Marionette, burattini e pupazzi

di Milena Monti

Una cosa è necessaria scoprirla subito: Pinocchio non è un burattino, come scritto da Collodi, bensì una marionetta.
Un burattino, infatti, è una figura, solitamente a mezzo busto o tre quarti, manovrato come un guanto con la mani dell’animatore (o animatrice) inserita all’interno; una marionetta invece è un fantoccio a figura intera realizzato in legno, cartapesta o altri materiali e azionato tramite fili, corde o leve manovrate dall’alto: come il noto Pinocchio, appunto. E poi ci sono i pupazzi, personaggi diversi dai due tradizionali ma anche ibridi, inventati, e persino indossabili in parte o per intero.
Baracca è invece il nome dello scenario (o casetta) dove “performano” i burattini, e nel teatro delle marionette si muovono queste ultime; in entrambi i casi di solito l’animatore o burattinaio non si vede, la scena è solo per i personaggi animati, con eccezione per gli spettacoli di marionette di strada dove chi muove i fili fa parte della scena (e a volte della trama).

Modernizzare il teatro di figura

A cavallo fra un teatro antico e moderno, il lavoro della compagnia Officine Duende nasce più di vent’anni fa intorno alla figura di Emanuela Petralli (in foto), presidente dell’associazione che porta lo stesso nome della compagnia teatrale nonché animatrice e regista, e di Roberta Ruggiero, attrice e regista, insieme prime ideatrici del progetto. Fin dalla nascita la compagnia conta due nuclei attivi: uno in Emilia-Romagna con base a Castel Guelfo e uno che invece muove i fili, per così dire, tra Lombardia e Veneto.

Il fulcro artistico di Officine Duende non sono solo le persone ma le diverse tipologie di figure inanimate che prendono vita per gli spettacoli: marionette, burattini e pupazzi, per l’appunto, ma anche ombre. È questa, infatti, la caratteristica del teatro di figura, dove ad essere protagoniste sono le figure che sostituiscono o affiancano gli attori in carne e ossa.

Come spiega Petralli, «la compagnia da sempre spazia e fonde i generi tradizionali del teatro di figura in un’ottica di sperimentazione che si basa innanzitutto su quello che piace a noi. Il teatro di figura è infatti la mia passione, un teatro antico ma al tempo stesso moderno grazie a un lavoro di reinterpretazione e contestualizzazione in chiave moderna che le compagnie di oggi portano avanti».

L’obiettivo del lavoro di modernizzazione di questa forma di teatro antica è duplice: da un lato trasformare un lavoro da sempre molto maschile per pratica e per la tradizione dei personaggi, quelli tradizionali in effetti sono per lo più maschi; dall’altro lato questa modernizzazione aiuta e paga in termini di coinvolgimento del pubblico.

«In pratica cerchiamo di promuovere la figura della donna non solo nel lavoro, come per Officine Duende e altre compagnie tutte femminili, ma anche nelle trame e nelle protagoniste delle storie nuove, nel rispetto delle tecniche e dei codici di quest’arte. Nel tempo il nostro festival Strade, che da vent’anni tondi porta il teatro di strada nei comuni del circondario imolese, ha coinvolto un pubblico crescente, appassionando non solo i bambini ma anche sempre più adulti».

Tradizione e sperimentazione

«Nonostante la forte tradizione, è possibile esplorare il linguaggio del teatro di figura attualizzandolo e trasformandolo, nel rispetto della sua storia», dice Petralli.
Se le tecniche, i movimenti, le entrate e le uscite di scena di marionette (dall’alto) e burattini (dal basso) hanno linguaggi codificati ma esplorabili, il mondo dei pupazzi è quello dove Officine Duende ha trovato maggiore possibilità di sperimentazione, come nel caso dello spettacolo Twinshow (twin = gemelle) in cui Petralli letteralmente indossa a mezzo corpo un pupazzo che è appunto la sua gemella (o viceversa).
«Una tecnica corporea che viene dalla Francia e trovo molto interessante. In primis, a muovermi è l’interesse personale per la sperimentazione e le nuove possibilità, sia per i nostri spettacoli sia nella direzione artistica del festival Strade, dedicato al teatro di figura e di strada e che ospita compagnie da tutta Italia, Europa e mondo».

