di Milena Monti
Chi non ha mai detto o pensato, scherzando, di voler scrivere il libro sulla propria vita?
La scrittura autobiografica è il racconto di sé in prima persona. Si tratta di una vera e propria disciplina che non si ferma al memoriale ed è considerata un potente metodo di formazione e crescita personale alla portata di tutti.
Il valore pedagogico dell’autobiografia conta decenni di studi ed esperienze internazionali, oltre ad applicazioni molto diverse: dal mondo delle relazioni a quello del lavoro, dal benessere individuale alla promozione della cultura locale.
Funziona un po’ come il diario personale, pratica letteraria oggi forse desueta, quasi nostalgica, o forse più semplicemente demandata ai social; la differenza sta nella linea del tempo, il diario si scrive nel presente, mentre il memoriale rivive il passato.
Entrambe fanno bene, a livello personale, perché tra i pezzi di storia, presente o passata, ci siamo noi con le nostre idee, le emozioni, i valori, le paure, le zone d’ombra; psicologicamente non solo aiutano a ordinare il vissuto o i ricordi ma anche a dare un senso al proprio bagaglio personale.

Il potere democratico della scrittura autobiografica: il caso di Dozza
La ricostruzione della propria vita può essere determinante per lo sviluppo, la consapevolezza, il futuro di una persona. Ma anche di una comunità.
Si muove in questo senso la sperimentazione iniziata sul finire del 2025 a Dozza, in provincia di Bologna, dove decine di biografi di comunità sono stati formati in collaborazione con la Libera Università dell’Autobiografia (Lua), associazione culturale di Anghiari (in Toscana) che dal 1998 promuove la scrittura autobiografica e la pedagogia della memoria.
Dall’incontro con l’associazione l’assessora dozzese Gemma Mengoli ha proposto un percorso per formare, appunto, dei biografi di comunità in grado di raccogliere e preservare storie di vita vissute o legate a Dozza.

Il progetto, iniziato con il corso tenuto dalla docente della Lua Ornella Mastrobuoni, ha convolto ad oggi una cinquantina di persone tra biografi di comunità formati (15) e partecipanti ai laboratori di autobiografia che hanno raccolto le storie dei ragazzi del centro socio-occupazionale La Tartaruga e degli anziani della casa di riposo Toschi.
«Ho portato la scrittura autobiografica a Dozza come occasione di raccogliere e valorizzare le storie del paese, dei nostri nonni, della guerra, di persone illustri per le famiglie del territorio – racconta Mengoli -. In un certo senso stiamo riscrivendo la storia della nostra comunità, raccogliendo storie personali che poi il titolare deciderà se donare alla comunità oppure no, ma anche le storie di come si viveva un tempo, quali strade c’erano e quali no, com’è nato un evento, e via dicendo. L’intenzione non è quella di pubblicare queste storie, magari troveremo in futuro la formula per un ritorno al territorio; ad oggi quello che stiamo facendo è distribuire nella comunità la consapevolezza che sono le storie che fanno la storia, le singole vite, in un senso comune che fa comunità, appunto, come uno strumento pratico di democrazia. Perché nell’autobiografia non esistono cittadini di serie A o serie B, non ci sono informazioni utili o inutili, ma solo un valore comune a prescindere da ogni differenza e senza discriminazione alcuna. Dopo la formazione e i primi due laboratori, vorremmo continuare raccogliendo le storie dei gruppi attivi sul territorio, come le arzdore ma anche le ragazze e i ragazzi del centro giovanile».

Trucchi e consigli per sbloccare la scrittura autobiografica
La scrittura autobiografica segue regole precise ma è possibile anche sperimentarla in autonomia. Come? Ecco tre spunti che potreste seguire per passare diversamente un caldo pomeriggio d’estate, o magari una fresca serata.
1 – L’esercizio dei ricordi: immaginare un preciso momento felice, grande o piccolo che sia, e mettere nero su bianco cosa è successo, chi c’era e le emozioni provate.
2 – La foto dal passato: partendo da una fotografia descrivere il momento, l’ambiente, l’atmosfera e cosa provoca rivedere quell’immagine oggi.
3 – Lettera mai inviata: scrivere una lettera al te stesso del passato oppure a una persona cara lontana o che non c’è più, oppure a chi è stato protagonista di un episodio negativo e col quale c’è nel presente qualcosa di irrisolto.
