La farfalla ritrovata e i cercatori di farfalle

di Milena Monti

La storia del ritrovamento nel sud Italia dopo oltre 40 anni di assenza della farfalla Papilio alexanor è al tempo stesso una storia di scienza, la lepidotterologia, e una storia di persone. Non sempre, infatti, la parola “ricercatore” racconta appieno come si possa essere professionisti per missione, oltre che per lavoro.

È il caso degli imolesi Andrea Baruzzi e Luciano Valeri, lepidotterologo amatoriale il primo e fotografo il secondo, che fanno parte del team di ricerca dell’Ali (Associazione lepidotterologica italiana) che ha attestato la presenza nel sud del nostro Paese, tra Campania e Basilicata, della farfalla Papilio alexanor dopo quattro decenni nei quali la si era creduta scomparsa. Un ritrovamento che, per il valore naturalistico e il carattere scientifico di alcune novità attestate, è valso al team composto da Stefano Meraglia, Andrea Baruzzi, Paolo Mazzei, Luciano Valeri e Zerun Zerunian un articolo scientifico pubblicato su Nota Lepidopterologica, per gli addetti ai lavori una delle riviste più importanti a livello europeo. (QUI puoi trovare l’articolo)

Cercatori di farfalle

L’ultima segnalazione contestualizzata della Papilio alexanor nel sud Italia risaliva al 1985, poi, ufficialmente, il nulla.
Si tratta di una farfalla di dimensioni notevoli, 5-7 centimetri il maschio coloratissimo e fino a 8-10 la femmina i cui colori sono più tenui (nel mondo animale spesso il maschio è più colorato ai fini della riproduzione). La sua presenza è ben accertata in Piemonte, dove Baruzzi era già andato nel 2014 per vederla volare, e in Liguria. Nel sud Italia, invece, era riportata solamente in maniera saltuaria con rari reperti e avvistamenti, gli ultimi del secolo scorso datati 1919, 1935, 1980, 1981, 1982 e 1985.

«Ufficialmente i motivi dei rari avvistamenti e ritrovamenti sembravano legati a dispersioni per correnti di vento che avevano spinto la farfalla fino al nostro sud dalla Grecia, una teoria difficile da abbracciare dato che si tratta di una farfalla non migratrice e quindi non in grado di sopportare voli di tale distanza, 300-400 chilometri in linea d’aria – spiega Andrea Bazuzzi, “ufficialmente innamorato” della farfalla da quel primo avvistamento piemontese -. Per questo motivo è nata la mia grande curiosità e voglia di ritrovarla. A scatenare ufficialmente la ricerca, per la quale non si contano i chilometri che ho fatto, sono stati alcuni avvistamenti a partire dal 2023: un video pubblicato sul portale iNaturalist, poi una foto su un altro sito di citizen science. Due anni dopo Stefano (Meraglia), anche lui appassionato e amico, decide di partire alla ricerca della farfalla, con l’obiettivo di vederla e non di cacciarla (si tratta di una farfalla protetta), e mi telefona con il cuore in gola per l’emozione: era circondato di alexanor in volo e aveva visto anche numerosi bruchi. Così quest’anno sono partito anch’io insieme a Luciano con l’obiettivo di vederla, fotografarla e osservarne la biologia in quella colonia. Quello che è successo è molto di più di una esperienza personale bellissima: non solo abbiamo trovato la farfalla ma ne abbiamo trovato i bruchi su una pianta diversa da quelle note in bibliografia, la Ferula glauca. Due scoperte in una».
L’articolo, infatti, attesta il ritrovamento della Papilio alexanor in sud Italia in ben due colonie separate da quasi 20 chilometri e anche l’utilizzo di una nuova pianta nutrice per i bruchi (almeno per l’Italia).

Scienza che tutela l’ambiente

Per il gruppo che in diversi momenti e modi ha lavorato al ritrovamento della farfalla, c’era la necessità di un articolo scientifico per la comunità internazionale così da poterla tutelare. «Il bracconaggio è purtroppo una realtà anche nel mondo delle farfalle – spiega Baruzzi -. Per questo ci siamo mossi nella maniera migliore e con tutti i permessi del caso e la collaborazione dell’Università di Torino, documentando tutto, dalla ricerca sul campo ai risultati, nell’articolo scritto a dieci mani. Si tratta di fatto di un pezzo di storia della lepidotterologia italiana ed europea».
«E visto che abbiamo fatto la storia, praticamente siamo diventati immortali», gli fa eco scherzando Luciano Valeri, autore delle foto pubblicate nell’articolo.
«Grazie a questa pubblicazione la comunità scientifica, e non, è informata della presenza della rara Papilio e tutti gli organi competenti, dall’Unione Europea alle autorità locali, possono tutelare e proteggere la farfalla e il suo ambiente».

Il bello (e la forza) della ricerca

Andrea Baruzzi
Luciano Valeri

«Che fatica ma quanto ci siamo divertiti», concordano Baruzzi e Valeri ripercorrendo la lunga ricerca sul campo. «Non è solo la ricerca in sé, ma ogni momento vissuto insieme, la pianificazione, le escursioni, la condivisione delle fatiche… e del successo. Siamo amatori a conti fatti quindi ci muove la passione, siamo sostenuti con pazienza dalle nostre famiglie perché spesso le vacanze sono organizzate in funzione di qualcosa da cercare, vedere, fotografare: si sa, la natura ha i suoi tempi e stagioni. E poi gli amici, le nuove conoscenze, le relazioni, la curiosità di chi incontri volta per volta. Sta in tutto questo la forza del gruppo che ha portato al ritrovamento della Papilio alexanor, una farfalla tutelata che rischia di scomparire per l’attività antropica e il cambiamento climatico che di certo non aiuta».

Citizen Science

Questo tipo di lavoro rientra, in un certo senso, nella pratica della citizen science promossa a livello europeo per trasformare i cittadini in osservatori e informatori dello stato di salute dell’ambiente.
«Ognuno di noi può monitorarne un pezzo, anche piccolo, osservando e fotografando tutto quello che ci vive ogni stagione, ogni anno. Il materiale viene raccolto, ad esempio, sulla piattaforma iNaturalist e entra di fatto a far parte degli studi che valutano lo stato di salute dell’ambiente e la sua conservazione, le modifiche, le necessità di azione. Nello specifico il progetto eBMS sul monitoraggio delle farfalle da parte di tutti, appassionati, ricercatori e scienziati, permette di contare le farfalle, dalle più comuni alle più rare che intervengono in un dato ambiente. È importante – invita Baruzzi – diventare curiosi e consapevoli di tutto quello che ci circonda e, perché no, dare un contributo prezioso seppur piccolo».
«Si dovrebbe lavorare con progetti educativi anche a livello scolastico per bambine e bambini di tutte le età. Fin da piccoli è bene essere sensibilizzati al rispetto e alla valorizzazione del territorio che ci circonda anche attraverso l’attenta osservazione di flora e fauna, metro per metro», aggiunge Valeri. «Da parte nostra, come Associazione lepidotterologica italiana – conclude Baruzzi, che è tra i fondatori dell’associazione – continueremo la ricerca della Papilio in altre zone già indagate senza successo perché la difficoltà della ricerca delle farfalle sta nella loro breve vita. Stiamo già studiando l’itinerario per la prossima estate», anticipa senza rivelare la destinazione, sempre per garantire la tutela degli animali.

Andrea Baruzzi e Luciano Valeri, sono stati ricevuti il 21 settembre in municipio a Imola dal sindaco Marco Panieri e dall’assessore alla Cultura Giacomo Gambi.

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