A quel punto Fim, Fiom e Uilm, insieme alla Rsu, sono intervenute chiedendo un incontro urgente alla direzione della cooperativa e contestando il metodo utilizzato. Come ricordano i sindacati, «lo smart working in Sacmi non è regolato da un accordo sindacale, ma da un regolamento interno gestito direttamente dalla cooperativa. Una modifica di questo tipo avrebbe dovuto essere preceduta da un confronto preventivo con le rappresentanze dei lavoratori, come previsto anche dal contratto nazionale».
Un ulteriore elemento di preoccupazione riguarda il fatto che la comunicazione non è stata inviata soltanto ai dipendenti della cooperativa Sacmi, ma anche a quelli delle varie società consociate che il gruppo detiene sul territorio nazionale, tra cui gli 85 lavoratori della Italiansped (rappresentati dalla Filt Cgil), determinando uno stato di agitazione tra i dipendenti non solo nel territorio di Imola.
Dopo l’incontro con l’azienda
Venerdì 13 marzo si è svolto un incontro presso la sede Sacmi di Imola, richiesto con urgenza dalle organizzazioni sindacali. Durante il confronto, Fim, Fiom e Uilm hanno espresso forte contrarietà rispetto alla decisione aziendale di intervenire in maniera drastica sullo strumento dello smart working e hanno comunicato all’azienda di aver ricevuto dalle lavoratrici e dai lavoratori, nelle assemblee svoltesi nei giorni scorsi, il mandato per proclamare lo stato di agitazione.
«Secondo l’azienda – riportano i sindacati nella nota diffusa al termine dell’incontro – tale modalità di lavoro non sarebbe più matura, nonostante sia stata utilizzata per oltre sei anni e abbia dimostrato concretamente la propria efficacia sia dal punto di vista organizzativo sia in termini di conciliazione tra vita privata e lavoro.
Si tratta di una decisione che penalizza fortemente i dipendenti, riducendo le possibilità di conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro e svuotando di fatto uno strumento che negli anni ha rappresentato un importante elemento di equilibrio organizzativo e sociale».
Tale scelta, proseguono Fim, Fiom e Uilm, «appare ancora più incomprensibile se si considera il ruolo e il peso di Sacmi anche a livello nazionale. Parliamo infatti di un’azienda che ha partecipato alla definizione e al miglioramento del Contratto collettivo nazionale di lavoro, sottoscrivendo norme che valorizzano strumenti di modernizzazione dell’organizzazione del lavoro e di attenzione agli aspetti sociali. Oggi, però, con una semplice mail, l’azienda rischia di arretrare rispetto a quanto essa stessa ha contribuito a costruire nell’ambito della contrattazione collettiva».
Nei prossimi giorni sono in programma le assemblee sindacali sia in Sacmi Imola sia nelle società consociate del gruppo. Fim, Fiom e Uilm ribadiscono la disponibilità al confronto per individuare una soluzione condivisa e arrivare a un accordo sindacale, ma non escludono azioni di mobilitazione qualora l’azienda non riveda la decisione assunta.
Le dichiarazioni dei sindacati
«Riteniamo inaccettabile il metodo utilizzato da Sacmi – afferma Marco Valentini, segretario Fiom Cgil Imola -. Con una semplice email non si può modificare un elemento di miglior favore per le lavoratrici e i lavoratori. Durante l’incontro di oggi abbiamo chiesto all’azienda di fare un passo indietro e di aprire un confronto costruttivo per individuare soluzioni condivise. Dal canto suo, Sacmi ha manifestato la volontà di non procedere ad un confronto sul tema. Questa chiusura compromette inevitabilmente i rapporti e le relazioni sindacali che ci sono state fino ad oggi all’interno della cooperativa. Non capiamo le motivazioni di questa decisione, tanto più che negli ultimi anni Sacmi ha registrato risultati economici positivi e una crescita dei propri profitti, senza che nei confronti precedenti siano mai emerse particolari criticità legate all’utilizzo dello smart working».
«La scelta unilaterale di Sacmi e la non disponibilità ad un confronto sul tema, nonostante la richiesta fatta da Uilm di sospendere al momento la decisione assunta per confrontarsi nell’intento di arrivare ad un accordo sindacale sul merito ci ha lasciati esterrefatti, convincendoci che la decisione assunta non sia attinente a problematiche di produzione ma sia invece il motivo per tagliare le condizioni lavorative dei dipendenti – dichiara il coordinatore Uilm per Imola e circondario Giuseppe Rago -. Sono lontani i tempi del Covid in cui erano le aziende, per continuare a produrre seppur tra mille difficoltà e generare utili, ci richiedevano accordi per far lavorare i dipendenti in smart working.
All’epoca lavoratori e sindacati con grande senso di responsabilità, tutelarono l’azienda, se stessi ed il proprio posto di lavoro affinché dal 2019 al 2025 Sacmi potesse continuare ad incrementare fatturato ed utili. La multinazionale Sacmi, con benefici fiscali da cooperativa, oggi presenta il conto ai propri dipendenti dimenticandosi di quanto gli stessi hanno fatto in passato. Il vano tentativo di arrivare ad una mediazione che abbiamo inutilmente operato come Uilm ha trovato un muro aziendale sul merito. Negli anni in cui le maggiori professionalità in campo lavorativo vengono assunte partendo prima dalle giornate lavorative da svolgersi in smart working che dalla retribuzione percepita, Sacmi sceglie la strada della contrologica erigendo un muro tra se stessa, la Rsu, le organizzazioni sindacali ed i propri dipendenti. La preoccupazione maggiore è che questa scelta unilaterale e d’imperio sia foriera di altre pessime notizie in arrivo visto il clima ostativo e degenerante anche nelle relazioni sindacali».
«Auspichiamo che da parte dell’azienda arrivi rapidamente un ripensamento – dichiara Antonino Liuzza della Fim Csil Area metropolitana bolognese -. Diversamente, saremo costretti a dare seguito al mandato ricevuto dalle lavoratrici e dai lavoratori per l’attivazione dello stato di agitazione. L’obiettivo rimane quello di riaprire un confronto vero per rimodulare lo strumento dello smart working e arrivare finalmente a una sua regolamentazione condivisa, come già avvenuto durante il periodo pandemico, quando proprio grazie a questo strumento si è garantita la continuità produttiva e si è contribuito a mandare avanti il Paese. Preoccupa il fatto che diverse aziende stanno tornando indietro sullo smart working. Questo indica che le aziende continuano ad avere un modello organizzativo non coerente con l’evoluzione del lavoro».