Il Tarocchino bolognese è “il gioco più bello del mondo” (e chi non sa giocare non si laurea)

GUARDA IL VIDEO COMPLETO DELLA PARTITA E IMPARA COME SI GIOCA

di Milena Monti

«O giorni, o mesi che andate sempre via, sempre simile a voi è questa vita mia; diverso tutti gli anni, ma tutti gli anni uguale, la mano di tarocchi che non sai mai giocare, che non sai mai giocare».

Era il 1972 quando Francesco Guccini scriveva del Tarocchino bolognese nel ritornello della sua Canzone dei dodici mesi (album Radici). Una citazione immancabile per un artista così profondamente legato a Bologna, città dove ha vissuto per decenni, studiando, lavorando e scrivendone.
Guccini non è solo un giocatore del Tarocchino bolognese, è stato anche promotore, insieme al compagno di gioco Giulio Predieri (primo presidente) e al professor Michael Dummet, della nascita dell’Accademia del Tarocchino bolognese, associazione culturale impegnata nella promozione dello storico gioco di carte.
Siamo andati a conoscerli al Caffè Lunette di Bologna, attuale sede dell’associazione dove il Tarocchino è un’attività quotidiana.

«L’Accademia è un’associazione di volontariato nata per testimoniare e rafforzare la tradizione del gioco dei tarocchini – spiega l’attuale presidente Alessandro Fantini -. Lo facciamo promuovendone al tempo stesso l’aspetto storico e il gioco giocato, attraverso una scuola per l’apprendimento e l’organizzazione di tornei e campionati. Tutto questo l’ho ereditato due anni fa dal presidente Predieri, oggi onorario, che ha dedicato il suo tempo nello sviluppare la didattica e promuovere il gioco in tutti gli aspetti. Per noi il Tarocchino bolognese non è solo il gioco ma un vero e proprio simbolo del territorio di Bologna e per questo cerchiamo di tutelarlo e promuoverlo».

Come si gioca

Partiamo dal mazzo di carte del Tarocchino bolognese, che sono 62 e sono dette “carte lunghe” (äl chèrt lónghi) perché più lunghe di quelle da briscola: 40 sono le carte dei quattro semi (denari, bastoni, coppe e spade) composti ciascuno da Re, Regina, Cavaliere, Fante, Asso e i valori numerici residui; 22 sono i trionfi, un seme speciale di 22 figure composto dai quattro storici trionfi maggiori (i tarocchi) che sono l’Angelo, il Mondo, il Bégato e il Matto (questi ultimi due sono anche dei contatori per il punteggio), più quattro Moretti, più i valori numerici dal 5 al 16.
Il gioco si chiama Tarocchino, al diminutivo, perché il mazzo è ridotto rispetto alle 78 carte tradizionali del mazzo dei tarocchi; il mazzo è stato accorciato nel tempo per rendere il gioco più snello e veloce.

Alla base delle regole c’è l’obbligo di risposta al seme giocato a inizio mano, che può essere “tagliato” solo in assenza di una carta del seme già uscito. Se si gioca a denari devi giocare denari. Detto questo, si gioca «come un tressette briscolato, con 40 carte e 22 briscole che sono i trionfi», spiega Fantini.
Tradizionalmente, quello del Tarocchino bolognese è un gioco noto per la sua complessità, dovuta a diversi motivi: da un lato il numero di carte, che sono da tenere in mano 15 alla volta, e i diversi valori dei punti che si contano a seconda delle mani prese (non c’è un valore massimo ma il punteggio finale dipende dalle combinazioni); dall’altro, «il fatto che è un gioco di grande strategia e per imparare a giocare bene servono tempo ed esperienza – ammette il presidente – : non a caso si dice che il buon giocatore gioca con 30 carte, interpretando anche quelle del compagno».
Il Tarocchino bolognese si gioca a quattro, due contro due, e una partita dura le quattro mani necessarie a “far fare le carte” a ogni giocatore del tavolo (questo perché chi fa le carte comincia con due in più e ha il vantaggio della scartata iniziale).

