Trattamento sanitario obbligatorio, più chiarezza e uniformità nelle procedure

Chi decide, chi valuta le condizioni della persona e chi si occupa materialmente dell’esecuzione del provvedimento? È attorno alla necessità di rendere più chiari questi passaggi e uniformi le procedure in tutti i dieci Comuni del circondario imolese che nasce il nuovo Protocollo per la gestione di Accertamenti sanitari obbligatori (Aso) e Trattamenti sanitari obbligatori (Tso).

I dati

Il nuovo protocollo arriva in un contesto nel quale, negli ultimi due anni e nel primo semestre del 2026, sul territorio del circondario imolese sono stati registrati complessivamente 57 Tso e 51 Aso.
Per quanto riguarda i trattamenti sanitari obbligatori, i casi sono stati 30 nel 2024, scesi a 18 nel 2025. Nel primo semestre del 2026 sono stati registrati 9 Tso.
Diverso l’andamento degli accertamenti sanitari obbligatori: dai 18 casi del 2024 si è passati a 21 nel 2025, mentre nei primi sei mesi del 2026 sono stati 12.

Chi fa cosa

Il principio di partenza del protocollo sottoscritto dai dieci Comuni è quello di mantenere distinte le competenze, che non cambiano. Il sindaco resta l’autorità sanitaria locale che adotta i provvedimenti di accertamento e trattamento sanitario. Ai sanitari dell’Ausl spetta la valutazione delle condizioni della persona e la responsabilità tecnica dell’intervento, compresa la ricerca del consenso e l’individuazione delle modalità più appropriate per tutelarne la salute. Alla polizia locale competono invece gli aspetti amministrativi e l’esecuzione del provvedimento, con il coinvolgimento delle altre forze di polizia quando necessario.

Il nuovo accordo mette queste competenze all’interno di una procedura condivisa, valida per Borgo Tossignano, Casalfiumanese, Castel del Rio, Castel Guelfo, Castel San Pietro Terme, Dozza, Fontanelice, Imola, Medicina e Mordano. L’obiettivo è evitare differenze nelle modalità operative e migliorare il coordinamento nelle situazioni di emergenza psichiatrica, tutelando allo stesso tempo la persona, gli operatori e la sicurezza dell’intervento.

Il Protocollo è stato approvato dal Comitato di Distretto di Imola e sottoscritto dall’Azienda Usl di Imola, dai sindaci dei dieci Comuni e dal presidente del Nuovo Circondario Imolese. Alla sua elaborazione hanno partecipato professionisti del Dipartimento di Salute mentale e dipendenze patologiche, 118, Pronto soccorso, Direzione sanitaria e Medicina legale, insieme ai rappresentanti delle polizie locali.

Il documento ha inoltre ricevuto il via libera preventivo dell’Ufficio del Giudice tutelare presso il Tribunale di Bologna. È infatti il giudice tutelare a dover convalidare entro 48 ore le ordinanze del sindaco relative ai Tso.

Prima la collaborazione, poi la coercizione

Il principio di fondo è che anche durante un Tso si debba cercare prioritariamente la collaborazione della persona coinvolta. L’intervento deve essere condotto con modalità il meno possibile traumatiche e invasive, garantendo riservatezza e tutela della privacy. La coercizione viene indicata come soluzione da adottare quando i tentativi di collaborazione non abbiano avuto esito.

Per gli accertamenti sanitari obbligatori vengono individuate anche le sedi nelle quali effettuare l’accertamento: la soluzione preferenziale è il Centro di salute mentale o il Pronto soccorso. L’intervento a domicilio è previsto quando non sia possibile accompagnare la persona in una struttura sanitaria, dopo una valutazione delle condizioni ambientali e di sicurezza.

Le procedure tengono conto anche della sentenza 76/2025 della Corte costituzionale, che ha introdotto specifici adempimenti per medici e polizia locale nell’esecuzione dei Tso.

Il protocollo prevede infine una formazione congiunta per personale sanitario e polizie locali, incontri periodici e un audit annuale sull’applicazione delle procedure. È prevista una revisione almeno ogni tre anni, o prima in caso di modifiche normative, organizzative o tecnologiche.

Le dichiarazioni

Secondo la direttrice generale dell’Ausl di Imola, Agostina Aimola (al centro nella foto sotto), «il protocollo, omogeneo nell’approccio a quello adottato dall’Azienda Usl di Bologna, definisce procedure chiare e condivise e rafforza le garanzie di tutela della salute e della dignità delle persone coinvolte, così come delle professioniste e dei professionisti chiamati alla loro presa in carico, che potranno contare in ogni fase sulla collaborazione della polizia locale. È un esempio concreto e virtuoso di collaborazione istituzionale, fondato sul riconoscimento reciproco dei ruoli e delle responsabilità e sulla capacità di servizi e istituzioni diverse di lavorare insieme mettendo al centro la persona».

Per Marco Panieri, presidente del Nuovo Circondario Imolese, e Francesca Marchetti (a sinistra nella foto), sindaca delegata al Welfare, «l’approvazione di questo Protocollo rappresenta un passaggio importante per tutto il Circondario Imolese, perché ci consente di adottare una procedura unica, chiara e omogenea nei dieci Comuni, superando possibili differenze operative e offrendo a tutti gli operatori un quadro condiviso di responsabilità, competenze e modalità di intervento. Su una materia così delicata e complessa, che riguarda persone che attraversano situazioni di particolare fragilità, è fondamentale che istituzioni, servizi sanitari e forze dell’ordine sappiano agire in modo coordinato, ciascuno nel rispetto delle proprie competenze ma all’interno di procedure comuni.. L’obiettivo deve rimanere sempre quello di coniugare la tutela della salute e della dignità della persona con la sicurezza di chi è coinvolto nell’intervento, assicurando modalità operative appropriate e il meno possibile traumatiche».

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