di Milena Monti
1 – La Casa per Montecatone e le famiglie dei degenti
Siamo nel parco dell’ospedale, a 300 metri dal Montecatone Rehabilitation Institute, centro specializzato nella riabilitazione di persone colpite da lesioni midollari e cerebrali. È qui che si trova la Casa di accoglienza Anna Guglielmi, nata nel 1987 per dare ospitalità ai parenti dei ricoverati dal momento che le degenze, all’ospedale di Montecatone, sono quasi sempre di li lunga durata (da alcuni mesi fino a un anno) e i pazienti arrivano da tutta Italia.
La vicinanza è dunque il primo servizio della Casa: chi si prende cura di chi è in cura ha qui la possibilità di alloggiare azzerando la necessità di spostamenti verso l’ospedale, il tutto in un contesto pensato, appunto, per la cura di chi si prende cura, che durante l’assistenza al degente rischia di “perdersi”. Infatti, a cambiare drasticamente non è solo la vita della persona colpita da lesione midollare o cerebrale, ma anche quella di chi le sta accanto.
Il secondo servizio che la Casa offre agli ospiti è un’accoglienza a prezzi calmierati per le 46 stanze disponibili.
Lo spiega bene Claudia Gasperini, presidente della coop sociale che gestisce la Casa Anna Guglielmi: «La nostra è un’accoglienza sociale. Le rette sono sempre state calmierate e nel tempo lo sono diventate ancora di più, oggi di fatto si abbassano man mano che il tempo di permanenza legato a quello della degenza si allunga: per capirci, per la stanza singola partiamo da 25 euro a notte per le prime tre notti, per scendere a venti euro fino alla trentesima notte e a 17,50 euro oltre le trenta notti. Nel tempo, poi, abbiamo azzerato il costo dei servizi comuni di lavanderia e cucina, grazie alle donazioni, allo statuto della cooperativa sociale che prevede di reinvestire gli utili in servizi aggiuntivi o per abbassare i costi all’utenza, e al nostro sistema di gestione oculata delle risorse. I 450mila euro di costi fissi annui (utenze e personale, sei persone tutte inquadrate come operai senza alcun incarico dirigenziale) sono coperti all’80 per cento da rette, il resto da donazioni di aziende o privati, cinque per mille, lasciti. Casa Anna Guglielmi è una struttura certificata ma non accreditata perché non offre un servizio di tipo sanitario, quindi non riceviamo soldi pubblici; l’unica agevolazione è lo stabile di proprietà del Comune di Imola che da sempre è in comodato gratuito, con utenze e manutenzioni a carico nostro, ovviamente. Attualmente stiamo cercando di prestare attenzione anche ai bandi per il sociale, ci ingegniamo per stare in piedi e con l’obiettivo che abbiamo da sempre di accogliere se non proprio gratuitamente, a prezzo simbolico».

2 – La Casa per le famiglie dei degenti – livello 2
In quasi quarant’anni di vita (il compleanno cade il prossimo anno, nel 2027), la Casa non ha solo ampliato i servizi pratici con una lavanderia comune e una cucina attrezzata in ognuno dei tre piani; da qualche anno la Casa si prende fisicamente ed emotivamente cura dei famigliari che curano i propri cari durante il percorso riabilitativo. Lo fa con a uno sportello psicologico interno (servizio già disponibile all’ospedale ma molto più frequentato ed efficace da quando è stato inserito nella Casa) e grazie a un servizio di animazione fatto di due serate a settimana nelle quali vengono proposte attività di svago a carattere partecipativo: giochi da tavolo, yoga, arte terapia, laboratori di cucina e altro organizzati con l’ausilio dei volontari del Servizio civile nazionale e degli altri giovani che sono in servizio alla Casa per stage, servizio scout o volontariato.

Un’idea semplice nata proprio dal primo anno di servizio civile nel 2017/18 che ha visto l’arrivo di Maddalena Tarantino, psicologa della Casa e responsabile dei ragazzi che la frequentano a titolo volontario. «Li coordino e mi occupo del loro percorso di formazione per il contatto con le persone – spiega -. Questo è un ambiente delicato, dove si trovano persone che si stanno occupando di qualcuno che deve ricostruire la propria autonomia; allo stesso tempo anche loro sono protagoniste del medesimo stravolgimento, ma in misura diversa e proprio per questo spesso le loro esigenze passano in secondo piano, con conseguenze psicologiche negative. Avendo fatto il mio tirocinio presso l’ospedale di Montecatone, ho potuto vedere a quali bisogni l’ospedale non poteva rispondere nella totalità della richiesta, ovvero la cura del famigliare mentre cura il degente. Visto che la Casa Anna Guglielmi si chiama così proprio per il senso caldo e stabile di accoglienza, come quella di casa, era importante strutturare dei momenti per i famigliari oltre la cura, nei quali ascoltarsi, confrontarsi, curarsi. Qui è possibile infatti il confronto con chi ci è già passato, persone che hanno vissuto un percorso simile ma si trovano più avanti e possono capire e dare suggerimenti; la Casa è una comunità di persone che vivono la stessa esperienza. Anche grazie ai volontari, l’accoglienza qui ha la A maiuscola; per la presenza, il saluto, le proposte ludiche, la partecipazione in gruppo, l’apertura all’esterno».
3 – La Casa per il territorio
Le serate ludiche della Casa Anna Guglielmi si svolgono il martedì e il giovedì sera e sono aperte a tutti. Chiunque può partecipare, non solo gli ospiti della Casa: personale dell’ospedale per condividere momenti con i parenti dei pazienti, pazienti che ne hanno la possibilità (la Casa è accessibile e fruibile senza barriere, cucine incluse), volontari di altre associazioni (come fanno frequentemente gli scout imolesi), persone comuni da tutto il territorio.