Dove si gioca e chi sono i giocatori

Il Tarocchino bolognese si gioca in quel di Bologna e provincia, nelle case e nelle sedi di gioco che sono bar e circoli dove i giocatori si trovano liberamente.
L’età media dei giocatori  è il motivo per cui l’Accademia sta lavorando così tanto nella promozione del gioco.
«I giocatori più giovani che conosciamo hanno oltre i 50 anni, tanti sono gli anziani, ma c’è un ricco sottobosco di persone che giocano per tradizione famigliare e che non ci sono note. Per questo l’Accademia si occupa della divulgazione del gioco e delle regole ufficiali che abbiamo anche scritto per il bugiardino del mazzo Dal Negro. Da maggio a ottobre di ogni anno promuoviamo poi il Campionato provinciale di Tarocchino bolognese, oggi gestito dai capitani delle squadre partecipanti. Quest’anno si è svolta la 26sima edizione con la partecipazione di 12 squadre da Bologna e territorio circostante».

Il Tarocchino bolognese, oltre che nel capoluogo, si gioca in una ventina di bar e circoli fra Budrio, Minerbio, Padulle, Castel D’Aiano, Molinella e Castel San Pietro Terme, solo per citare alcune località. «Complessivamente, di un migliaio di giocatori affezionati, oltre 150 sono “professionisti”; numeri che sono certo da tutelare attraverso il lavoro dell’Accademia. Per il trentennale dalla nascita, avvenuta nel 1997, il prossimo anno prevediamo grandi festeggiamenti. Tra i nostri “desiderata” vorremmo anche tradurre il bugiardino in inglese e proporre il Tarocchino bolognese come patrimonio immateriale dell’Unesco».

Un pomeriggio con il Tarocchino bolognese

Quando andiamo al Caffè Lunette, in via Gaspare Nadi 6 nel quartiere Santo Stefano, c’è un buon numero di giocatori attorno a un tavolo, quattro impegnati e numerosi “angolisti” che guardano il gioco e commentano le mani giocate, chi per insegnare (i tutor della squadra del bar, come il signor Andrea che ha prestato la voce per il video della partita giocata) e chi per prendere in giro le scelte dei giocatori.

GUARDA IL VIDEO COMPLETO DELLA PARTITA E IMPARA COME SI GIOCA

«Per giocare a tarocchino bisogna essere ben disposti a prendere le critiche anche di chi non gioca – ammette Fantini, che gioca da otto anni e non si sente ancora un esperto -. Quando ho portato il gioco qui nel mio bar, dopo aver fatto il corso dell’Accademia, ho soffiato sulla cenere e ravvivato una passione comune a tanti giocatori che non sapevo ci fossero, e insieme siamo riusciti a costituire la squadra del Caffè Lunette per partecipare al campionato provinciale. Per una squadra iscritta al campionato provinciale servono otto giocatori per coprire i quattro tavoli in gioco contemporaneamente, quindi con qualche riserva si arriva a 12-13 persone per squadra. Nel campionato provinciale si gioca con regole precise condivise dai capitani delle squadre, questo perché a volte da paese a paese cambiano alcuni dettagli nel modo di giocare; ad esempio non si possono usare i gesti al posto delle uniche parole consentite durante il gioco a chi è di mano, che sono “striscio”, “volo” e “busso”. Ma il valore del gioco non sta solo nelle regole, bensì nello stare insieme giocando; è provato da studi che il gioco a carte fa bene per restare giovani a livello mentale. E poi giocare a Tarocchino bolognese significa mettere in pratica una tradizione locale di lungo corso giocando a un gioco bello di un livello superiore a briscola e tressette».
La partita giocata per noi è effettivamente bella, come sono belle le carte che scorrono sul tavolo di gioco, ma anche complessa, soprattutto nella parte finale dell’articolato conto del punteggio; ma anche questa complessità ha un certo fascino.

