di Jacopo Venturi
Dal 1959 nel mese di giugno a Faenza si tiene la rievocazione di una delle più antiche giostre medievali d’Italia: il Palio del Niballo. Questo nasce in origine nel XII secolo in occasione della visita dell’imperatore Federico Barbarossa in città, ospite della nobile famiglia Manfredi, attiva nella politica locale.
Durante la competizione, i fantini dei 5 Rioni della città si sfidano a cavallo per centrare il bersaglio del Niballo, che rappresenta Annibale, tradizionale simbolo di sciagura dal tempo dei Romani.

La monta faentina è rinomata in tutta Italia e i cavalieri del Niballo corrono in molte altre giostre come quella di Foligno, di Ascoli-Piceno e Narni. L’unicità di quella faentina sta però nell’esclusiva proprietà delle scuderie da parte dei Rioni, i cui volontari gestiscono tutto l’anno i cavalli e la preparazione di fantini, musici e bandieranti in autofinanziamento.
Il programma della 69ª edizione
Quest’anno il Palio si terrà domenica 28 giugno alle 19.30, come sempre allo Stadio Bruno Neri in via Medaglie d’oro, ma il tutto è già iniziato con la Donazione dei Ceri durante la seconda domenica di maggio: nella Cattedrale di San Pietro Apostolo i Rioni e il Gruppo municipale portano in omaggio alla Madonna delle Grazie, patrona di Faenza, sei ceri con inciso lo stemma rionale e ricevono dal vescovo il Drappo del Niballo.

Prima del grande evento di domenica 28 i giovani cavalieri dei Rioni si sono sfidati nella «singolar tenzone» durante il 27° torneo della Bigorda d’Oro (sabato 13 giugno), previo giuramento in Piazza del Popolo, mentre gli Alfieri bandieranti e i musici hanno dato vita al Torneo delle bandiere (sabato 20 giugno).
Infine, ad aprire le danze, come in ogni edizione, c’è il corteo storico il pomeriggio prima del Palio (partenza alle 18) con la rievocazione degli ordinamenti, dei costumi e della grandezza della signoria Manfredi con centinaia di figuranti, come il Pinturicchio, Piero della Francesca, il Perugino, Gentile da Fabriano, Andrea Mantegna, Il Ghirlandaio e molti altri. La sfilata si tiene a partire dalle sedi dei gruppi rionali fino a Piazza del Popolo, con la proclama della giostra.

Come funziona il Palio
Le prove ufficiali si tengono la settimana precedente e in quella occasione i fantini, in accordo con le scuderie che hanno curato la preparazione dal giugno precedente, composte da circa cinque persone tra allenatori, veterinari e tecnici, testano per la gara i 4-5 cavalli che hanno superato le visite di idoneità.
Una volta scelto il cavallo e giunti agli stalli di partenza della giostra al Bruno Neri, negli ultimi anni sempre sold-out, i Rioni si sfidano in una gara a “scudi”: chi ne ottiene di più vince il Palio. A vincere ogni tornata, e a ottenere così lo scudo del rione avversario, è il cavaliere che centra per primo il bersaglio di 8 cm all’estremità delle braccia del Niballo.
L’ultimo classificato dell’edizione precedente si aggiudica la pista di sinistra – quella sfavorita perché con un angolo di piega più difficile – e sfida in ordine crescente di classifica gli altri Rioni, che corrono nella pista di destra. Si tratta, quindi, di una gara di corsa su una pista a forma di “8” incompleto, tutti contro tutti, per un totale di 20 tornate per vincere volta per volta lo scudo dello sfidante.
Al via del Giudice supremo, all’incrocio dei due anelli i cavalieri trovano il fantoccio del Niballo, equipaggiato con un meccanismo elettronico tarato al millesimo di secondo, che fa alzare il braccio del vincitore della tornata. L’attenzione e la cura della scuderia e del cavaliere per vincere la gara stanno in piccoli dettagli, come una buona partenza, la velocità in curva e nel rettilineo, nell’esperienza nell’interpretazione degli stati fisici del cavallo, nella corretta impostazione delle sue briglie, delle morse e nell’alimentazione e, ovviamente, nella mira del cavaliere.
I record e l’albo d’oro
Secondo molti dei capi Rione il livello della competizione si è alzato molto e un sintomo sono i record di pista degli ultimi anni, record che attualmente è detenuto da Gertian “Gege” Cela del Giallo con 12,138 secondi. Quest’anno, oltre a Cela con i cavalli All Our Dream e Rodriguez, correranno il folignate Luca Innocenzi per il Borgo Durbecco (Rione Bianco) – tra i migliori fantini italiani con oltre 60 vittorie – con Halo’s the Best (record per la pista di sinistra nel 2025); Matteo Rivola per il Rosso con Coltre di Neve, Poligama e Invicibile Ibra; Matteo Tabanelli per il Nero con Beach Waves e Taboo; Marco Diafaldi (vincitore di ben cinque pali tra cui gli ultimi tre) con Magia dei Sapori (titoli 2024-2025) e Green Commando (2023).

