L’obiettivo dichiarato del neonato collettivo NoStigma, composto al momento da 25 persone della sinistra imolese, è portare la salute mentale al centro del dibattito. Fare della salute mentale «una priorità delle istituzioni e della comunità, un “bene comune”, cioè un bene di tutti per tutti, come fattore indispensabile della coesione sociale e della libera espressione della persona».
La nascita del collettivo si inserisce in una riflessione più ampia sull’identità storica della città. Per quasi due secoli, infatti, Imola è stata segnata dalla presenza dei manicomi, tanto da essere definita la “città dei matti”. La domanda da porsi, stante questo importante passato, è: «Questa identità va relegata in un passato da dimenticare o museificare oppure oggi può vivere in altro modo?». Ecco, il collettivo «si propone di contribuire a trasformare la “città dei matti” in “città della salute mentale”. Non solo con un’azione politica, ma anche con un lavoro culturale, storico e scientifico».
I componenti del collettivo
I componenti del collettivo sono: Matteo Banzola, Giulia Barelli, Alessandro Cappello, Manuela Carlini, Giulia Covino, Vinicio Dallara, Raffaello De Brasi, Valentina Dini, Anna De Veredicis, Angelo Gentilini, Virna Gioiellieri, Antonio Gioiellieri, Alessia Marabini, Tullia Marabini, Elisabetta Marchetti, Alfonsina Merola, Alberto Minardi, Gabriella Montanari, Andrea Pagani, Anna Pariani, Laura Pasquali, Edo Pederzoli, Marco Pelliconi, Francesco Urbano, Valerio Zanotti.
«Il Comune di Imola avrà una soluzione forte?»
Mentre è in corso la riqualificazione dell’ex area manicomiale Osservanza, dove negli stessi padiglioni che ospitano la sede del Circondario Imolese è prevista a breve l’apertura di uno spazio museale dedicato alla memoria della psichiatria (Limi), il rischio ravvisato dal neonato collettivo è che tutto si risolvesse in un progetto di minima, senza una regia, escludendo tante realtà sociali e culturali, senza un lavoro di recupero storiografico con la pubblicazione delle fonti, senza portare al presente e trasmettere al futuro l’importante lascito del passato della città manicomiale. Insomma, che invece di scrivere “la Storia” del rapporto tra società e salute mentale, nel luogo in cui questo rapporto ha prodotto tracce profonde, tutto si risolvesse in una raccolta di memorie locali.
Il programma in 15 punti
Il risultato di questa reazione ad una prospettiva “di minima” è un programma di proposte in 15 punti dentro cui rientrano: il riordino e lo sviluppo degli archivi pubblici per rendere accessibili le fonti manicomiali, sanitarie e amministrative dal 1950 ad oggi, la costituzione di una sezione specializzata all’interno della Biblioteca comunale di Imola, l’attività educativa nelle scuole, la realizzazione di una conferenza biennale dei servizi di salute mentale e la redazione di un Piano circondariale della prevenzione e della promozione della salute mentale, la realizzazione di un Festival della salute mentale bene comune, la sperimentazione del micro-credito per agevolare progetti personalizzati di recupero.
Nel programma sono inclusi poi interventi che sono ascrivibili alla salute mentale solo allargando di molto lo spettro «ai comportamenti e alle pratiche sociali orientate al riconoscimento delle pluralità dei modi di essere». Punti specifici del programma sono quindi dedicati ai «progetti di educazione affettiva e sessuale e parità di genere in tutti gli ordini di scuola», all’«adeguamento del Consultorio famigliare alle nuove pratiche contraccettive e alle esigenze legate all’interruzione volontaria di gravidanza farmacologica», fino alla creazione di un «Osservatorio comunale strutturato sull’adolescenza» e a una «nuova generazione di Piani giovani comunali, capaci di generare nuovi spazi, progetti e servizi per i giovanissimi e gli adolescenti».
Un programma politico-culturale in piena regola, che, se realizzato, può imprimere una direzione e una connotazione precisa al territorio nella sua complessità, ben oltre la salute mentale in senso stretto.