupetti e lupette del “branco”, i 12 esploratori e esploratrici del “reparto” e i 2 rover della “compagnia”, ci sono cattolici, figli di coppie per metà straniere, albanesi e rom.

«Si tratta di etichette che usiamo noi adulti, i bambini non se ne accorgono neanche e trovano uno spazio non giudicante a cui non sono abituati; alcuni lupetti/e rimangono addirittura stupiti di non ricevere voti come a scuola durante le nostre attività», racconta Laura Emiliani. Lei, come tutti gli altri capi scout, ha una lunga esperienza come educatrice; solo alcuni però hanno avuto un passato nei gruppi Agesci del Faenza 3, 4 e Val di Lamone 1. Come alcuni altri, Laura fa parte anche di Pi Greco – Semi Aps, che affitta al Rione Verde di Faenza alcuni spazi della loro sede e li cede gratuitamente al Cngei per le attività nel weekend.

Il dress code

Oltre ai capi scout, nel Cngei è presente il “clan”, una branca di soli adulti che partecipa ai frequenti aggiornamenti formativi e a cui può avvicinarsi chiunque per “fare servizio” in unità, previa “promessa”, il giuramento degli scout. Si tratta del corrispettivo del Movimento adulti scout cattolici italiani Agesci, che però in Cngei è parte integrante di ogni sezione locale autonoma, che fa riferimento solo alla struttura regionale.
Quella di Faenza è infatti pensata per coprire l’Unione della Romagna Faentina, i cui colori sono riportati nel foulard che indossano gli scout: il rosso simboleggia Faenza, mentre il verde e beige chiaro ricordano il logo dell’Unione. Il gruppo realizza eventi e cene di autofinanziamento per coprire i costi delle attività, del censimento e delle uniformi dei bambini e ragazzi che non possono permettersela. Questa, a differenza dell’Agesci, è composta dalla camicia e i calzettoni alti verdi e un pantalone chiaro lungo o corto

Il futuro

A detta dei capi (tutti volontari), per ora il bilancio del primo anno di attività è molto positivo e ci sono già liste d’attesa per l’accesso alle attività, come negli altri gruppi Agesci faentini. Da questi non è mancato il supporto attraverso proposte di servizio o offerte di spazi, come la celebrazione del Thinking Day (evento scoutistico internazionale in occasione del compleanno di Baden-Powell) con un gruppo cattolico di Ravenna o il primo campo estivo di gruppo in una delle sedi del Val di Lamone 1 a San Casciano.
Confessa Passerotti: «In futuro ci piacerebbe consolidarci come gruppo favorendo la crescita dei ragazzi attraverso le varie branche. Abbiamo già confermato un altro campo di gruppo a Ca’ Budrio, vicino a Casola Valsenio. Più a lungo termine, vogliamo aumentare e migliorare come educatori e stabilizzarci in una sede tutta nostra».

Nel frattempo, a Imola…

Mi chiamo Roy e insieme ad alcuni amici stiamo cercando di aprire un gruppo scout Cngei a Imola.
Guardo la città in cui viviamo e vedo una società in rapida evoluzione: sempre più multietnica, complessa e attraversata da bisogni nuovi, che spesso faticano a trovare risposta. Imola non fa eccezione a questo cambiamento globale. Basta camminare per i nostri quartieri, osservare l’uscita delle scuole o frequentare gli spazi pubblici per accorgersi che la città è ormai ricca di storie, culture e provenienze diverse che convivono quotidianamente.
Sono convinto che questa pluralità sia una risorsa preziosa da valorizzare.
È da questa convinzione che nasce l’idea, e l’urgenza, di portare il Cngei (Corpo nazionale giovani esploratori ed esploratrici italiani) nella nostra città. Il desiderio è quello di offrire uno spazio educativo laico, inclusivo e aperto, capace di parlare a ragazze e ragazzi molto diversi tra loro.
La scelta della laicità è fondamentale: significa creare un luogo in cui sentirsi accolti, riconosciuti e ascoltati a prescindere dal proprio credo religioso o background culturale. Un terreno comune dove crescere attraverso l’esperienza, il gioco e il contatto con la natura, abbattendo quelle barriere che spesso dividono gli adulti, ma che non devono limitare i giovani.
C’è un bisogno profondo di comunità e di relazioni sane in un’epoca di connessioni virtuali. Ma per trasformare questo progetto in realtà, serve l’energia della città. Servono adulti disposti a mettersi in gioco come educatori e spazi per accogliere le attività.
Lancio questo appello a chiunque creda che investire sull’educazione dei giovani sia il modo migliore per prendersi cura della nostra comunità: costruiamo insieme questo spazio.
Tuttora abbiamo costante bisogno di appoggio, di altre persone che voglio impegnarsi attivamente e di luoghi dove realizzare tutto questo, per qualsiasi dubbio scriveteci, trovati i nostri contatti su: imolacngei.org

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