Tutto quello che c’è da sapere (e alcune cose curiose) sull’esame di maturità

di Milena Monti

È stasera, mercoledì 17 giugno, la notte prima degli esami che Venditti canta dal 1984, e oggi, come riportato dal Ministero dell’Istruzione e del Merito, ne sono protagonisti 527.607 studenti in tutta Italia. Di questi, 513.479 sono candidati interni, regolarmente frequentati un istituto superiore, mentre 14.128 sono candidati esterni, i cosiddetti “privatisti”, persone che desiderano sostenere l’esame per conseguire il diploma di maturità senza frequentare regolarmente un istituto scolastico.
In base all’indirizzo di studio, i maturandi dei licei sono oltre la metà del totale (273.854) mentre per gli istituti tecnici gli ammessi sono 167.136 e per i professionali 86.617.

Quest’anno l’esame di maturità vede la prima prova a calendario giovedì 18 giugno, la seconda il giorno successivo e gli orali a partire dal 22 giugno ma a discrezione e secondo l’organizzazione dei vari istituti. La data di inizio è la stessa per tutti gli istituti scolastici italiani e le scuole italiane all’estero dell’emisfero boreale.

Istituito dalla Riforma Gentile nel 1923, da allora ben sedici riforme ci hanno messo mano con grandi o piccole modifiche; l’ultima in ordine cronologico è quella firmata quest’anno dal ministro Valditara, le cui novità sono di seguito raccontate punto per punto.

Esame di maturità o esame di Stato?

Quest’anno si chiama “esame di maturità”, ma non è sempre stato così. O meglio, lo era fino al 1999, quando la Riforma Berlinguer ha cambiato il nome in “esame di Stato” (nome ufficiale dal 1999 al 2025); anche se per il sentire comune è stato sempre l’esame di maturità, di fatto torna ad essere chiamato ufficialmente così da quest’anno scolastico.

Come si accede e… tanti esclusi

Per essere ammessi all’esame la normativa vigente richiede la presenza i diversi requisiti. Non basta una media sufficiente, per ottenere il lasciapassare all’esame è indispensabile la sufficienza in tutte le materie, condotta inclusa. Il cosiddetto “5 in condotta” (divenuto un modo di dire per indicare una persona indisciplinata) determina la bocciatura automatica. Neanche con il 6 in condotta, che nella lingua parlata salva per un pelo il comportamento della persona cui ci si riferisce, basta per “passarla liscia”: per lo studente con la sufficienza in condotta, infatti, è obbligatorio presentare in fase di colloquio (cioè all’orale) un elaborato sui valori della cittadinanza attiva e solidale su un tema assegnato dal consiglio di classe in sede di scrutinio e determinato dal motivo del debito formativo (assenteismo, bullismo, e via dicendo).
Per l’ammissione all’esame è altresì indispensabile aver completato con successo le ore del percorso di formazione scuola-lavoro e aver partecipato alle prove Invalsi che si svolgono durante l’anno scolastico (i risultati non influiscono sul voto ma entrano nel curriculum dello studente valutato in fase di colloquio).

Sulla base di queste regole sono numerosi i non ammessi alla maturità 2026: la media nazionale di studenti fermati prima delle prove scritte è del 3,5 per cento, si tratta dunque di quasi 20mila ragazzi non ammessi all’esame.

Le prove scritte e il nuovo orale

Le prime due prove dell’esame di maturità restano come erano. La prima prova è di italiano per tutti gli indirizzi di studio e prevede la composizione di un testo in lingua italiana a scelta fra tre tracce: analisi di un brano di letteratura a scelta fra due assegnati, testo argomentativo con tre titoli differenti, riflessione critica su temi di attualità con due diverse tracce. Tempo di realizzazione: 6 ore; unico strumento a disposizione: un dizionario di italiano.

La seconda prova è diversa per ogni indirizzo di studio sulla base delle materie caratterizzanti di ogni percorso formativo. La durata varia da 4-8 ore e fino a 3-5 giorni, a seconda della prova: per le scuole artistiche e gli indirizzi pratici possono infatti essere previste più prove pratiche.
Per la seconda prova le materie scelte sono comunicate durante l’anno scolastico, quest’anno sono uscite a gennaio e la lista è pubblicata sul sito del Ministero. Per le opzioni internazionali, bilingue ed Esabac (con diploma doppio, italiano e francese) è prevista una terza prova caratterizzante.