Perché partecipare? Lo spiega in poche parole Chiara, volontaria del servizio civile attualmente impegnata nella Casa: «C’è ricchezza umana, qui, e mescolarsi arricchisce. Non ho scelto questo luogo come prima opzione, conoscevo l’ospedale ma non la Casa ed è stata una scoperta importante, un’esperienza che mi sta dando tanto».
Nemmeno Stella, altra volontaria del servizio civile, conosceva la Casa, ma arrivata qui ha «scoperto una realtà magica che mi sembra sia sottovalutata nel nostro territorio, forse perché aiuta persone da tutta Italia e non solo di qui, ma la struttura e il servizio cambiano tante vite».
Chi conosce la Casa per motivi di volontariato spesso ritorna. Come Tommaso, scout che qui ha prestato servizio nel 2025 e che quando può torna per «condividere e ricevere, perché qui vieni per dare qualcosa ma in cambio ricevi tantissimo, umanamente parlando».

Il calendario delle serate è regolarmente pubblicato sulla pagina Facebook della Casa Anna Guglielmi. Sul sito di Casa Guglielmi trovi il bando per il nuovo anno di Servizio civile nazionale per il quale è possibile fare domanda fino al 7 aprile.
4 – Il territorio per la Casa
I volontari che scoprono la Casa e ne diventano testimoni sono il “valore umano” che il territorio riceve. Grazie al ritorno di molti dopo la prima esperienza, sono anche il primo motore che il territorio muove per la Casa. L’altro motore è economico e consente alla Casa di svolgere il proprio servizio, dalle tantissime associazioni che destinano parte del proprio lavoro e dei proventi solidali alla realtà di accoglienza, ai privati che fanno donazioni piccole o grandi, ricorrenti o una tantum. Tutto fa brodo, si potrebbe dire, un brodo buono.
Poi c’è l’impegno del tessuto economico locale, piccole e grandi aziende che conoscono il lavoro della cooperativa sociale Casa Anna Guglielmi e lo sostengono; si tratta, precisa Gasperini, di aziende locali ma anche di altri Comuni sparsi in tutta la regione Emilia-Romagna, un territorio vasto e da sempre attento alle tematiche e alle realtà socio-sanitarie.
5 – Una Casa che porta il nome di Imola in tutta Italia
Con la Casa di accoglienza Anna Guglielmi il nome di Imola risuona in Italia non per motivi motoristici, o mangerecci, o per il Carnevale ecologico, o per i concerti, ma per una eccellenza dell’ambito socio-sanitario (così come l’ospedale di Montecatone lo è nel settore sanitario delle unità spinali). Qua e là, dai territori di provenienza dei degenti e dei loro famigliari, non è raro che nascano reti solidali che sostengono la Casa nella sua attività di accoglienza, così come non sono poche le donazioni da lontano o i lasciti testamentari. È il caso, ad esempio, delle importanti donazioni di Lea Giacometti, signora senza eredi diretti che ha chiesto a una cugina il nome di una realtà fidata cui fare una donazione modale e una testamentaria: Casa Anna Guglielmi è stata scelta perché la cugina ne era stata ospite per diverso tempo e aveva potuto conoscere e apprezzare la realtà dall’interno. Una reputazione, quella della Casa, che fa bene e amplifica la rete solidale.

Anche Antonella (da Salerno), Monica (da Lecce) e Francesca (da Napoli) raccontano la Casa in maniera speciale nonostante la gravità del motivo che le ha portate nell’imolese, rispettivamente le gravi lesioni del figlio, le prime due, e del marito la terza. «Qui si sta bene, come a casa – raccontano, tenendosi per mano parlando con noi -. Qui sono tutti disponibili, gentili, presenti ma anche pazienti e capiscono il bisogno dei momenti nostri, per noi. Quando la mente evade, anche solo per una sera, la ricarica è forte. E poi c’è quel senso di famiglia allargata, i nostri pazienti sono di tutti contemporaneamente, non dividiamo le fatiche ma nella condivisione riusciamo ad alleviare il senso della fatica in generale, ogni tanto». Per loro, dicono, Casa Anna Gugliemi ha per secondo nome Casa Sollievo.
Ma chi era Anna Guglielmi?
Nell’articolo il suo nome compare una decina di volte: Anna Gugliemi è stata l’ideatrice della casa di accoglienza. L’idea le venne tra il 1982 e il 1984 quando, ricoverata per un tumore al polmone nell’allora reparto di pneumologia dell’ospedale di Montecatone, conobbe alcuni pazienti dell’adiacente centro di riabilitazione giunti da ogni regione d’Italia per lunghi periodi di terapia e riabilitazione; per molti di loro era difficile essere assistiti da un parente per via delle difficoltà logistiche e delle ingenti spese. Nasceva così la risposta a un bisogno tanto del paziente, quanto del parente: quello di non restare soli.
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