Giovani imprenditori motore del cambiamento

C’è un tema che nel nostro più che negli altri paesi è essenziale alla tenuta del sistema imprenditoriale ed è il passaggio generazionale all’interno delle aziende. Considerato che in Italia le imprese familiari rappresentano il 90% del tessuto produttivo e occupano circa tre quarti della forza lavorativa complessiva, non possiamo rischiare di perdere questo patrimonio di competenze, lavoro e creazione di benessere per i territori.
Il passaggio di testimone però non è un percorso semplice e quindi non deve essere improvvisato; va preparato per non arrivare tardi e nel modo sbagliato, cosa che potrebbe costare la continuità aziendale e per l’azienda la sopravvivenza stessa. 

Come sottolinea il presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria Emilia-Romagna Leonardo Figna, il passaggio generazionale è tutt’oggi uno dei principali problemi che scontano le imprese italiane dal punto di vista della continuità aziendale. Un terzo delle imprese familiari riesce a completare il passaggio tra la prima e la seconda generazione, una fetta che si assottiglia al 12% nel passaggio dalla seconda alla terza, per ridursi a un risicato 3% delle aziende familiari che sopravvive alla terza generazione.

Proprio dalla consapevolezza dell’importanza del passaggio di padre (o madre) in figlio (o figlia) nasce l’iniziativa Giovani imprenditori motore del cambiamento. Storie e generazioni a confronto, organizzato dai Giovani imprenditori dell’Emilia-Romagna e in programma venerdì 22 maggio alle 14 all’Autodromo Internazionale Enzo e Dino Ferrari di Imola.
L’appuntamento sarà un confronto tra generazioni, esperienze e visioni d’impresa con testimoni d’eccellenza come Agugiaro & Figna Molini, Marchesini Group, Surgital e Gresini Racing, che racconteranno, assieme ad altri protagonisti, che cosa significhi accompagnare un’impresa attraverso il cambiamento senza perdere identità, valori e visione.

Come sottolineato da Carlo Alberto Asioli (nella foto), consigliere del gruppo Giovani imprenditori Confindustria Emilia area Centro, tra gli organizzatori dell’incontro, la scelta di Imola e dell’autodromo, luogo simbolo della velocità e della competizione, non sono casuali. «Oggi le imprese vivono una sfida molto simile a quella di una grande squadra: affrontare il cambiamento con coraggio, metodo e capacità di adattamento».

Gli argomenti scelti per l’incontro  all’autodromo la dicono lunga sulle priorità e sulle strade possibili per la costruzione di un futuro di continuità d’impresa.
Il primo confronto si intitola Le aziende si tingono di rosa: imprenditrici in azienda e supporto manageriale, a cui partecipano Alberto Figna, presidente di Agugiaro&Figna Molini Spa, assieme alla figlia Laura Figna, responsabile clienti direzionali dell’azienda, e Maurizio Marchesini, presidente Marchesini Group Spa e vicepresidente di Confindustria, assieme alla figlia Valentina Marchesini, direttrice risorse umane del gruppo.
Il secondo tema si concentra sulla Convivenza intergenerazionale per mantenere la competitività, con Romana Tamburini, fondatrice e presidente di Surgital Spa, e la figlia Elena Bacchini, direttrice marketing e consigliere dell’azienda, assieme al fondatore di In Media Trust Spa Matteo Pettinari.
Infine, il panel Velocità del cambiamento: guidare il passaggio generazionale, che vedrà le testimonianze di Nadia Padovani, team principal Moto Gp Gresini Racing Team, assieme a Michele Masini, team manager del Team, e di Matteo Pettinari, fondatore In Media Trust Spa.
La chiusura dei lavori, dopo l’intervento di Alessio Villucci, retail business account Volkswagen Financial Services, è affidata a Paolo Poggi, wealth advisor Allianz Bank, Marco Moscatti, presidente Gruppo giovani imprenditori Confindustria Emilia area Centro e Alessandro Curti, presidente della Delegazione del Circondario Imolese di Confindustria Emilia area Centro.

«Il nostro sistema imprenditoriale è fondato sulle aziende a gestione familiare che da sempre sono l’ossatura dell’economia italiana – chiosa il presidente dei giovani industriali emiliano-romagnoli -. L’imprenditore italiano vuole vedere la sua impresa crescere, insistere sul territorio e creare valore aggiunto, è attento all’ambiente e alla città in cui vive. Questa visione, che rappresenta un patrimonio irrinunciabile, deve essere tramandata da una generazione all’altra. Perché se abbracciamo modelli che non ci appartengono è una perdita per tutto il sistema socio-economico, quel sistema che ha permesso di avere un benessere diffuso su tutto il territorio».

Il tema del passaggio generazionale purtroppo continua ad essere sottovalutato, affrontato tardi e male.
«
Invece va preparato per tempo – insiste Leonardo Figna (nella foto) – dialogando tanto, per capire se c’è la volontà e la capacità, per poi passare alla fase successiva e valutare le risorse necessarie alla transizione, se sono presenti internamente o se è meglio rivolgersi all’esterno, ad esempio managerializzando l’azienda. Senza quel dialogo interno però non si può fare nulla. E c’è un tempo limite entro il quale il passaggio deve realizzarsi, perché contro la biologia non possiamo combattere. Un’azienda che invecchia rischia di non investire quanto dovrebbe, di non adottare nuove tecnologie o di non scorgere le nuove opportunità. Mentre i giovani possono portare in azienda nuove idee e nuove energie, la dinamicità che serve a far cambiare la visione dentro l’impresa, per investire e rischiare su settori o prodotti nuovi. Nelle nostre aziende ci sono giovani molto formati, che, senza nulla togliere alle intuizioni dei padri o dei nonni, hanno vissuto esperienze all’estero e sono capaci di muoversi in un contesto completamente diverso, che oggi cambia e si muove a una velocità accelerata. Se a questi giovani non diamo la possibilità di affermarsi rischiamo di perderli, di spingerli ad andare a lavorare all’estero e questo non fa bene al nostro Paese. Quello che stiamo facendo con la nostra associazione – conclude – è creare un rete trasversale alle generazioni, occasioni ed eventi formativi, visite aziendali funzionali a fornire le conoscenze e le competenze che ogni imprenditore dovrebbe avere nella propria “valigetta degli attrezzi”. E in questo modo cercare di contribuire a creare gli imprenditori e la classe dirigente del domani».

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