Il punteggio delle prove scritte (un massimo di 20 punti a prova, in caso di terza prova si fa la media con la seconda) viene pubblicato prima della prova orale, che quest’anno viene più informalmente chiamata “colloquio” e che cambia anche formalmente: niente più busta da sorteggiare con lo spunto iniziale, nessuna immagine o testo a scelta della commissione, addio tesina interdisciplinare.
Si inizia con una riflessione personale e autonoma dello studente a partire dal proprio percorso scolastico e dall’esperienza scuola-lavoro. Anche il curriculum dello studente, strumento che raccoglie le esperienze formative ed extrascolastiche, ma anche i risultati delle prove Invalsi (disponibile nella piattaforma Unica), diventa elemento di valorizzazione nel colloquio orale: la commissione, infatti, deve consultare e utilizzare il curriculum. Ovvero, da qui potrebbero essere pescati i temi del colloquio nell’ottica di un esame su misura del candidato.

A seguire, la commissione può porre domande sulle quattro materie scelte e comunicate dal Ministero durante l’anno scolastico, le due delle prime prove scritte e due caratterizzanti ogni percorso di studi. I maturandi sono invitati a dimostrare nella pratica la «consapevolezza» che il Ministero auspica per la «maturità intellettuale». Come? Espandendo il discorso con collegamenti interdisciplinari logici e «dimostrando senso critico, autonomia, intraprendenza, capacità di ragionamento e gestione del colloquio». Parola di Ministero.
Ma la rivoluzione più grande del nuovo orale è la sua obbligatorietà, indipendentemente dal punteggio già ottenuto. Non che prima non fosse una tappa obbligata, ma da quest’anno decidere di non sostenere l’orale, ad esempio con la scena muta per protesta salita agli onori della cronaca lo scorso anno scolastico, comporterà la bocciatura automatica.

Novità riguardano anche la composizione della commissione d’esame, da quest’anno composta da quattro docenti (due interni della classe, due esterni di un altro istituto) e un presidente esterno scelto tra i dirigenti scolastici di altri istituti. Ogni commissione esamina un massimo di due classi e 35 candidati; in caso di doppia classe esaminata, i membri interni sono differenti. Complessivamente le commissioni 2026 sono 13.989.

Punteggi, voto finale, possibilità di laude

Dall’anno scolastico 1999/2000 il voto di maturità è espresso in centesimi (prima era in sessantesimi).
Sulla base del profitto (la media dei voti unita a comportamento, frequenza e valutazione del percorso scuola-lavoro) è possibile essere ammessi con un massimo di 40 punti (il massimo è dato con una media di 9 o più solo se anche il voto in condotta è pari a 9 o maggiore). I punti complessivi per le tre prove sono 60, 20 ciascuna. Solo 3 sono invece da quest’anno i punti bonus che la commissione può destinare per punteggi superiori al 90.
Il voto massimo è 100, ma può essere gratificato con la lode su proposta del presidente della commissione e con il parere unanime degli altri quattro membri, e solo se i 100 centesimi sono raggiunti senza l’ausilio dei 3 punti bonus. Il voto di 100 e lode prevede d’ufficio l’iscrizione all’Albo nazionale delle Eccellenze, registro ufficiale gestita dal Ministero dell’Istruzione.

Il diploma e la consegna

Il diploma è sempre realizzato dall’Istituto poligrafico e Zecca di Stato. In alcune scuole viene consegnato con una cerimonia in stile americano o più sobria, ma nella maggior parte dei casi è da ritirare autonomamente nella segreteria della scuola.

