Professione attore: la storia e la carriera (agli albori) di Andy Nloga

di Milena Monti

C’era una volta un bambino che passava il tempo giocando a inventare storie da mettere in scena interpretando tutti i personaggi contemporaneamente. Nella sua infanzia in Camerun, Paese di cui è originario il piccolo Andy (classe 1999), del resto, «non c’erano smartphone, videogiochi e nemmeno la televisione, visto che a scegliere i programmi era sempre il nonno. Così giocavo da solo recitando altre vite; personalmente lo considero il mio primo approccio verso questo mestiere anche se allora non lo sapevo ancora».

L’inizio della storia

L’italiano di Andy Nloga è perfetto, lo studia dalla seconda media, quando è arrivato a Imola per ricongiungersi con il padre che si era già trasferito qui, trovando lavoro e casa.
«Il primo approccio è stato uno shock – ammette ridendo, 13 anni dopo -. Le prime due ore del mio primo giorno di scuola qui sono state disarmanti, c’era Italiano e ricordo di avere avuto difficoltà che pensavo insuperabili; per fortuna subito dopo avevano Francese e Inglese, due lingue che parlavo, e quindi mi sono sentito più leggero».
In Camerun inglese e francese sono le due lingue ufficiali e, infatti, il suo nome si pronuncia con l’accento tonico sull’ultima sillaba (Andì), alla francese. «Il cambio di vita dal Camerun all’Italia è stato complesso anche da altri punti di vista: ho lasciato tutto quello che mi era famigliare per un sistema nuovo e molto diverso; forse è banale, ma sono passato dallo stupore nel vedere persone con la pelle bianca a diventare oggetto di stupore per il colore della mia pelle. Da allora le cose sono cambiate e continuano a cambiare, ma è un cambiamento lento che mentre avviene in molti, ancora, soffrono sulla propria pelle. Per fortuna, devo dire, ho trovato più persone entusiaste di conoscermi che il contrario».

Dopo le medie, Andy decide di frequentare l’Istituto tecnico Alberghetti (di Imola) nonostante il suggerimento degli insegnanti fosse per una scuola professionale. «Immaginavo di imparare a costruire i robot, ho capito presto che non era una vera vocazione. Ho trovato le materie che cercavo rendendomi però conto un po’ alla volta che non facevano per me. Invece ho scoperto molto più interesse per le materie umanistiche e anche in Italiano ho iniziato ad andare bene da subito, merito anche della passione del mio professore Andrea Pagani e del suo modo di spiegare molto coinvolgente, quasi teatrale. Con lui ho scoperto autori che ho amato e letto anche oltre quello che ci veniva assegnato, come Pirandello».
Nonostante tutto, Andy prosegue con impegno il percorso di studi che ha scelto. Anche quando nell’estate tra la quarta e la quinta, mentre era in vacanza a Parigi dalla madre, gli capita un brutto incidente. «Ballavo hip hop acrobatico, una capriola sbagliata e sono finito in coma per un mese a causa di un brutto trauma cerebrale. Al risveglio ho capito che avevo rischiato la vita, che è una e che dovevo spenderla in qualcosa che mi piacesse davvero fare, che mi rispecchiasse. Era il cinema, nello stupore mio e della mia famiglia. Pensavo alla regia, ma la scuola era lunga e la gavetta ancora di più. Così ho optato per qualcosa di pratico che mi desse anche la possibilità di iniziare a lavorare subito (dopo il diploma tecnico all’Itis, nda): l’Accademia di recitazione di Bologna, dove ho iniziato a muovere i primi passi capendo che sapevo fare qualcosa, anche se dovevo studiare per migliorare».

L’avvio della carriera

Dopo alcune esperienze non retribuite, nel 2022 arriva il primo ruolo pagato. «Mi iscrivevo a tutti i provini disponibili in Emilia-Romagna, anche questo è stato formativo. Una volta un casting director, che mi aveva apprezzato pur non considerandomi idoneo per la parte che stava cercando, mi ha consigliato un agente. Con la prima agenzia con cui ho lavorato ho iniziato a capire quello che nessuna scuola teorica ti può insegnare per questa carriera, ad esempio che c’erano tanti ruoli per ragazzi neri e altri ruoli che invece non lo erano. Così ho cercato e trovato un’agenzia che mi potesse capire e rappresentare meglio, un’agenzia che rappresentava solo attori neri. Grazie a loro ho avuto il primo ruolo in una produzione americana, Juliet & Romeo: un film vero, con un grosso budget, un set strutturato… è stata una grande soddisfazione. Sono stato trattato come un attore vero, con un’auto di lusso a prendermi alla stazione di Verona per portarmi sul set. Anche se il mio era un piccolo ruolo, ho fatto bene ma ho anche capito che potevo fare di più continuando a studiare, ricercare, provare».

Consapevole del fatto che «si può imparare ovunque», Andy contatta scuole e teatri grandi e piccoli, si mette a disposizione, fa. «Credo che sia merito di tutto questo fare che lo scorso anno è arrivato il ruolo ad oggi più importante, nella serie Disney su Amanda Knox dove interpreto Riccardo Luciani, l’amico responsabile dell’incontro tra Amanda e l’assassino di Meredith (la serie si intitola The Twisted Tale of Amanda Knox). È stato tutto grandioso: recitare con attori importanti ma anche vederli come persone comuni, capaci di mettersi in discussione come me che ero solo alle prime armi. L’occasione mi ha regalato la consapevolezza che tutti gli attori mettono impegno e fatica per diventare tali, che la strada che stavo percorrendo era giusta anche se a tratti difficile e che dovevo avere più fiducia in me stesso, che non era tutta solo fortuna».

Anche grazie ai doppiaggi, Andy sta costruendo una vera carriera che lo ha visto anche recentemente impegnato in un’altra grossa produzione, stavolta della Rai, ancora top secret. Ma quando sarà possibile vederlo, sappiamo dove: sul grande schermo.

La magia del cinema vista da dietro le quinte

Imparando i trucchi del mestiere, Andy ha potuto sperimentare anche la magia del cinema da dietro le quinte. «Un aneddoto risale proprio alla serie Disney su Amanda Knox – racconta -. Abbiamo girato location diverse, da Cinecittà a Perugia, teatro degli eventi realmente accaduti che la serie racconta, a Budapest: qui, infatti, si trovava uno dei due appartamenti che nella storia vera e anche nella trama erano separati solo da una rampa di scale, mentre in realtà erano in due città diverse, in due Paesi diversi! In pratica quando uscivo dall’appartamento di sopra per andare a quello sotto, qui si montava la scena in cui entravo nell’altro, quasi dall’altra parte dell’Europa. La magia del cinema».

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