Il tempo, quello atmosferico, è sempre stato uno degli argomenti di discussione più comuni e frequentati. Ne parliamo continuamente: in casa, con gli amici, sui social, sul posto di lavoro. È il primo argomento che ci viene in mente quando non sappiamo cosa dire durante una conversazione. Ma alle chiacchiere da qualche tempo si è aggiunto il sistema di allerta di protezione civile che è diventato una presenza pressoché costante. Con quella scattata alla mezzanotte del 31 luglio siamo arrivati a 82 allerta emanate dall’inizio dell’anno, vale a dire una ogni due giorni e mezzo.
Dal ghiaccio sulle strade alle “ondate di caldo estremo” di questa estate, dai temporali al vento forte, dalle frane alle “piene dei corsi minori”.
La Regione ha dedicato al sistema di allerta un portale che si chiama Allerta Meteo Emilia-Romagna ed è operativo 24 ore su 24, 365 giorni all’anno. A gestirlo sono l’Agenzia per la sicurezza territoriale e la protezione civile dell’Emilia-Romagna e l’Arpae regionale. Ci sono tutte le informazioni e da lì partono i messaggi condivisi sui canali WhatsApp, Telegram e X.
A telefonare ai cittadini per avvisarli delle allerte “attivate” nel loro territorio di competenza sono invece le singole amministrazioni comunali. Il telefono squilla e torna a squillare fino a che non rispondi. Se vivi in un comune e lavori in un altro, può capitare che prima ti telefona l’uno e poi arriva la telefonata dell’altro.
È vero, gli eventi climatici sono diventati estremi, in frequenza e intensità, senza che noi si sia fatto abbastanza per adottare comportamenti e politiche che potessero ridurre la portata e l’impatto del surriscaldamento globale.
È vero, ci sono categorie più vulnerabili: gli anziani e chi soffre di particolari patologie cosiddette meteo-correlate. Ma proprio perché vulnerabili, queste categorie sono più attente a quel che capita attorno e quindi alle condizioni climatiche; sanno bene che non è salutare uscire nelle ore più calde del giorno o che in estate è consigliabile bere molto e mangiare cibi freschi.
È vero, le alluvioni che nel 2023 e nel 2024 hanno colpito duro in particolare le città e le colline della nostra regione hanno lasciato il segno. Allora sì che pioggia, alluvioni e frane ci colsero di sorpresa causando danni enormi a interi paesi e comunità; danneggiamenti e in alcuni casi tragedie che, se adeguatamente preparati, avremmo potuto evitare o limitare.
Tutto vero. Ma anche posti di fronte a situazioni a cui non siamo abituati, come il caldo a 40 gradi e i temporali improvvisi, e con ben impresso il ricordo di eventi climatici che ci hanno segnato profondamente, in ogni caso è consigliabile valutare gli effetti delle reazioni e delle azioni che si mettono in campo per il futuro, “perché non si ripeta”.
Chi non conosce la favola di Esopo del pastorello che urlava “Al lupo! Al lupo!” finché il lupo arrivò veramente e, convinti si trattasse del solito brutto scherzo, nessuno mosse un dito per aiutarlo?
“Vedrai che piove, prendi l’ombrello!”; “Copriti, che fa freddo!”; “Dove vai, con questo caldo!?”. Trattati come adolescenti distratti non finiremo per comportarci come loro? Allertati per tutto, non stiamo diventando sempre meno capaci di affrontare gli imprevisti? E dagli imprevisti, quelli veri, non ci salverà un’allerta meteo.