Certo, il costo dell’energia. Ma il problema è la domanda

di Stefano Salomoni

Non è solo questione della guerra in Iran e del blocco delle navi che trasportano gas e petrolio attraverso lo stretto di Hormuz. La difficoltà che sta vivendo chi produce ceramica (e non solo quella) è da cercare, spiega il presidente della Cooperativa Ceramica d’Imola, Stefano Bolognesi, anche e soprattutto nel calo pressoché globale della domanda.

Il tema dell’energia

Il tema dell’energia non nasce oggi. «I segnali si intravedevano già a settembre 2021 – ricorda Bolognesi -. Poi con la guerra tra Russia e Ucraina, scoppiata nel febbraio 2022, siamo arrivati a livelli che al momento restano ancora lontani, nonostante il conflitto in Medio Oriente».
Circa 900 dipendenti di gruppo, 240 milioni di fatturato 2025, e un consumo annuo di diverse decine di milioni di metri cubi di gas: come per tutte le aziende energivore, il prezzo dell’energia ha per la Ceramica d’Imola un impatto notevole sui costi complessivi.
Quando nelle settimane scorse il prezzo del gas ha toccato i 60 euro per megawattora, il costo dell’energia si è avvicinato molto al costo diretto  del personale. Nel 2022, con il blocco del gas russo, si arrivò fino a 300 euro per megawattora. In quella fase, però, il mercato assorbiva gli aumenti: l’inflazione veniva trasferita sui listini e la domanda reggeva.
Oggi il quadro è diverso. Il presidente Bolognesi spiega come fino alla prima metà del 2025 l’export verso gli Stati Uniti aveva compensato la recessione tedesca e il rallentamento europeo. Ora, tra politiche sui dazi e incertezza internazionale, anche il mercato americano mostra segnali di sofferenza. E l’Europa? «L’Europa continua a non essere competitiva anche per gli aggravi inutili e dannosi introdotti con il green deal».

Poca domanda e prezzi bassi

L’energia è alla base di tutto: produzione, packaging, consumi, trasporti. La differenza rispetto al post-Covid sta qui: l’aumento dei costi energetici non può più essere “scaricato” sui prezzi.
Questa crisi energetica presenta il conto in contesto molto diverso rispetto alle precedenti, caratterizzato da una forte contrazione dei consumi e dalla riduzione della domanda. Il risultato è che c’è un esubero di offerta e di capacità produttiva rispetto ai consumi reali, e quindi il mercato ha un forte potere nel limare i prezzi.
Con la pandemia da Covid, nel mercato globale della ceramica, e non solo di quella, ci fu un cambio di orizzonte: «La casa era tornata al centro delle spese familiari e il mercato globale della ceramica aveva beneficiato di una domanda sostenuta. Dalla seconda metà del 2023, invece, la domanda contendibile sui mercati internazionali si è progressivamente ridotta, tornando su livelli vicini al periodo pre-Covid. Nel frattempo la capacità produttiva è cresciuta. Il risultato è un eccesso di offerta rispetto ai consumi reali e un mercato che spinge verso il ribasso dei prezzi, in un contesto in cui la struttura dei costi, energia compresa, è però più alta».

«L’azienda ha la forza, la struttura e l’equilibrio»

Nel 2025 il fatturato della Cooperativa Ceramica d’Imola si è mantenuto sui livelli dell’anno precedente, con una riduzione dei margini ma una posizione finanziaria positiva. Il 2026 è partito in linea con il primo trimestre 2025, ma con un equilibrio economico più fragile: più metri quadrati prodotti, a prezzi medi più bassi.
Per questo è stata presa la decisione di fermare gli impianti dal 4 al 20 aprile. «La produzione è in esubero – spiega Bolognesi – e dobbiamo rallentare per evitare accumuli di magazzino. Cerchiamo di recuperare l’equilibrio dei volumi confidando che questo sia il momento con il prezzo dell’energia più alto».
La fase è dunque complessa e delicata. Secondo il presidente Bolognesi «occorre stringere i denti, tutti quanti. Mantenere gli equilibri di mercato e assorbire gli aumenti attraverso i margini aziendali. Saranno i margini a fare da cuscinetto».
L’orizzonte che si vede dalla sede dell’azienda in via Vittorio Veneto è cupo?. «Assolutamente no, perché l’azienda ha la forza, la struttura e l’equilibrio per sostenere momenti anche più duri rispetto a quelli già visti. E d’altronde la storia recente ci insegna che oggi le cose cambiano con una rapidità inaspettata. In questa fase bisogna tenere il punto».

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