L’Albo d’oro del palio vede in testa il Rosso con 32 vittorie, seguito dal Nero (17), Verde (10), Borgo Durbecco (8) e Giallo (3).
La Bigorda d’Oro
Ad aggiudicarsi il premio della 27° Bigorda d’Oro è l’esordiente di Narni Riccardo Quintili su Kelly in Black con sette scudi, seguito da Davide Ricci (Giallo) su Principe di Toni con 6 scudi, Marco Beccacece (Borgo) su Farai Strada con tre scudi, Stefano Venturelli (Verde) su Guaderiann Furbizia con due scudi e Lorenzo Fantinelli (Rosso) su Coltre di Neve con uno scudo.
Come ci ha raccontato Damiano Tinelli (capo rione del Nero), «la scelta di Quintili (unico giovane cavaliere non faentino, ndr) è nata dal suggerimento di Luca Paterni (fantino della Bigorda 2025, ndr), data l’impossibilità a partecipare quest’anno». Cristina Bassi (Rosso) è fiera di Fantinelli: «È un rionale che suonava il tamburo prima di iniziare ad andare a cavallo tre anni fa: questo mi dà orgoglio, nel pieno spirito del movimento». Per Daniele Lama (Giallo) «Ricci, nonostante la sua terza edizione, ha ottenuto risultati molto buoni perché ha lavorato tutto l’anno sulle difficoltà dell’anno scorso». Lapidario Luciano Dal Pozzo (Verde): «abbiamo peggiorato la nostra situazione per alcune difficoltà nella gestione del cavallo; il nostro cavaliere, pur arrivando in ritardo, ha sempre centrato il bersaglio». Infine Riccardo Tinti (Borgo), che commenta così: «Bel debutto per il 17enne Beccacece che monta da pochi anni, ci sono buone aspettative per il futuro».

Il Torneo degli alfieri bandieranti e musici
Il mese di giugno per Faenza è anche il mese delle Bandiere, ossia le esibizioni dei migliori sbandieratori in costume tradizionale con i vessilli colorati con le insegne dei Rioni, accompagnati dai tamburi e dalle chiarine (le particolari trombe) dei musici.
Le varie formazioni di alfieri eseguono le scenografie in Piazza del Popolo, alla presenza di una giuria della Federazione italiana sbandieratori che ne valuta l’esecuzione. I nove giudici che la compongono valutano gli esercizi in termini di lanci (alti o bassi), movimenti (per esempio, penalizzano i passi falsi e i «piombi»), l’eleganza e i tempi e facendo una media dei voti determinano i vincitori nelle varie specialità.
Le gare del singolo e della coppia under 21 si sono disputate il 7 giugno e hanno visto vincitori rispettivamente il Verde e il Giallo, mentre il miglior tamburino 2026 va al Borgo Durbecco. Sabato 20 giugno, invece, il Nero ha vinto in tutte le prove: Singolo, per Francesco Santandrea con 26,45 punti, Piccola squadra con 26,95 punti e Grande squadra con 26,98 punti. I migliori musici sono stati quelli del Borgo con 27,39 punti, seguiti da Nero, Verde, Rosso e Giallo. Il Giallo strappa il primato 2026 del Verde nella coppia di domenica 21 giugno con Lionetti e Locatelli, aggiudicandosi così la tradizionale botte di vino con cui hanno festeggiato con il Rione.

Le Settimane del Palio
Ciò che davvero accende il clima di festeggiamenti a giugno sono le Settimane del Palio, in cui le sedi di ogni Rione aprono all’intera comunità per cene a tema, serate musicali, tornei sportivi e tanto altro.
I soci di ciascun rione vanno dai 300 ai 500 circa, tra volontari attivi e non, di tutte le fasce di età, dalle famiglie con bambini agli anziani passando per i giovani. Si occupano dell’organizzazione e gestione degli eventi fino al momento clou della cena propiziatoria, la sera prima del Palio, per i rionali un rito scaramantico. Si tratta, quindi, di un movimento fortemente intergenerazionale, in cui è forte il contributo dei giovani nelle iniziative e nelle competizioni stesse, ma anche il passaggio di memorie e aneddoti da parte dei rionali più longevi. A riprova del valore sociale del fenomeno, molti Rioni si sono messi a disposizione durante la pandemia da Covid-19 e durante l’alluvione per consegne a domicilio e preparazione pasti, contando sul solo supporto dei volontari.
La Nott de Bisò e le settimane pre-palio sono per i Rioni le occasioni di autofinanziamento; dal Comune hanno le sedi, alcuni contributi per il loro mantenimento e per la cura delle scuderie del Centro civico in via S.Orsola 31.
Il futuro del Palio (secondo i Rioni)
Nel lungo periodo, le speranze dei rappresentanti dei Rioni sono le più diverse, tutte accomunate dall’auspicio che questa tradizione faentina non perda slancio.
Il sogno sarebbe avere un «campo gara vero e proprio, dove allenarsi tutto l’anno» (Tinti) e «vivere una rinfrescata del movimento nel rispetto della tradizione», magari con l’integrazione nel palinsesto culturale cittadino di tutto l’anno (Tinelli). Un museo del Palio potrebbe essere un modo per attrarre più turisti (Lama), e le istituzioni dovrebbero dare una mano sostenendo dal punto di vista economico e burocratico i volontari nella “rivoluzione” post-riforma del terzo settore (Dal Pozzo). Infine, anche in risposta a chi a giugno si lamenta per il rumore, non bisogna dimenticare che «i Rioni sono un’ancora di salvezza, non un movimento fine a sé stesso, che vive 12 mesi all’anno» (Bassi).