Il sorprendente esordio letterario di Stefano Soglia

di Andrea Pagani

In una celebre mostra d’arte a Palazzo Reale a Milano, dal titolo Realismo magico, vennero esposte qualche anno fa opere dal forte impatto emotivo, di rara intensità visionaria, come i nudi di Cagnaccio di San Pietro, i paesaggi notturni di Franz Radziwill, i ritratti di Felice Casorati, le strane figure di Ubaldo Uppi, oltre che ovviamente alle disorientanti situazioni di Giorgio de Chirico, dove, come disse nel 1925 il fotografo e critico tedesco Franz Roh, siamo di fronte ad un insolito realismo, caratterizzato da una tersa, precisa, minuziosa resa dei dettagli dentro un contesto straniante e perturbante, dotato di una potente carica simbolica. Non a caso la definizione stessa di questo movimento, “realismo magico”, accosta in un ossimoro due elementi che in teoria dovrebbero essere antitetici (da qui, appunto, l’effetto straniante): l’attenzione al dettaglio concreto e verosimile, e la dimensione favolosa, incantata, illusoria.

Il sorprendente esordio di Stefano Soglia, col romanzo L’ospite permanente o della nostalgia del futuro (Robin editore, 2026), sembra ricondursi, seppur in forme molto originali e personali, a questo snodo di idee, nella misura in cui (a partire dal titolo e dal sottotitolo stessi, che richiamano un doppio ossimoro) ci immerge in una trama narrativa di minuta occasione realistica ma allo stesso tempo, in modo carezzevole, ci sprofonda lentamente in un contesto visionario e vivamente allegorico, a tratti persino struggente, intimista, surreale, mutuando e rielaborando una colta tradizione letteraria da Buzzati a Bontempelli, da Kafka a Paul Auster, da Tommaso Landolfi a Ágota Kristóf.
È la storia di un mystery guest, appunto un “ospite permanente”, ovvero un incaricato in incognito di valutare nelle varie strutture alberghiere lo stato dell’accoglienza e quindi di esprimere con un giudizio gli indici di qualità degli hotel. La sua singolare professione e il suo nome stesso (Walter Fiume, laddove “fiume” allude evidentemente allo scorrere, al fluire, al filosofico πάντα ῥεῖ, panta rei, tutto scorre, attribuito ad Eraclito) inspessiscono lo stato di perenne transito, in contraddizione con l’idea di permanenza di un ospite, ed è qui che risiede il conflitto del personaggio (un conflitto lieve, tuttavia, mai disperato, ma sottile, sordo, strisciante, che si muove fra la malinconia e il senso di inappartenenza): lo stato di dolente transitorietà, la costante ricerca di un altrove, il desiderio di un’altra dimora ogni volta che si raggiunge un alloggio.

In tal senso, Soglia raccoglie anche la grande tradizione del simbolismo francese, laddove, nello spleen di Baudelaire si osserva che «questa vita è un ospedale in cui ogni malato sembra posseduto dal desiderio di cambiare letto: c’è chi preferirebbe soffrire davanti a una stufa, e chi è convinto che se lo mettessero accanto a una finestra guarirebbe. A me sembra che starei meglio dove non sono, e di questa questione del movimento discuto incessantemente con la mia anima».

La scrittura di Soglia, in qualche modo calando i suoi modelli e suoi riferimenti narrativi (fra cui, si badi, anche la cultura della montagna, del viaggio, della scalata, incarnata nell’intramontabile icona di Walter Bonatti) nel contesto della contemporaneità e del disagio del XXI secolo, eleva il conflitto di Fiume in una misura trascendentale e metafisica (ed ecco un altro ossimoro), nel momento in cui l’equilibrio s’incrina, il protagonista va alla deriva, e si prefigura un naufragio non solo fisico ma anche filosofico, esistenziale, universale.

Il sottotitolo del libro, “la nostalgia del futuro”, in un’intuizione lessicale che denota, pur nel suo romanzo d’esordio, un narratore già maturo ed una padronanza stilistica ragguardevole, ci avvia così all’idea paradossale della mancanza di un paradiso non vissuto, che spinge il protagonista (e tutti noi) a proseguire una ricerca verso una condizione confusa, con una passione smarrita ma sempre fervida e ardente.

Stefano Soglia è consulente e docente specializzato in marketing del turismo, destination management e sviluppo territoriale. Nel corso della sua carriera ha insegnato all’Università di Siena e attualmente presso la Bologna Business School e numerosi enti di formazione superiore. Collabora con istituzioni pubbliche e aziende private, esplorando da vicino le trasformazioni, le dinamiche e le contraddizioni dell’industria turistica.

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