di Milena Monti
In Italia il tempo medio trascorso sui social è di un’ora e 46 minuti al giorno, un dato sotto la media mondiale, che è di due ore e 23 minuti, ma che comunque attesta un alto livello di coinvolgimento: i social sono uno dei principali “luoghi” dove trascorrere il tempo libero (per il 46 per cento degli italiani). Non solo: dei circa 43 milioni di italiani attivi sui social, il 36 per cento ammette di trascorrere più tempo sulle piattaforme virtuali che a interagire dal vivo con familiari e amici.
A conti fatti, un’ora e 46 al giorno diventano 53 ore al mese, oltre 26 giorni in un anno.
In questo scenario fortemente social che dà la netta sensazione di non avere tempo, cala il numero di persone che dedica tempo al sociale, al volontariato: nel 2023, secondo la più recente indagine Istat sull’uso del tempo, il 9,1 per cento della popolazione con più di 15 anni (per un totale di 4,7 milioni di persone) ha svolto attività di volontariato, con un calo del 3,6 per cento rispetto alla precedente indagine del 2013. Nonostante il trend in diminuzione, si legge nel report, il volontariato resta un pilastro della coesione sociale, con un capitale sociale in crescita: anche se il numero dei volontari singoli cala, aumentano quelli che si dedicato a più cause contemporaneamente e anche il tempo medio che i giovani mettono a disposizione.
Il volontariato come tempo per sé e per gli altri
“Chi ha tempo non aspetti tempo”, dice il proverbio. Ma come mettersi a disposizione e per quale causa, con quali richieste e competenze?
In Italia il volontariato è davvero un pilastro come descritto da Istat. A livello nazionale sono circa 360mila le istituzioni non profit (associazioni di volontariato, di promozione sociale, cooperative sociali e fondazioni), un numero che diviso per i 7.894 comuni italiani fa oltre 45 a comune, con picchi che in territori virtuosi come il nostro superano le centinaia di realtà.
Ci sono associazioni che si muovono in abito socio-sanitario, assistenziale, sociale e tutela dei diritti (delle persone e dell’ambiente in tutte le sue forme), culturale, sportivo, dell’istruzione. In tutte, i volontari possono svolgere i più diversi compiti, mettendo a disposizione competenze più o meno specifiche. In primis il tempo, per gli altri ma anche per sé; qualunque volontario può raccontare i benefici del volontariato in termini di salute mentale, crescita personale, benessere sociale. Non solo parole ma dati che la ricerca medica dimostra, aggiungendo che il volontariato può persino allungare la vita.

Come scegliere il volontariato che fa per noi
Per trovare la propria forma di volontariato, Volabo, il centro servizi per il volontariato della Città Metropolitana di Bologna, si occupa dello sportello online “AAA cercasi volontari”, dove raccoglie veri e propri annunci delle associazioni del territorio per la ricerca di volontari. Si va da “Adotta un nonno” di Acli a servizi presso la pediatria dell’Ospedale Maggiore di Bologna (Abio), dai doposcuola alla sicurezza e pulizia ambientale, dall’ascolto telefonico di Anteas ai “Volontari in bici” dell’associazione Ciclistica Santerno Fabbi, dalle cucine popolari bolognesi all’accompagnamento per non vedenti di Univoc, fino alla sempre attuale ricerca storica sui protagonisti della Resistenza e sulle vicende della lotta al nazifascismo dell’associazione Custodi del futuro.
In Romagna il centro servizi VolontaRomagna fa lo stesso, con la pagina “Volontari cercasi”: educatori spumeggianti per Tralenuvole, guardia costiera ausiliaria per gli amanti del mare, “musetti” per l’associazione Musetti abbandonati dedicata ai felini del territorio, cacciatori di idee per l’omonima associazione ravennate che supporta attività ludiche altamente inclusive.

