Quando la solidarietà aziendale diventa un circolo virtuoso personale: il caso TeaPak

Da sinistra: (in piedi) Matteo Neri, Manuela Trocchi, Maicol Grillini; (sedute) Marika Ghilardini ed Erika Scala.

di Milena Monti

La “notiziabilità”, cioè la forza comunicativa che ne fa una notizia, dell’azienda che promuove azioni di solidarietà a partire dalle proprie sensibilità (e grazie al proprio fatturato) è, per fortuna, un fatto ormai consolidato, sempre attuale e sempre positivo. Quello che rappresenta il caso TeaPak del Doing Good è, per così dire, la fase 2 della solidarietà aziendale: la capacità di donare e al tempo stesso innescare un circolo virtuoso che da aziendale diventa personale, coinvolgendo non solo l’azienda ma – per l’appunto – tutto il personale.

Doing Good, fare del bene e come farlo

Non nuova ad azioni di solidarietà, dal 2022 TeaPak (azienda imolese di confezionamento di tè e tisane) inizia un modo nuovo di fare del bene: donare il tempo di lavoro dei propri dipendenti a favore delle associazioni del territorio. L’iniziativa, dal nome Doing Good (letteralmente: fare del bene, ma anche stare bene), si articola in una giornata di lavoro a disposizione di ogni singolo dipendente (8 ore per i full time, 6 per i part time) che viene regolarmente pagata dall’azienda con la differenza che, anziché presentarsi sul posto di lavoro, nella giornata designata il dipendente trascorre l’intero tempo di lavoro a disposizione di una associazione di volontariato a scelta. Creando del good in tutti i sensi.

Come nasce l’idea

«Il percorso che ha portato all’ideazione della giornata del Doing Good si inserisce all’interno dei valori e della cultura della nostra azienda, da sempre attiva sul territorio con iniziative benefiche e prestando un’attenzione particolare alle persone – racconta Manuela Trocchi, People&Culture manager di TeaPak -. Fra le attività rivolte all’ascolto e alla valorizzazione della persona, accanto al welfare aziendale per il quale l’azienda si è più volte aggiudicata il premio Welfare Index PMI, rientra anche la giornata del Doing Good. La motivazione è semplice: il dipendente non viene considerato solo come tale ma nella totalità della sua vita, ovvero come attore del territorio in cui vive e di cui fruisce. Qui entrano in gioco due concetti che ci guidano: da un lato la sostenibilità sociale che per noi significa comunità, diritti, solidarietà; dall’altro la solidarietà circolare, ovvero fare progetti benefici che coinvolgono e mettono in relazione i diversi attori del territorio. Così siamo passati da promuovere con i nostri dipendenti progetti solidali nei quali l’azienda investiva risorse e ai quali anche i dipendenti potevano prendere parte contribuendo con il loro tempo privato, come i banchetti dello Ior o la Colletta alimentare del Banco alimentare, a ideare la giornata del Doing Good nella quale l’azienda mette a disposizione il tempo di lavoro dei propri dipendenti riconoscendo il tempo dedicato alla solidarietà come un tempo di valore, tanto quanto quello per il business, e quindi pagato».

Nonostante il tempo del progetto Doing Good sia pagato dall’azienda, l’adesione resta volontaria per i singoli dipendenti. E questo non solo per lasciare la legittima libertà di scelta personale ma in ottica di un impegno concreto a interessarsi in prima persona alla possibilità di svolgere volontariato, e dove svolgerlo. Solo sul “quando” ci sono differenze fra uffici e produzione per ovvi motivi legati al flusso produttivo: per i dipendenti della produzione vengono individuate delle date fra cui scegliere quando svolgere la giornata o le ore spezzate.

Win-win: i benefici del progetto

Il Doing Good nasce dalla volontà dei fondatori dell’azienda, il Ceo Andrea Costa e Mirella Di Girolamo, direttrice del personale, che insieme hanno definito il quadro valoriale e la cultura di TeaPak e, come detto, coinvolge tutti i dipendenti, oltre un centinaio. Grazie a una partecipazione vicina al 100 per 100, di fatto l’iniziativa mette a disposizione oltre 800 ore all’anno per la solidarietà in favore delle associazioni di volontariato del territorio. Ma questo non è l’unico beneficio del progetto, che dalla prima edizione si è dimostrato occasione di team building aziendale grazie alla possibilità di mettere in relazione i dipendenti in occasioni diverse da quelle abituali nel luogo di lavoro, nonché far conoscere e collaborare insieme personale dei differenti comparti.

«Il team building non era tra le finalità del progetto ma si è dimostrato un beneficio secondario – conferma Trocchi -. Durante le giornate del Doing Good i dipendenti raccontano che si divertono, si sentono utili, provano un senso di responsabilità e presenza per il territorio di cui fanno parte, imparano a conoscerlo meglio attraverso il lavoro delle associazioni di volontariato, scoprono il piacere di svolgere attività prima mai provate, creano relazioni interne ed esterne all’azienda. Relazioni che, a volte, diventano coltivabili in maniera indipendente dal progetto: spesso, infatti, i dipendenti raccontano di continuare il lavoro volontario con una o più associazioni conosciute durante la nostra iniziativa».
Fra i benefici collaterali, da quando esiste il Doing Good l’azienda ha registrato anche un aumento delle disponibilità volontarie dei dipendenti per le altre attività solidali promosse da TeaPak: «È come se “il dare” dell’azienda incentivasse l’utilizzo del proprio tempo volontario, la consapevolezza che il tempo da destinare alle attività solidali lo si trova, basta volerlo».