Strade è un festival itinerante che non solo promuove il teatro di figura ma anche la possibilità di vivere gli spazi delle città; nel 2009 grazie a Strade il Comune di Castel Guelfo ha vinto il premio nazionale “Una P.A. Da Favola” per la capacità di divulgare con spettacoli e intrattenimenti culturali la vivibilità della città.

«Oltre al mio gusto personale – prosegue Petralli – , quello che mi guida nelle scelte è la voglia di condividere con il pubblico un’arte tradizionale ma anche di forte innovazione che mette in scena storie antiche ma anche attualissime, o attualizzate».
Fra i propri spettacoli Officine Duende propone accanto alle storie di puro intrattenimento anche temi di indagine, come la vecchiaia e la sua solitudine, o la diversità e le diversità, dai freaks o fenomeni da baraccone ai giorni nostri.

Teatro come terapia e laboratori nelle scuole

Il lavoro di Officine Duende, a partire dalla sede di Castel Guelfo, coinvolge anche le scuole.
«Finalmente si inizia a dire che il teatro fa bene, che mantiene giovani e in salute. È qualcosa in cui crediamo e per questo lo portiamo nelle scuole con gli adolescenti, la fascia di età con cui preferisco lavorare. Abbiamo attivato progetti anche per situazioni di disagio, ad esempio con la Fondazione Santa Caterina di Imola, e di teatro in natura, sfruttando il potere benefico del teatro insieme al contesto naturale che ha i suoi benefici. Quando lavoriamo con i giovani non portiamo canovacci ma lavoriamo a trame a partire dai loro temi e dalle loro necessità, includendo il loro linguaggio in quello dell’arte teatrale. È una metodologia relazionale che funziona, il lavoro con loro è bello e illuminante. Fa anche questo parte del lavoro di sperimentazione che alimenta la nostra parte creatrice».

A Castel Guelfo è attivo anche il laboratorio dove nascono personaggi nuovi e scenografie, spesso utilizzando materiali poveri e di recupero, anche con la collaborazione di professionisti da tutta la regione. «Non sempre siamo in grado di realizzare quello che immaginiamo, in quel caso ci affidiamo a costruttori e costruttrici professionali; ma il nostro laboratorio è il primo spazio di sperimentazione e ideazione dei prototipi che poi portiamo in scena grazie a una fitta rete di contatti artistici».

La meraviglia del teatro di figura

«Quando calano le luci ed entrano in scena marionette, burattini o pupazzi all’improvviso tutto si ferma e tace e gli spettatori, piccoli ma anche grandi, si affidano ai personaggi e alle loro storie. È come se si fermasse il tempo della vita che oggi scorre veloce, e negli occhi del pubblico, piccolo ma anche grande, si accende una luce che è la magia del teatro di figura. È per questa meraviglia mista a stupore, nonostante  il funzionamento sia noto, che questa forma d’arte non solo sopravvive ma vive. Merito anche di storie con molteplici chiavi di lettura, per i piccoli e per i grandi, così che ognuno porti a casa qualcosa oltre al puro intrattenimento. Cent’anni fa, così oggi. Il teatro di figura è un’arte che sta invecchiando bene, provare per credere», è l’invito.

P.S. Festival Strade 2026

Il programma del festival Strade, che ha il sostegno organizzativo della cooperativa Il Mosaico di Imola con cui Officine Duende collabora da sempre, propone appuntamenti in lungo e in largo nel circondario imolese e quest’anno anche a Solarolo. L’ingresso è libero e gratuito (QUI il programma).
Accanto al ricco cartellone estivo Officine Duende propone spettacoli anche nel periodo invernale (calendario attualmente in fase di creazione).

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