Il giudizio del dirigente scolastico Paolo Nardiello (Imola Licei)

Il Ministero dell’Istruzione e del Merito, guidato attualmente dal ministro Valditara (che per la cronaca si è diplomato con un voto di 56/60), descrive il nuovo esame di maturità come più snello, meno austero e più rispettoso dello studente, che viene valutato nella totalità del suo percorso scolastico ed extrascolastico ovvero nel grado di maturazione personale, di autonomia e di responsabilità, piuttosto che attraverso una mera verifica delle conoscenze, delle abilità e delle competenze acquisite.

Ne abbiamo parlato con il dirigente Paolo Nardiello (Imola Licei) scelto come presidente di una commissione di esame all’Istituto Giordano Bruno di Budrio. «Valuto positivamente la rinnovata formulazione dell’esame di maturità perché valorizza la totalità delle esperienze che contribuiscono a formare l’identità personale e sociale degli studenti; non a caso il colloquio orale del nuovo esame prende avvio da una riflessione sul curriculum che di per sé accoglie la totalità delle avventure scolastiche ed extrascolastiche vissute durante l’ultimo triennio. Questa nuova configurazione veicola una rinnovata idea del servizio scolastico tesa a valorizzare il progetto di vita dei singoli studenti, la personalizzazione del loro percorso di studi, l’individualizzazione delle soluzioni didattiche nonché i contributi formativi garantiti dai contesti informali e non che contribuiscono a determinare la cifra e i contenuti della cosiddetta maturità».

Curiosità: quando l’esame è stato rimandato

Quest’anno la maturità inizia di giovedì e non di mercoledì, come da tradizione, anche se non sono chiari i motivi della nuova scelta (e nemmeno di quella tradizionale). Al di là di questo, due sono i casi di cronaca in cui l’inizio dell’esame è stato ritardato. Accadde nel 1948 di ben cinque giorni, limitatamente ai licei classici, quando un professore, nominato presidente di una commissione, è stato derubato a bordo di un autobus a Roma del plico sigillato contenente i temi d’esame.
Il rinvio si ripetè nel 1976, alla viglia della prima prova, quando uno sconosciuto spacciatosi per il provveditore agli studi aveva convinto la preside di una scuola della provincia di Pavia ad aprire la busta con i titoli dei temi di italiano e farsi leggere il contenuto, sostenendo che potesse esserci un errore di trascrizione da correggere urgentemente; la preside aveva però deciso di indagare e denunciare il fatto e la prova venne rimandata in tutto il territorio nazionale. In quella occasione l’esame iniziò con la seconda prova e la prima fu recuperata una volta preparate delle nuove tracce per i temi.

Il gioco del toto-tracce

Il timore dell’esame di maturità scatena ogni anno un ricco toto-tracce per la seconda e, soprattutto, la prima prova, in un misto tra gioco d’azzardo e analisi statistica.
Si scopre così che gli autori scelti con maggiore frequenza nell’ultimo quarto di secolo sono: Ungaretti, Montale, Quasimodo, Dante e Pirandello; mentre i temi di attualità più gettonati sono la tecnologia e la rivoluzione digitale (passata dall’ingresso del web nel mondo del lavoro all’impatto degli sms, alla iperconnessione nell’epoca di WhatsApp, all’indignazione virtuale come motore dei social), la storia del Novecento e i totalitarismi, la Costituzione, la legalità e lotta alle mafie, l’idea di Europa, il clima e l’ambiente. Quest’anno sono attesi lo scrittore Gabriele D’Annunzio e tracce su intelligenza artificiale, transizione energetica, salute mentale e benessere psicologico.

E per chi vorrebbe rifare l’esame di maturità (o tradurre il vecchio voto il centesimi)?

È possibile rifare l’esame di maturità? “Ni”. È possibile ottenere un secondo diploma per necessità o iscrivendosi come privatista (esterno) all’esame di maturità. Occorre però eventualmente sostenere anche gli esami propedeutici all’ammissione all’esame (a seconda della scuola frequentata alcune materie sono in tutto o in parte convalidate). Il nuovo voto non cancella il primo ma vi si affianca come un secondo diploma.
Se invece il voto nel proprio curriculum è espresso nei sessantesimi del vecchio ordinamento e lo si vorrebbe tradurre in centesimi (ad esempio per partecipare a un concorso) ci si può affidare a una tabella di conversione.

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