I Repair Café, riparare gli oggetti e farlo insieme

di Milena Monti

Il nome dice tutto: il Repair Café è un luogo dove avviene la socializzazione (come al bar) e dove si impara ad aggiustare oggetti (come in un laboratorio di riparazioni vecchio stile). Dai Paesi Bassi (dove nel 2007 è nato il primo Repair Café) a tutto il mondo.

A Imola, il Repair Café “di provincia” compirà un anno a novembre.  Ospitato al Centro giovanile Ca’ Vaina, è un progetto sperimentale che il Comune di Imola ha realizzato insieme a Last Minute Market (che ha coordinato il progetto) e Ar.co Wood (che ha costruito il padiglione in legno) grazie a un finanziamento del bando Atersir Emilia-Romagna dedicato alla riduzione dei rifiuti.

La gestione è in capo alla cooperativa Officina Immaginata che si occupa di tutte le attività del centro giovanile. Ne abbiamo parlato con Francesco Ragazzini, pedagogista per formazione, ingegnere per vocazione, che abbiamo avvicinato innanzitutto per riparare un carillon in legno da bambini…

Missione riparazione: compiuta!

L’idea (nuova e vecchia) dentro ai Repair Café

Spazi comunitari che offrono un ambiente accogliente e collaborativo dove risolvere un problema personale (un oggetto danneggiato o non funzionante) grazie a ingegno e competenze messe volontariamente a disposizione da un gruppo di persone. Il tutto nell’ottica di risolvere insieme il problema comune dell’impatto dei rifiuti sulla Terra.
Si potrebbe dire che i Repair Café sono una risposta contro-culturale a un presente fatto di cattive pratiche per l’ambiente come consumismo usa e getta e fast fashion. L’idea dentro ai Repair Café, infatti, non è solo la possibilità di riparare oggetti uno alla volta, ma sostenere una vera e propria cultura della riparazione e del riuso, come quella di una volta; ma nel contempo promuovere una consapevolezza ambientale diffusa e ridurre concretamente i rifiuti. In questi luoghi del consumo sostenibile le persone che si avvicinano con la necessità o la curiosità per la riparazione sono invitate al fai da te: scoprire come sono fatti e come funzionano gli oggetti quotidiani che ci circondano e diventare protagonisti di una economia circolare che spreca meno e riusa di più.

Repair Café Imola

Come ci ha spiegato Francesco Ragazzini, «qui vogliamo andare oltre il senso primario del Repair Café, quello delle riparazioni, puntando a progettazione e sperimentazione, nel tentativo di amplificare le potenzialità del concetto di economia circolare. Per questo ci ispiriamo al movimento maker e all’approccio costruzionista del trasformare la conoscenza da passaggio a indagine attraverso l’esperienza e il fare; come i maker siamo orientati alla progettazione e abbiamo anche a disposizione stampanti 3d. Il fatto che il nostro Repair Café sia incluso all’interno di un luogo pubblico che offre molteplici servizi e occasioni di socializzazione, dal bar ai concerti, dal coworking agli incontri ed eventi, permette di intercettare una possibile utenza molto vasta e differenziata a cui portare l’idea e i valori del progetto e anche nostri».
Nel 2026 riparare gli oggetti anziché sostituirli è un fatto controculturale, motivo per cui le aperture libere mensili prendono piede lentamente. È stata attivata una collaborazione con la Banca del Tempo che già offre consulenze di riparazione, con cui lo spazio, gli attrezzi, le competenze e le idee sono messe in comune. Poi c’è un ricco e molto frequentato calendario di workshop tematici, momenti pratici guidati da un esperto che coinvolgono persone fra i 18 e i 50 anni di età; proposte al femminile che promuovono il saper fare come strumento per il superamento dello “scoglio culturale” fra uomo e donna; proposte in cui i bambini scoprono, attraverso l’esperienza diretta, come la naturale spinta alla curiosità porti all’apprendimento più autentico.

Altri Repair Café: Bologna e Ravenna

Il Repair Café imolese è l’ultimo nato in ordine cronologico (ha aperto lo scorso novembre) ma è uno dei pochi casi con una sede propria e propriamente dedicata alle attività di riparazione e workshop. Oltre alle aperture libere a calendario, una al mese, il Repair Café di Ca’ Vaina propone appuntamenti e piccoli corsi dedicati a temi specifici, dall’elettronica per bambini al casco da bici, il suo design e perché metterlo (solo per citare due esempi). Data la giovinezza del progetto, a Imola non c’è ancora un vero e proprio gruppo di volontari che si ritrovano ogni mese, si mettono a disposizione e grazie al passa parola fanno crescere il circolo virtuoso a cui punta il progetto.

Così funziona invece il Repair Café bolognese dell’associazione Rusko, acronimo che sta per Riparo Uso Scambio COmunitario, quest’ultimo termine trasformato nel KO del rusco, l’immondizia in “bolognese”. Gli appuntamenti mensili ospitati presso il Centro sociale 2 Agosto 1980 di via Filippo Turati coinvolgono numerosi volontari e un vasto numero di cittadini che si avvicinano al progetto che dà «nuova vita agli oggetti e alle abilità delle persone», realizzando riparazioni e connessioni sociali. Biciclette, computer, piccoli elettrodomestici, abbigliamento: a Bologna Rusko conta oltre cento riparazioni all’anno. Non dimentichiamo che si tratta di un servizio la cui mission sono il recupero del sapere artigiano e l’economia circolare.

A Ravenna il Repair Café è attivo con aperture dedicate presso l’Oggettoteca del Ceas, il Centro educazione alla sostenibilità del Comune di Ravenna, coordinato dalla cooperativa Villaggio Globale e finanziato anche questo dal bando Atersir regionale. L’Oggettoteca si trova in via Carducci ed è una biblioteca in cui prendere a prestito oggetti che si usano in modo saltuario, dal tutore in caso di infortunio allo zaino portabiti per il trekking, dalla macchina per il sottovuoto alla tenda da campeggio. «Quando si acquista un oggetto che si usa poco si affronta un impatto ambientale non giustificabile – si legge nel progetto -; la condivisione permette di sfruttare al massimo l’oggetto durante la sua vita utile superando la logica del compra-usa-getta. Per lo stesso fine è nato il Repair Café, come luogo dove acquisire competenze per ridurre i consumi e i rifiuti».

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