La storia del Tarocchino bolognese

È certo che il tarocchino, il gioco di carte più antico (tra quelli ancora ancora praticati) a livello europeo, si gioca a Bologna dal Quattrocento, ma la data esatta così come la sua invenzione e provenienza sono ancora oggetto di discussione; potrebbe essere stato importato da Ferrara o da Firenze o Milano, dove già si giocava; dal 1441 vi sono notizie certe della produzione in serie di carte bolognesi.
Nel corso dei decenni il numero delle carte è passato da 78 alle attuali 62, perdendo le carte numerali dal due al cinque. Dopo questa modifica si registra la variazione nell’ordine dei trionfi: Angelo, Mondo, Sole, Luna, Stella, Saetta, Diavolo, Morte, Traditore, Vecchio, Ruota della fortuna, Fortezza, Giustizia, Temperanza, Carro, Amore, I quattro Papi, Bagattino (o Bégato), Matto. Nel 1725 i quattro Papi furono convertiti, con bolla ufficiale del cardinale Tomaso Ruffo, negli attuali quattro Mori, mantenendo però l’Angelo nonostante la bolla chiedesse di trasformarlo in una Dama. Questo è il Tarocchino bolognese nella sua forma attuale, figlio e testimone della cultura della città petroniana, indicato dai giocatori come “il più bello di tutti i giochi” per la superba architettura delle combinazioni realizzabili, per la strategia quasi militare del gioco e per la complessità del computo dei punteggi; punti di forza che, purtroppo, sono nel tempo diventati anche i motivi del suo lento declino.

L’opinione del professor Cuppi

«La storia del Tarocchino bolognese è suggestiva e travolgente – racconta il professor Lorenzo Cuppi dell’Accademia -. Un principe lucchese rifugiato a Bologna, carte al rogo in piazza San Petronio, un grossista di trionfi per gli Este, un barbiere ladro di tarocchi, nobildonne e canonici messi alla berlina in versi, icone di papi e papesse ridotte a satrapi, fantesche tramutate in fanti, teste che si sdoppiano, un violinista veneto malmenato e incarcerato, un traditore ungherese che rinnega il Sacro Romano Impero e si converte all’Islam in cambio del titolo regale. È da questi avvenimenti di cronaca rintracciati negli archivi che si ricostruisce la storia anche umana di questo gioco di antica brillantezza. Oggi il Tarocchino è per Bologna e il suo territorio una di quelle piccole essenze che compongono lo spirito di questa terra; se una persona bolognese, di nascita o adozione, è anche cultrice del gioco delle carte, il Tarocchino rappresenta, al pari del dialetto, il mondo poetico».

Il Tarocchino bolognese oggi

Fra le azioni per la promozione del gioco messe in campo dall’Accademia c’è anche la piattaforma online che consente di giocare su tavoli virtuali ma sempre composti di persone vere (e non bot) che si connettono da tutto il mondo, con grande affluenza dalla Gran Bretagna dove pure è molto giocato il tarocchino.
«Per il numero di giocatori non si può dire che il Tarocchino bolognese goda di buona salute – ammette il presidente dell’Accademia -. Ma i nostri sforzi per tenerlo in vita includono contatti con l’Università, perché crediamo che nelle facoltà scientifiche o storiche si possano trovare giovani interessati a questi due aspetti del gioco. Non ci dispiacerebbe mettere in giro la fake news che se non sai giocare a tarocchino non ti laurei – scherza Fantini ricordando la superstizione bolognese che negherebbe la laurea a chi sale sulla Torre degli Asinelli o chi attraversa il Crescentone di Piazza Maggiore in diagonale».

Recentemente il Tarocchino bolognese è stato anche oggetto di una tesi di laurea, quella magistrale in Antropologia culturale ed Etnologia di Davide Melega, che ha studiato la fenomenologia del gioco visitando luoghi e intervistando giocatori: «Ha realizzato la mappa della ventina di posti in cui si gioca oggi, parlando con giocatori dai 55 ai 90 anni e cercando i perché si gioca e perché no. Un lavoro interessante che siamo stati felici di sostenere mettendo a disposizione fonti storiche e contatti».

Dalla fine del 2024 il Tarocchino bolognese è anche una eccellenza comunale riconosciuta dal marchio De.Co., la Denominazione comunale d’origine che valorizza le tipicità legate all’identità locale per la promozione del territorio e della memoria storica.

© Riproduzione riservata

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Anche su desktop, la tua esperienza sempre a portata di click!