Parola di dipendente!

Erika Scala e Marika Ghilardini, colleghe e poi amiche, sono in TeaPak rispettivamente da 20 e 22 anni; hanno iniziato con i citati banchetti dello Ior e aderiscono alla giornata del Doing Good dalla prima edizione, contribuendo anche all’organizzazione dai loro uffici Reception&Eventi e People&Culture. «Da dentro abbiamo più volte registrato la voglia dei dipendenti di partecipare all’edizione successiva del Doing Good, ma anche di tornare in maniera indipendente nelle realtà conosciute grazie all’iniziativa aziendale. Non solo: così come grazie al Doing Good i dipendenti scoprono realtà solidali in cui poi tornare, alcune volte è capitato che siano stati i dipendenti a portare i nomi di associazioni che conoscevano personalmente, ampliando di fatto la lista di realtà che inizialmente avevamo censito noi, e questo è indicativo dell’interesse e del successo dell’iniziativa. Doing Good è il “da cosa nasce cosa” applicato alla realtà concreta nel nostro territorio. Ed è bellissimo». Insieme, in occasione di una delle giornate del “Fare del bene”, hanno messo a disposizione il loro tempo pagato per Trama di Terre, scoprendo così il coro di voci femminili dell’associazione. Da allora fanno parte del coro in maniera stabile.

Matteo Neri ha 41 anni e da cinque lavora alla TeaPak. Per il Doing Good dello scorso anno ha fatto 30 chili di tortellini insieme ad altri 14 colleghi e le signore che frequentano il convento del Piratello, dove i frati organizzano attività conviviali per persone sole o fragili. «Conoscevo la realtà e l’ho suggerita volentieri per la giornata aziendale – spiega -. In quel contesto si condivide il piacere delle piccole cose in stile mindfulness, per stare bene insieme in contrasto al rischio di isolamento sociale. È stato al tempo stesso divertente e faticoso, le azdore sono macchine da guerra nella produzione di tortellini! Per i miei colleghi è stata anche l’occasione per scoprire storie di vita e anche la storia del santuario: ci passiamo sempre davanti ma non tutti conoscono le attività che ospita e la sua storia».

Maicol Grillini, in TeaPak dal 2015, insieme al team dei magazzinieri ha portato una ventata di grande competenza al Banco Alimentare di Imola riuscendo a «fare in una giornata di lavoro quello che ai volontari richiede giorni e giorni – dice soddisfatto -. In quell’occasione abbiamo giocato facile, per così dire, ma nel tempo io e la mia squadra ci siamo confrontati anche con realtà e attività diverse come la Serra San Giuseppe, dove la nostra presenza non era solo pratica ma anche di compagnia e supporto ai ragazzi del centro. Una cosa che mi piace molto del Doing Good è che dà la possibilità a chi non fa volontariato nella propria vita, e ne conosco tanti, di mettersi in gioco e magari scoprire che fare del bene fa bene anche a chi lo fa».

Parola alle associazioni

Per Seacoop l’esperienza con il volontariato aziendale di TeaPak è l’unica al momento sperimentata e anche «una buona pratica capace di creare un circolo virtuoso che potrebbe essere preso come modello», auspica Simona Landi. Il circolo virtuoso cui fa riferimento lo spiega Daniela Balladelli, coordinatrice del centro occupazionale La Tartaruga che è fra i luoghi scelti dai dipendenti-volontari di TeaPak: «Per il nostro centro occupazionale ospitare i volontari dell’azienda porta valore da molteplici punti di vista; non solo in termini di aiuto nella cura dei nostri spazi e delle nostre attività, ma per i ragazzi che frequentano il centro è stata occasione di incontro e valorizzazione di quello che fanno. È come se l’attenzione alle persone che TeaPak riserva ai propri dipendenti, in termini di welfare aziendale ma anche trasmettendo loro il modus operandi e i principi aziendali in maniera concreta, rafforzasse la resilienza e la capacità di interesse e coinvolgimento attiva e positiva di ogni singola persona».

Il Banco Alimentare, invece, non è nuovo a pratiche di volontariato aziendale, anche se il direttore regionale Gianluca Benini precisa che «si tratta di opportunità di cui godono i Banchi di Lombardia e Piemonte, dove vi sono aziende che fanno parte di gruppi esteri che già da anni sono attenti a questo tipo di attività. TeaPak, invece, è fra le prime realtà del nostro territorio a praticarla. Per noi si tratta di un’opportunità interessante su più livelli: dall’aiuto all’incontro di competenze, dalla sensibilizzazione e consapevolezza che i dipendenti volontari portano a casa, alla diffusione della conoscenza del lavoro che fa il Banco Alimentare, e così magari avvicinare altre aziende. Ultimo ma non ultimo, chi si regala la possibilità di dare il proprio contributo per una buona causa racconta di sentirsi meglio, di essere soddisfatto per l’aiuto dato; è uno dei vantaggi del volontariato in generale».

In conclusione, i benefici del progetto Doing Good non sono esclusivamente a vantaggio delle associazioni che godono delle ore di volontariato aziendale, ma anche di chi quelle ore del proprio lavoro le offre.

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2 commenti su “Quando la solidarietà aziendale diventa un circolo virtuoso personale: il caso TeaPak

  1. Che devo dire complimenti a tutto lo staff per queste iniziative che vi collocano in un contesto sociale di grande contributo. Auguri

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