Il volontariato come una questione di formazione
Da oltre dieci anni Volabo forma costantemente migliaia di volontari (anche VolontaRomagna offre occasioni di formazione). Dall’esperienza bolognese nasce il progetto “Università del Volontariato”, una proposta formativa unica e strutturata che dà forma a saperi, contenuti, metodi, innovazioni del volontariato.
UniVol, che vede la collaborazione di realtà accademiche, culturali e di ricerca, enti istituzionali, del mondo profit e del volontariato, «è un luogo di formazione aperto a coloro che vogliono impegnarsi per gli altri o che già lo fanno – racconta Roberta Gonni, animatrice territoriale di Volabo che si occupa della promozione del volontariato nel territorio -, per migliorare le competenze fondamentali, per essere più consapevoli e capaci nell’agire volontario; ma è anche un luogo di pensiero, di approfondimento e di scambio sulla cultura del volontariato e del terzo settore, sulle prassi che riguardano la solidarietà, la partecipazione, il welfare, la sussidiarietà».
La proposta formativa di UniVol è gratuita e prevede un corso completo (base + specialistici a scelta + stage) ma anche la possibilità di frequentare singoli corsi e seminari, sempre e comunque ricevendo l’attestato di formazione. Fra le materie: volontariato perché e come, conoscere e gestire un’associazione, comunicare e gestire le relazioni.

Il volontariato come una questione di competenze
Se il Cv (curriculum vitae) racconta e valorizza le esperienze di studio e le competenze professionali dell’individuo, il CVol è il libretto delle competenze del volontario che ne riconosce l’esperienza traducendo le attività e i compiti svolti in competenze.
«Il CVol è uno strumento utile da affiancare al curriculum e da valorizzare nei contesti più diversi – racconta Gonni -: in ambito formativo, per migliorare la posizione lavorativa, per trovare lavoro, o per la crescita personale. Ma, cosa più importante, il CVol è un percorso che ti aiuterà a essere più consapevole delle capacità e delle conoscenze che possiedi per proporti meglio nei contesti dove vale ciò che sei e ciò che sai fare come cittadino, in Italia e all’estero. L’attività di volontariato ha un grande riconoscimento sia a livello nazionale che a livello europeo e le competenze acquisite con l’esperienza del volontariato possono essere riconosciute come competenze fondamentali, al pari dell’istruzione, per la certificazione di una qualifica professionale. Qualche esempio? Le relazioni interpersonali, comunicare con empatia, progettare un’attività di servizio, redigere il bilancio, coordinare un gruppo di volontari sono alcune delle cose che i volontari sanno fare e sono date spesso per scontate o, peggio, non ritenute importanti. E invece sono importantissime. Volabo con CVol riconosce il ruolo importante del volontariato che non è fatto solo di buona volontà ma di tanto impegno competente che sostiene il nostro welfare, affianca operatori professionisti, dà risposte concrete ed efficaci ai problemi delle persone e della comunità. Anche questa è cittadinanza attiva».
Per avere il CVol è a disposizione dei volontari e dei dipendenti e collaboratori delle associazioni di volontariato un percorso guidato da Volabo con consulenti dedicati.

Meno social, più sociale
Restare sui social meno tempo è innanzitutto una scelta per la salute. Uno studio che ha coinvolto studenti universitari cui è stato chiesto di ridurre a soli 30 minuti il tempo giornaliero sui social ha portato benefici direttamente sperimentati e raccontati dai partecipanti, che in media si sono descritti come meno ansiosi e più produttivi. Insieme all’ansia diminuiscono la depressione e il senso di solitudine, mentre aumenta la cosiddetta affettività positiva, definita dai ricercatori come «la tendenza a provare emozioni positive descritte con le parole “contento” o “orgoglioso”».
Il trucco per limitare l’uso dei social? «Autolimitarsi, consapevolmente».
Diminuendo da 106 a 30 i minuti giornalieri dedicati ai social si guadagnano ben 15 ore al mese, quasi 4 ogni settimana; in media le associazioni di volontariato chiedono un impegno di due ore a settimana, che possono diventare di più se il tempo a disposizione del volontario è maggiore. “Rubando” il tempo ai social come sopra descritto, delle quattro ore guadagnate al mese due si possono spendere per sé e due per una causa sociale a scelta.